Vittorie contro Inter, Juventus e Milan
Storico tris di successi: oggi un filotto del genere scatenerebbe il delirio popolare
FERRARA. Alla sesta stagione consecutiva in serie A, la Spal si sta progressivamente imponendo come una delle provinciali di lusso del calcio italiano. Impossibile non cogliere - in questa affermazione - la mano di Paolo Mazza. Il presidente è sempre più riconosciuto come un mago del mercato, di cui è uno dei protagonisti principali. È gestore e tecnico, amministratore e intenditore di calcio.
Anche nell’estate del 1956 Mazza movimenta le trattative. Rinnova la sua Spal. Conferma Di Giacomo e Novelli (forse non ancora pronti al grande salto, alla cessione remunerativa, ma fondamentali per le sorti agonistiche dei biancazzurri e suscettibili di essere valorizzati in maniera definitiva disputando un’altra buona annata), però lascia partire i vari Fabbri, Lofgren, Persico e soprattutto Macor (ceduto al Genoa). Gli acquisti non sono particolarmente significativi, il più positivo è sicuramente quello dello svedese Nils Sandell: centrocampista della Nazionale, scovato nel Malmoe con cui si è più volte laureato campione. Bel giocatore.
La novità principale è però rappresentata dal cambio di guida tecnica: Fioravante Baldi viene sostituito da Paolo Tabanelli. Tutto bene?
Così sembra. L’avvio è illusorio. Alla prima giornata, a Ferrara, con tifosi in piedi anche sulla tettoia della tribuna, la Spal ospita l’Inter di Ghezzi e Skoglund, dell’ex e futuro biancazzurro Pandolfini, degli ex Nesti e Bernardin e - ovviamente - di Oscar Massei. È storia: vince la Spal, 1-0, gol di Carlo Novelli.
L’euforia dura poco, arrivano tre sconfitte di seguito. Poi l’andamento è altalenante, il gioco non è certo brillante, l’intesa collettiva lascia a desiderare. Serve pazienza. La squadra cresce, la trasformazione arriva. L’inizio del girone di ritorno - dopo il ko di Milano con l’Inter, 2-0 firmato da... Pandolfini e Massei - coincide con tre vittorie consecutive di cui la prima è roba da annali, come quella iniziale contro i nerazzurri : 3-1 alla Juventus.
L’andamento è eccezionale, basti pensare che la Spal va a battere la Sampdoria, sconfigge la Fiorentina, vince a Roma contro la Lazio, batte il Bologna nel derbissimo (un altro gol di Carlo Novelli), va ad espugnare Napoli, ferma la Roma ed infine si toglie il lusso di battere 1-0 a San Siro il Milan che si sta per laureare campione d’Italia.
Morale: in una sola stagione la Spal riesce nell’impresa di vincere contro Inter, Juventus e Milan. A priamo una parentesi, veniamo ai giorni nostri, fermiamo un attimo a riflettere e pensiamo a quale effetto provocherebbe oggi un simile tris di successi. Si scatenerebbe il delirio popolare, l’entusiasmo sarebbe alle stelle (anzi, di più) non si parlerebbe che della Spal. Sensazionale. E ciò aiuta a cogliere la portata di quella lontana impresa dei biancazzurri. Caliamoci nel passato, in quell’epoca, in quella realtà sociale - e non solo sportiva -, nella dimensione di Ferrara e della sua provincia. La Spal diventava strumento di orgoglio, di affermazione, di notorietà. Straordinaria dinamica simbiotica tra la città e la propria squadra.
Torniamo al campo, a quel 1956/57. La Spal segna poco (sest’ultimo attacco del campionato) ma ha buone bocche da fuoco. Di Giacomo si migliora e sale a quota 10 gol; Sandell ne realizza 8, certo non pochissimi per un centrocampista; Novelli si ferma a 5, ma sono reti pesanti e le prestazioni della sgusciante aletta attirano l’attenzione di società importanti. L’associazione Di Giacomo-Novelli è tra le più interessanti dell’intero panorama della serie A.
La Spal è sulla bocca di tutti, è squadra rivelazione, squadra simpatia, squadra corsara, la provinciale per antonomasia (adesso sì...). A Ferrara arrivano gli inviati delle principali testate sportive, Il Calcio Illustrato dedica numerosi reportage ai biancazzurri.
In definitiva, la Spal si consolida nella massima categoria, ormai è di casa in serie A e si colgono tutti i presupposti affinchè la frequentazione continui ancora a lungo e con esiti degni di nota.
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