Il messaggio sempre attuale di Oscar Massei Ma adesso la storia può essere riscritta
La conclusione della parabola spallina in serie A, nel 1968, coincide anche con quella di Oscar Massei. Almeno come giocatore. Perchè l’affetto, la riconoscenza - l’amore - non sono mai venuti meno....
La conclusione della parabola spallina in serie A, nel 1968, coincide anche con quella di Oscar Massei. Almeno come giocatore. Perchè l’affetto, la riconoscenza - l’amore - non sono mai venuti meno.
«Alla Spal sono rinato», ha più volte avuto modo di dichiarare Massei, riferendosi al suo approdo alla Spal, nel 1959, dopo la parentesi triestina seguita al gravissimo infortunio che lo privò dell’Inter, della Nazionale, e del ruolo di conclamato goleador. Nove
stagioni in biancazzurro, 244
presenze e 52 gol, amatissimo
e stimatissimo capitano della
squadra, nel cuore dei compagni
e dei tifosi. Campionati di
alto livello, richieste da Lazio,
Fiorentina, Milan. Mazza
non lo cedette mai, facendo
decidere a lui se partire o no.
E Massei non partìý: «Amavo (appunto; ndr) la gente, la città di Ferrara. Sono rimasto alla Spal per il suo pubblico: eccezionale. E per l'ambiente, e per il rapporto col presidente Mazza».
La portata di queste parole non necessita spiegazioni. Rappresentano un messaggio imperituro. La Spal è questione di famiglia, di pelle, di cuore, di anima. Indipendentemente da tutto. La Spal non è solo una squadra. Mi amor letal, si legge su uno striscione che campeggia nella curva del Rosario Central, non a caso la squadra in cui si era affermato Massei. Ideale ponte con la Spal e ciò che significa.
Il 10 marzo 1968 Oscar
giocò la sua ultima gara
con la Spal, 1-3 col Bologna.
La Spal sarebbe poi retrocessa.
Da allora, mai più la serie
A. Mai più un Massei. Ma ora la storia può essere riscritta.
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