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Soglietti, i 40 anni sono un festa con l’Ariosto al centro

Soglietti, i 40 anni sono un festa con l’Ariosto al centro

Pallamano. Ricevimento a sorpresa per il capitano Al brindisi presenti le compagne storiche di Katia

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FERRARA. Quarant'anni e non sentirli. Il 4 gennaio del 1977 nasceva Katia Soglietti, originaria di Rubiera, che avrebbe segnato un’epoca della pallamano ferrarese. Una giocatrice tra le migliori del panorama italiano che sceglieva, nel settembre del 2002, di venire a Ferrara per vestire la maglia dell'Ariosto. Per lei e per le sue prime quattro decadi, gli amici, tutti i conoscenti e i supporter le hanno organizzato una festa a sorpresa domenica 8 gennaio in un locale della città con tanto di pagina Facebook (Katia40) dedicata all'evento.

«Non mi aspettavo assolutamente nulla, gli amici organizzatori sono stati bravi nel tenere per mesi tutto segreto e non deve essere stato facile data la quantità di persone coinvolte. C'erano più di 250 persone: tutto il nostro settore giovanile e le loro famiglie, gli amici di sempre, gli affetti, ma soprattutto sono riusciti a riportare a Ferrara per l'occasione ex atlete degli ultimi 15 anni della storia della pallamano ferrarese ed italiana. Basti pensare a Luciana e Sabrina Porini con la piccola Asia, Marjana Semerdjeva e Kosta Semerdjev, Tanja Miskovic, Jelena Vuijcic, Laura Craciun, Roberta Giudice, Helena Dapcic, Marija Lojpur. Questo a dimostrazione di quanto l'Ariosto Pallamano sia riuscita a costruire attraverso lo sport relazioni umane che rimarranno per sempre».

Soglietti, reggiana doc, ormai è molto conosciuta nella nostra città e a onor del vero non ha fatto troppi spostamenti. Con 15 anni alle spalle, Ferrara è la sua seconda casa. Prima aveva giocato solo nel Rubiera con cui aveva vinto il Giochi della Gioventù da ragazzina: il suo primo grande traguardo da sportiva. «Ho scoperto la pallamano alle scuole medie, prima facevo nuoto a Sassuolo. Mi sono incuriosita del nuovo sport a Rubiera e ho visto che i risultati personali arrivavano, che ero portata e la mia passione si è per così dire autoalimentata». Katia divide il suo amore tra due province. «Mi sento metà reggiana e metà ferrarese. Della mia terra porto con me accento, famiglia, amicizie e affetti che rimarranno per sempre nel mio cuore al di là del fatto che la mia vita ormai sia stabilmente in tutto e per tutto a Ferrara. L'Ariosto rappresenta la storia e il presente della pallamano femminile ferrarese e non può che essere così; da parte nostra ci si aspetta sempre dei risultati importanti, ma la palla è rotonda anche nella pallamano. Sono da anni orgogliosamente capitana e credo di esserlo per l'esperienza maturata in tutti questi anni e per caratteristiche che mi sono state riconosciute. Sono una delle tante giocatrici e lavoro sempre perché la responsabilità oggi affidata a me possa essere trasmessa a chi (a breve) prenderà la mia fascia».

Con Katia si può parlare un po' di tutto il movimento pallamanistico italiano che lei conosce bene. E capire perché la nostra pallamano non riesce ad emergere fuori dai suoi confini. «Le differenze tra il movimento italiano e quello estero credo siano rappresentate nei fatti. L'Italia penso debba ambire a ricoprire un ruolo a livello internazionale che purtroppo da troppo tempo non ha a causa di troppe motivazioni che sarebbe lungo elencare qui: la situazione comunque è così, dal mio punto di vista, siamo lontani dai grandi palcoscenici».

In tutti questi anni, capitan Soglietti è sempre rimasta fedele a se stessa.

«Sono la Katia si sempre, tenace, che adora la pallamano come la sua vita. Ho fatto tanti errori e ancora ne farò ma sempre con la buona fede di chi crede nei valori reali dello sport, oggi troppo spesso maltrattati, ma soprattutto crede che, e lo dimostra il breve racconto della festa di domenica, che lo sport rappresenta se lo si vuole vivere come tale, un enorme patrimonio di sentimenti positivi, emozioni, che avremmo tutti il dovere di raccogliere e trasmettere».

Il sogno nel cassetto rimane quello scudetto che negli anni, a volte, è sfuggito davvero per poco. Ma la speranza è l'ultima a morire. «Domenica sera qualcuno mi ha chiesto se credo ancora nei miracoli, dopo questa serata ho risposto di sì».

Corrado Magnoni

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