Spal, è subito ora di rialzarsi
Serie B. Ternana e Bari per finire un grande 2016. Beghetto e Arini condizionano il mercato
Un bell’avvio di primo tempo e un ottimo inizio di ripresa hanno illuso la Spal, sabato a Vercelli. Sono durati troppo poco. Momenti, fasi di gioco, che - da fuori - autorizzavano a credere in un altro risultato positivo, in una vittoria. Non è stato così. I biancazzurri hanno perso 3-1, eguagliando la loro più pesante sconfitta stagionale (quella interna con il Verona). La squadra di mister Semplici non ha giocato bene, a tratti è parsa più lunga e sfilacciata di quanto non sia di solito, ha concesso qualche spazio di troppo agli avanti locali, forse è mancata di quel pizzico di convinzione che al cospetto di un avversario che ha agonismo e ritmo non puoi permetterti di concedere. Eppure... Eppure, sì, diciamolo. Pur in quadro di giornata globalmente non positivo la Spal fino al primo gol vercellese ha rischiato nulla. E, al contrario, ha avuto tre nitide occasioni per passare in vantaggio e dare un altro corso alla partita: la chance iniziale, su contropiede manovrato, quando Schiattarella ha sbagliato tempo e misura del passaggio che avrebbe messo Zigoni a tu per tu col portiere di casa; il clamoroso palo di Antenucci in avvio di ripresa, dopo mirabile invenzione del bomber; la bella azione corale conclusa dal perfetto anticipo di Zigoni che ha trovato la deviazione ma non la porta. Con maggior precisione, con più fortuna, concretizzando uno di questi episodi, la Spal avrebbe creato i presupposti per un successo d’altissima quota. Invece, in rapida successione, ne ha presi tre, ed il passivo poteva anche essere più ampio. In maniera fuorviante. Quali le cause, o le concause, del ko?
Meret troppo presto titolare dopo pochi giorni di lavoro a pieno ritmo?
L’assenza di un difensore di stazza e mestiere (lo squalificato Gasparetto) per fronteggiare le impattanti punte di casa?
Il peso della mancanza di un lucido combattente quale Mora (pure squalificato) in una gara che richiedeva cingoli e personalità?
Poca o non sufficiente convinzione collettiva?
Troppa imprecisione nel palleggio?
Il campo dal pessimo fondo sintetico?
Le azzeccate mosse tattiche del mister vercellese Longo?
Un cocktail di tutto ciò?
Ognuno può dire la sua, le sconfitte si prestano sempre a quadri più meno negativi in sede di analisi. Ma serve equilibrio. Se la partita con lo Spezia aveva dato la sensazione-idea-convinzione che la Spal potesse (possa) giocarsela al vertice fino all’ultimo, Vercelli ha detto che i progressi da fare - per restare in alto - ci sono ancora. La Spal ha avuto la conferma, sulla sua pelle, che questo campionato non risparmia insidie e cadute a nessuno. Ci sono passate tutte. L’importante è far tesoro dell’accaduto e ripartire, i biancazzurri hanno già dimostrato di saperlo fare. Se il trittico verità (Vercelli-Ternana-Bari), per definire gli obiettivi, è iniziato con un passo falso, il tiro si può correggere senza problemi, per chiudere al meglio un 2016 sontuoso.E capire gli obiettivi sarà importante anche per definire un mercato di gennaio condizionato da alcuni aspetti. Beghetto partirà o resterà fino a giugno? La sua cessione sarà monetizzata o, essendo in scadenza, avrà modo (già a febbraio) di firmare altrove “a zero”? È già del Genoa o è vero che Sassuolo e Udinese sono ancora in corsa?
E arriverà un centrocampista? Schiavon non è ancora andato in panchina, Picchi ha totalizzato 3 minuti, Spighi dovrebbe/potrebbe partire e Arini a febbraio avrà il processo per omessa denuncia (l’auspicio è che possa dimostrare la propria estraneità a preistorici fatti dell’Avellino) e la società deve cautelarsi prevedendo anche una squalifica che si spera non arrivi. Un acquisto in mezzo è più che probabile. E forse anche uno in difesa.
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