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Classifica migliorata ma che fatica

Classifica migliorata ma che fatica

La squadra è meno forte di quella del debutto e ingrana solo alla distanza

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FERRARA. Il campionato 1952/53, il secondo in serie A, porta in dote l’8º posto finale. La Spal figura prima provinciale della serie A, e alcune squadre di nome quali il Torino, la Lazio e la Sampdoria finiscono alle sue spalle.

La stagione ý per certi versi non è semplice, soprattutto a causa della scarsa vena realizzativa di Bulent, già che il turco sembra irriconoscibile rispetto alla prima annata e segna appena 5 gol complessivi, in appena 16 gare. I sette risultati utili consecutivi colti nelle ultime partite (tra cui il 2-2 sul campo della Juventus) ed imprese quali i pareggi di Firenze, quello - appena ricordato - di Torino con la Juve, con il Milan e di San Siro con l'Inter, cancellano un deficitario giorne d’andata, valgono il buon piazzamento finale e ribadiscono lo spirito della Spal, la squadra “garibaldina”. A farne le spese è soprattutto la Juventus, che a causa dei due pareggi con i biancazzurri perde lo scudetto.

La rivelazione dell’annata è Sergio Sega, attaccante, prelevato dal Verona in serie B, per quattro anni capocannoniere dell’Hellas. Centravanti (al posto di Bulent) o mezzapunta (a sostegno del turco), Sega ha un ottimo impatto con la serie A: forte, acrobatico, dotato del senso del gol, segna 10 reti complessive. Il suo giorno di gloria è il 30 novembre 1952, quando realizza la doppietta che per pochissimo non costringe alla resa la Juventus (i bianconeri raggiungono il 2-2 con J. Hansen all’88’).

Quel giorno il Comunale è gremito, non troverebbe più posto nemmeno uno spillo. La serie A ormai è di casa a Ferrara, le domeniche vengono attese per celebrare un rito, la Spal diventa orgoglio della città e la fa conoscere sempre più a livello nazionale. I biancazzurri si trasformano in un eccezionale veicolo di popolarità per Ferrara, la stampa specializzata dedica sempre più spazio alla creatura di Paolo Mazza, esalta le doti del presidente che dopo Bugatti e Fontanesi (nel 1952/53 ancora colonne della squadra) scopre e mette in rampa di lancio il giovane centromediano Giorgio Bernardin, che Mazza ha scovato in serie C nel Lecce: diventerà sempre più protagonista.

Ferrara e la Spal comunque si rendono conto di quanto sia duro il pane della massima categoria. I biancazzurri conquistano sì l’8º posto, migliorando statisticamente il piazzamento dell’anno prima, ma è anche vero che la serie A è passata da 20 a 18 squadre. Così si è alzato il tasso di competitività e difficoltà del campionato e la squadra è complessivamente meno brillante rispetto alla stagione d’esordio. In particolare, segna meno: 40 gol contro i 52 dell’anno prima, e la 4 partite in meno non spiegano tutto. Come detto, segna meno Bulent, ma segnano meno anche Bennike e Fontanesi.

Ciò spiega perchè la Spal vinca poco (8 successi, solo la Pro Patria - ultima e retrocessa - fa peggio) e pareggi tanto. Anzi: tantissimo. Ben 16 pareggi in 34 partite, più di quelli colti da ogni altra squadra.

La Spal comunque chiude a centroclassifica (ma con appena 2 punti più della terz’ultima) grazie alla solidità, alla concretezza, alla capacità di subire poco: con 37 gol al passivo, quella biancazzurra è la terza difesa del campionato, meglio fanno solo l’Inter che si laurea campione d’Italia ed il Milan che giunge terzo. Tutte le altre formazioni subiscono più della Spal, che in retroguardia non ha talenti eccezionali se non Bugatti in porta e appunto l’emergente Bernardin. La squadra di Janni si giova di un certo tatticismo e della compattezza del collettivo.

La stagione si chiude bene, appunto con i 7 risultati utili di fila citati all’inizio, ma il valore globale della Spal è inferiore a quello dell’anno prima e rappresenta la spiegazione per le difficoltà a venire, anche perchè Mazza per garantire la sopravvivenza deve cedere i giocatori migliori: diverrà il marchio di fabbrica della Spal, ma nell’immediato - in assenza di ricambi all’altezza dei partenti - crea scompensi che sul campo rischiano di essere pagati a caro prezzo. Ma del resto non ci sono alternative, la politica biancazzurra deve essere questa. E lo sarà per decenni.

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