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«Nessuno s’immaginava la Spal lassù»

«Nessuno s’immaginava la Spal lassù»

Bomber Antenucci e l’ascesa biancazzurra «Adesso la chiave è rimanere umili»

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Mirco Antenucci è uno dei grandi protagonisti della Spal di quest'anno: alla ripresa come era il clima in casa biancazzurra?

«Siamo consapevoli di questo buon momento e della classifica importante che abbiamo, ma il campionato è ancora lungo e c’è ancora tantissimo da fare. Cerchiamo di goderci una classifica importante, che non ci aspettavano noi per primi e forse nessun altro. È merito del mister e di tutto l’ambiente, dalla società al gruppo. Stiamo lavorando bene, dobbiamo rimanere umili, non commettere l’errore di pensare di essere bravi. Stare in alto è bellissimo e cercheremo di starci il più a lungo possibile continuando a fare dei punti».

Si attendeva questa classifica a dicembre, quando ha firmato in estate?

«Non ci avrei sicuramente creduto, come tutti gli addetti ai lavori. Ora non voglio fare paragoni troppo impegnativi, però anche il Crotone l’anno scorso non era atteso da un campionato di quel tipo e ha fatto quello che ha fatto. Ora non sto di certo dicendo che noi faremo uguale, però il calcio e la serie B sono fatti anche in questo modo. Dobbiamo essere bravi anche a saper gestire e goderci il momento».

Rispetto alla B che ha lasciato qualche anno fa, che tipo di campionato ha trovato? Livello più alto o più basso?

«Cinque o sei anni fa, quando mi è anche capitato di vincere, c’erano squadre molto importanti. Forse il livello si è leggermente abbassato, ma rimane comunque un campionato molto difficile da affrontare».

Dal punto di vista personale sembra che ci sia la maledizione dei pali, visti i tanti montanti colpiti...

«È vero. Devo cercare di fare meglio e aggiustare il mirino di qualche centimetro. Per fortuna sabato a Cittadella è stato bravissimo Zigoni, che ha continuato a seguire l’azione e ha segnato. Non era facile, com’è potuto magari sembrare da fuori, visto che c’erano due avversari posizionati sulla linea di porta».

Tanti giovani stanno ben figurando nella Spal: c’è qualcuno che la sta impressionando in maniera particolare?

«Tutti i giocatori che vengono chiamati in causa stanno rispondendo alla grandissima. Ogni volta che il mister sceglie qualcuno, dà un’importante risposta. Non mi piace fare nomi ma, se ne devo fare uno solo, dico Bonifazi. È facile farlo ora, visto che è alla ribalta dopo un gol e una prestazione molto importanti, ma l’avevo evidenziato anche due mesi fa, quando non giocava mai. Per me è un difensore che può puntare a una carriera importante: noi lo vedevamo quotidianamente in allenamento, quindi non siamo sorpresi delle sue ultime due prestazioni. Ha grande potenzialità, forza fisica e personalità, può fare molto bene, lui al pari di tanti altri giocatori della nostra rosa».

Sabato arriva lo Spezia, nel quale ha anche giocato una stagione nel 2012-2013: che tipo di gara sarà?

«È una squadra difficile da affrontare, una formazione tosta che incarna bene lo spirito che serve in questa categoria. Penso che al momento abbiano una classifica inferiore alle loro potenzialità, visto che è una società che punta sempre alla zona playoff. Io feci una stagione in prestito dal Catania: non mi sono trovato benissimo in quell’ambiente e per fortuna sono andato via. Avranno delle assenze a quanto pare, ma noi non dobbiamo fare caso a questo, hanno una rosa molto ampia e i sostituti saranno di certo all'altezza».

E a Ferrara come si trova?

«Meravigliosamente. Città a misura d’uomo, utilizzo spesso la bicicletta ed è fantastico. Allo stadio, poi, senti sempre grande calore, c’è sempre un grandissimo entusiasmo e tanti applausi».

Come sta vivendo la situazione d’incertezza legata alla permanenza o meno del direttore sportivo Davide Vagnati?

«Forse ne so meno di voi. Leggo come tutti. È normale che a me come a tutti dispiacerebbe se dovesse andare via. Ha formato una buona squadra, assieme al presidente e alla società, però io non posso mettere bocca sulle scelte professionali altrui. Il direttore prenderà le sue decisioni assieme alla società e noi possiamo solo aspettare».

Andrea Tebaldi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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