Mazza sarebbe orgoglioso di questa squadra
Oggi il 35º anniversario della morte del presidentissimo. Finalmente una Spal che ne segue l’esempio
FERRARA. Il 31 dicembre 1981 morì Paolo Mazza. Sono 35 anni oggi.
Ricorrenza mai banale, quella della scomparsa del papà della Spal, del più grande ed illuminato presidente di sempre. Così come non è trascurabile la cifra odierna: 35 anni sono una vita, eppure pare ieri, quando nel primo pomeriggio si diffuse la notizia della morte del Presidentissimo.
A lungo, troppo a lungo, se ne ricordava la grandezza, e si sottolineava la scadenza dell’anniversario, per rimarcare quanto Mazza avrebbe sofferto nel vedere una Spal che non aveva più alcuna affinità con la sua, per disgrazie sportive, scelleratezze societarie, perdita di stile, mancata attenzione al settore giovanile. Adesso è cambiato tutto. La città (non da oggi, va detto) ha riscoperto l’orgoglio della spallinità e - soprattutto - l’entusiasmo dell’ambiente è alle stelle. La Spal è terza in serie B, dopo che la cadetteria era stata disertata per decenni. Ma c’è dell’altro. Il presidente Walter Mattioli non ha mai nascosto di avere in Paolo Mazza il proprio sommo esempio dirigenziale; e non ha nemmeno mai fatto mistero del desiderio-volontà di riportare i biancazzurri là dove li aveva condotti (e tenuti a lungo) Mazza: in serie A. Diciamo che ci sta arrivando vicino e, comunque vada, che ha fatto e sta facendo molto. I tempi bui sono cancellati.
Paolo Mazza sarebbe finalmente orgoglioso della Spal. Di questa Spal che ha ritrovato la sua identità, che vive con Ferrara, in Ferrara, per Ferrara, che esalta la simbiosi con i tessuti cittadini, che regala bel calcio garibaldino, che fa sognare, che scopre, valorizza e vende (in A) ragazzi pescati nelle categorie minori: adesso Beghetto, domani Lazzari, poi chissà quali altri.
Mazza ha fatto la storia della Spal, e del calcio italiano. Ancora oggi, lontano dall’universo biancazzurro e dalle mura ferraresi, viene ricordato come un precursore: la cura del settore giovanile porta il suo copyright. Adesso un ragazzo viene seguito mille volte, analizzato, bocciato alla luce di tanti “se”. A Mazza, che pure aveva le sue avversioni (non amava alla follia i giocatori locali) e che con una battuta in dialetto poteva avvilire un ragazzino, magari per depistare un club concorrente o per non mostrare interesse e non far salire il prezzo, bastavano un’occhiata, pochi minuti. Sapeva di calcio. Anche per questo, nel panorama odierno, apprezzerebbe la Spal. Mica poco.
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