Il verdetto di dicembre: sì, la Spal è da play off
Le quattro gare della verità hanno portato 7 punti e dato indicazioni importanti. Al giro di boa gli obiettivi vanno rivisti in alto: la squadra può restare ai vertici
Era stato indicato come “il mese della verità”. Dicembre, quattro partite, per capire a cosa avrebbe potuto puntare, a cosa potrebbe puntare, la Spal. Quattro confronti per chiudere il girone d’andata e vedere il futuro con maggior chiarezza.
Nelle memorie spalline c’era un “dicembre nero”. Quello che nel 1986 portò quattro sconfitte consecutive (ad Ancona, a Reggio Emilia, con il Fano, a La Spezia) e fece precipitare la Spal, conducendo la squadra di Ferruccio Mazzola dal primo posto e dal sogno della serie B al relativo anonimato di una stagione di rincalzo, con quarto posto finale.
Adesso no. Adesso è stato tutto diverso. Dicembre 2016 ed il girone d’andata si chiudono con un bilancio ben diverso. Le partite cruciali erano appunto 4: Spezia, Pro Vercelli, Ternana e Bari. Sono arrivati 7 punti su 12, indicazioni importantissime, il terzo posto al giro di boa. Se per tracciare la meta era necessario attendere l’esito di questi incontri, allora il responso è chiaro: Spal da play off. Gli obiettivi iniziali (salvezza tranquilla) vanno rivisitati. L’asticella va alzata. La squadra di mister Semplici è nei play off, è da play off, potrà lottare fino al termine per i play off. Quindi per la serie A. Senza mettere limiti alla provvidenza, quella calcistica, con la p minuscola. Se Verona e/o Frosinone avranno un cedimento, i biancazzurri saranno pronti a dire la loro per cercare di conquistare una delle prime due piazze, quelle che portano direttamente al piano di sopra. Prudenza? Sì, bisogna attingere a dosi industriali di sana cautela. Nessun volo pindarico. Ma la realtà parla chiaro. Se l’obiettivo era rappresentato dai 50 punti finali, la Spal ne ha già 36, dopo 21 partite. A metà cammino è quindi logico che si pensi, che si programmi, una permanenza nelle zone di vertice. Con umiltà, secondo il verbo predicato da Semplici. Che dal canto suo ha compiuto e sta compiendo un capolavoro. Non tanto, o - meglio - non solo, per gli straordinari risultati di un 2016 da storia e di una prima parte di serie B del tutto inimmaginabile, ma per l’identità che ha dato alla squadra, per il gioco, per la forza offensiva, per le soluzioni, per la compattezza e l’affidabilità dell’organico, portato gradualmente ad un punto di complessiva competitività tale da poter sopperire alle assenze - anche molteplici, contemporanee - di vari elementi. Le quattro gare di dicembre la Spal le ha affrontate con la rosa incompleta, tra squalifiche ed infortuni, o addirittura in emergenza totale come giovedì sera a Bari, da dove è uscita con un pareggio (1-1) logico, meritato, confortante, nonostante non ci fossero Schiattarella, Castagnetti e Mora (il centrocampo titolare), Picchi e Gasparetto, con il partente Beghetto in panchina, con l’appena recuperato Cremonesi a sua volta in panca, con Schiavon lanciato come titolare alla prima stagionale, con Pontisso in campo dopo una vita, con Bonifazi e Vicari rimessi in piedi nelle ultime ore, con Del Grosso in fascia sinistra dopo una lunga parentesi all’ombra del citato Beghetto. In queste condizioni, se non si hanno valori ben precisi non si fa risultato. E allora? Il 2-1 allo Spezia, il 4-0 alla Ternana, il citato 1-1 di Bari - a fronte della sola sconfitta, 3-1, a Vercelli, dopo una gara giocata non bene ma condizionata dal palo di Antenucci sullo 0-0 in avvio di ripresa - hanno detto che la Spal c’è. Fin dove potrà arrivare non è possibile prevederlo, inciderà anche il mercato (di tutte). Ma l’alchimia è perfetta, l’entusiasmo della piazza alle stelle. Che il 2017 segua la linea di questo 2016...
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
