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«Questa Krifi strappa sempre la vittoria»

di Sergio Armanino
«Questa Krifi strappa sempre la vittoria»

Serie B/M. Il regista Govoni e la capolista «A Monselice non un gran match, ma 3 punti»

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FERRARA. Umanamente è stata una rimpatriata, conclusa con la cena nel dopo-partita fra tanti amici che si conoscono da lungo tempo e, spesso, hanno pure condiviso la stessa maglia. Sportivamente e agonisticamente, però, non ci sono stati sconti. Il derby a Monselice contro la squadra dei tanti ex - da una parte e dall’altra - l’ha vinto la Krifi Caffè, consolidando il proprio primato. E dire che il sestetto del coach ferrarese Roberto Poli aveva le armi - tecniche, d’esperienza e di conoscenza (per quanto reciproca) - per mettere in difficoltà i granata di coach Marco Martinelli. Sul match, sul momento e sulle prospettive di questa Krifi abbiamo interrogato il regista granata Pippo Govoni.

Dunque, Filippo, vincete sempre e comunque?

«A quanto pare sì... siamo bravi. Sabato sera non abbiamo espresso un gioco brillante, com’era invece accaduto con Mirandola o Forlì, che sono state prove impeccabili. A Monselice un po’ l’abbiamo sentita, una sensazione strana che abbiamo avvertito, ma ci può stare: almeno io, che ho giocato là un anno, figuriamoci chi ci ha giocato molto di più. È un bell’ambiente, sono brave persone e i rapporti sono ottimi: ma dovevamo vincerla noi e l’abbiamo fatto, era quello che contava. A certe emozioni ci fai caso prima e dopo la partita: durante, no».

Non è stato tutto facilissimo, avete anche perso il secondo set...

«No, a livello tecnico non è stata una prova entusiasmante, siamo stati fallosi, specie nei primi due set (terminati entrambi a 22, il primo per Ferrara, il secondo per Monselice, ndr), ma ci sta, siamo tutti molto stanchi».

Nell’ultimo set, vinto da voi a 15, si è visto Trimurti in sestetto...

«Matteo riceve bene, in attacco fa la sua parte... È stata una scelta dell’allenatore che abbiamo rispettato, è un bene che chiunque entri in campo riesca a dare un ottimo contributo».

Quest’anno, come previsito, ti tocca smistare gioco al centro...

«Sì, lo sapevo. Masiero è il nostro punto di riferimento: anche quando non si nota, perché attacca meno, libera dal muro gli altri, perché tutti gli avversari lo marcano. Ma anche Bernard sta giocando molto bene. Spiga, invece, è stato sfortunato per l’infortunio, ma quando sarà al meglio, anche lui darà un ottimo contributo, come tutti».

Anche Ballerio, ultimo arrivato ma subito utilissimo.

«È stato un innesto importante dal punto di vista del carattere, si è inserito molto bene nel gruppo e dà molta sicurezza: riceve bene, in attacco e in battuta sbaglia poco, a muro è bravo... Sì, ci serviva».

Chiudete il 2016 da capolista, l’impressione è che la stagione regolare per voi sia diventata un lungo allenamento verso la grande incognita playoff.

«Anche arrivare ai playoff è un’incognita. Quando sento dire che vinceremo il girone, nessuno pensa che dopo le feste avremo Montichiari in casa e la trasferta a Portomaggiore, che si sta dimostrando un’ottima squadra, ed è un derby: due partite importanti e dure. Nel girone di ritorno, poi, tutti gli scontri diretti li abbiamo in trasferta: è molto dura. Dobbiamo pensare a noi stessi. Abbiamo vinto tante partite di fila (8 e in totale 9 su 10, una al tie break, ndr), stiamo giocando molto bene e anche se non lo facciamo, vinciamo lo stesso: qualcosa vuol dire, magari al pubblico non piace, ma conta, sì, un po’ come la Juve».

La Juventus, però, ha già vinto tanto, voi iniziate adesso...

«Sì, è ancora molto lunga...».

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