Addio serie A Per la Spal finisce la grande epopea
Un torneo iniziato già sotto cattivi auspici Tanti problemi ed un epilogo negativo
FERRARA. Tutto ha un principio. Tutto ha una conclusione. Nella vita come nello sport. Nel calcio.
La conclusione di un'epoca. Il punto finale ad un’epopea, ad una storia d’altri tempi, in attesa che i fili con il passato possano essere riannodati e rinnovati.
La stagione 1967/68 significa l’addio della Spal alla serie A. L’ultimo campionato nella massima categoria.
Presagi negativi fin dall’estate. I biancazzurri sono ancorasenza Moretti, fortissimo difensore infortunatosigravemente a San Siro col Milan il 16 aprile 1967; Capello e Bosdaves sono stati ceduti alla Roma ed al Napoli; Dell'Omodarme si “rompe” nell'amichevole pre-campionato controlo Spartak Mosca; Massei è limitato dalla labirintite che, di fatto, ne sancirà la fine della carriera. Non sarebbero stati gli unici segnali negativi.
Avvio disastroso, 6 sconfitte in 7 giornate, dall’1-4 contro il Milan di Malatrasi - futuro campione d’Italia - all’1-3 con il Varese di Picchi. La vittoria nel derby di Bologna. una sorta di canto del cigno, anche se ci sarebbe stato ancora qualche sussulto di speranza. Biancazzurri due volte in vantaggio a San Siro contro il Milan nel match di ritorno ma raggiunti da Rivera e beffati da Prati all’89’. Poi la vittoria, netta, sul Vicenza (tripletta di Rozzoni) e - ad inizio febbraio - il pareggio all’Olimpico contro la Roma ed il perentorio successo ai danni del Brescia.
Ma proprio il principio di febbraio è infausto, racchiuso nella fine della parabola di Gianni Reif. Appena 9 le presenze in biancazzurro, ma non è il punto: ci arriveremo a breve. Fu proprio a Ferrara che Reif venne lanciato nel grande calcio. Paolo Mazza lo acquistò in comproprietà dal Napoli, dove l'attaccante militava nella De Martino: l'esordio in prima squadra con i partenopei nell'amichevole con gli uruguagi del Penarol, il Torneo di Viareggio, ma fu ad un raduno della Nazionale Under 23 che il Presidentissimo notò il giovane attaccante e decise di ingaggiarlo prelevandolo dal club napoletano. Punta moderna, di movimento, alla Spal iniziò benissimo. Aveva 21 anni ed era titolare in serie A. Maglia numero 7 o numero 9. All’improvviso, giù il sipario, leggi il grave incidente stradale che coinvolse proprio Reif appunto ad inizio febbraio del 1968. L’attaccante era alla guida della sua Mini Cooper, insieme al compagno di squadra Oscar Righetti, di rientro a Ferrara per la ripresa degli allenamenti. A Senetica di Bondeno l'auto uscì di strada. Reif riportò la frattura del braccio sinistro e la lussazione del femore. Ricordiamo come fosse adesso lo sconcerto quando apprendemmo la notizia seguendo il notiziario sportivo del secondo canale Rai. Alberto Reif in quel campionato non giocò più. La Spal cadde in serie B.
Dopo l’affermazione sul Brescia, sei gare senza vittoria prima dell’illusorio colpo di coda: tre 1-0 consecutivi, contro il Cagliari, a Mantova (rete di Paolino Stanzial, un tempo della partita trasmesso in differita Rai), con l’Atalanta. Ma la successiva sconfitta di Firenze, alla penultima giornata, sarebbe stata decisiva. Narra la leggenda (leggenda?) che i viola avessero preso malissimo la fresca sconfitta nel match cruciale per l’assegnazione dello scudetto De Martino e avessero giurato vendetta.
Il confronto con la Juventus (0-1, gol di papà Zigoni) del 12 maggio 1968 all’ultimo turno serviva ormai a nulla. A tutt’oggi, resta negli annali solo per mero valore statistico, perchè rappresenta l’ultima partita della Spal in serie A. Una categoria che Ferrara muore dalla voglia di assaporare di nuovo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
