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Spal ko sul campo ma salva E inizia la svolta

Spal ko sul campo ma salva E inizia la svolta

Udinese e Catania condannate per corruzione Il ripescaggio pone le basi per un futuro felice

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FERRARA. Il quarto anno della Spal in serie A è il peggiore in assoluto. La squadra è probabilmente la più povera dei primi anni di massima categoria e la retrocessione (penultimo posto finale, con distacco; peggior attacco del campionato, il cannoniere - si fa per dire - è Olivieri con 7 gol; minor numero di vittorie) ne è la logica conseguenza. Giocatori nel complesso di basso livello per la serie A, ad eccezione del centromediano Ferraro, in futuro però sfortunatissimo tanto da vedersi stroncare una carriera più che promettente ai massimi livelli.

Ma, per la Spal, come si è arrivati a questo punto? Al più basso degli ultimi anni, intendiamo.

Sostanzialmente a causa della chiusura di un ciclo. Avvenimento fisiologico, diremmo. Dopo cinque anni colmi di grandi soddisfazioni, Antonio Janni non è più sulla panchina biancazzurra, sostituito dall’anonimo Bruno Biagini. Il presidente Paolo Mazza, inoltre, lascia partire Bulent e piazza il colpo della cessione di Berardin: il gioiello spallino viene ceduto all’Inter per la cifra record di 70 milioni.

Soldi che servono per garantire il futuro, ma inizia un campionato di enorme sofferenza. L’unica parentesi di gloria è rappresentata dalla vittoria sull’Inter conquistata il 13 febbraio 1955: un secco 2-0 ai nerazzurri dell’ex Bernardin, peraltro quell’anno deludentissimi tanto da terminare all’8º posto. Quel successo, seguito dall’affermazione sul Genoa, forse illude. Tant’è, dopo riprende la sofferenza. Le ultime gare sono un vero patimento, arrivano batoste clamorose contro il Milan (6-0) e la Roma (5-2). La Spal è penultima e retrocede.

Per fortuna dei biancazzurri, in piena estate scoppia lo scandalo-corruzione che coinvolge l'arbitro Scaramella ed il Catania, così i siciliani e l'Udinese - che addirittura si era piazzata seconda - vengono condannate alla retrocessione a tavolino, e la Spal si trova ripescata in serie A, al pari della Pro Patria.

Un colpo di fortuna inatteso, ma che rappresenta anche la base della svolta che porterà ad un futuro radioso. È da lì, infatti, che Paolo Mazza inizia a costruire uno dei suoi capolavori. Ma ne riparleremo domani. La sostanza è che il 1954/55 si rivela, sul campo, un campionato disastroso, sicuramente il più negativo - indipendentemente dalla categoria - dal dopoguerra. Ma a ben guardare arriva anche il clin d'œil del destino. Il ripescaggio rinsalda ulteriormente il legame tra Ferrara e la propria squadra e fa sì che il 54/55 da una parte venga messo alle spalle, e dall’altra sia considerato esempio (negativo) da non ripetere più. Mazza, in quella sofferta estate successi alla delusione sportiva più cocente degli ultimi tempi, è già alacremente al lavoro per allestire una squadra di alto livello in B. L’inaspettato ritorno in A non fa che dargli ulteriori stimoli. Il presidente non vuole più soffrire, intende regalare nuove soddisfazioni alla città, tenerla stabilmente nel calcio che conta. Dopo aver visto Inter e Milan, Juventus e Bologna, dopo tante imprese (nei primi anni di A), Ferrara vuole rimanere al tavolo delle grandi.

Mazza ha il merito di capirlo, di volerlo lui per primo. Il suo talento, il suo fiuto, la sua abilità negli affari, il suo capire di calcio, gli permetteranno di aprire il ciclo più bello della Spal. Prima c’è stata la promozione in A. Poi il misurarsi con la categoria. Adesso, dopo... l’incidente, la partenza per nuove mete, quelle rappresentate dal miglior piazzamento della storia, dalla valorizzazione e/o dal rilancio di tanti giocatori, alla nascita del vero mito Spal, alla sua popolarità nazionale.

Per tutto ciò la stagione 1954/55 non va ricordata come un disastro in assoluto. Anzi, consideriamola un male necessario a dare origine a un bene.

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