Ultimi squilli nel nome di Capello
Ancora decisivi i turni conclusivi. Definitiva esplosione del giovane regista
FERRARA. Non ci sono alternative. La Spal deve lottare per sopravvivere. Per restare in serie A. È così anche nel 1966/67, che alla luce dei fatti risulta comunque la più positiva tra quelle che - a posteriori - sono le ultima annate dei biancazzurri nella massima categoria.
La definitiva maturazione dei giovani, il ritorno di Dell'Omodarme (29 presenze, 4 gol e le ubriacanti serpentine di sempre) ed il buon rendimento del neo-acquisto Bosdaves garantiscono qualche soddisfazione, anche perchè Fabio Capello è un valore ormai sempre più sicuro. Bozzao non smette di ringhiare, Massei resta il riferimento, Gigi Pasetti è diventato un titolarissimo ed è sempre più quotato, Bagnoli e Tomasin garantiscono esperienza e carisma.
L’avvio è complicato (1 punto in 4 partite), poi la Spal ingrana: Dell’Omodarme firma il successo nel derby con il Bologna e in successione arrivano la vittoria a Bergamo, il pareggio con la Juventus e quello di Roma con la Lazio, l’affermazione sul Foggia e successivamente l’ottimo pareggio contro il Milan, con i rossoneri che si salvano solo grazie ad un gol di Maddè all’87’.
Il girone di ritorno è contrassegnato da due gare. Quella della famosa sconfitta interna 1-4 col Napoli, partita in cui l’arbitro Rosario Lo Bello concede ben tre rigori ai partenopei (tutti trasformati da Altafini) facendo inferocire il pubblico ferrarese. E quella di San Siro contro il Milan, non tanto per la sconfitta 2-0 quanto piuttosto per il gravissimo infortunio che - di fatto - stronca la carriera dell’ottimo Moretti: quando rientrerà, due campionati dopo e ormai in B (2 sole presenze prima di un paio d’anni in C), non sarà più lo stesso.
La Spal trova comunque le risorse per giungere alla salvezza: 2-1 al Lecco, 0-0 a Firenze, 1-1 con Mantova e Cagliari prima del conclusivo 3-2 al Venezia. La permanenza in serie A è faticosa ma meno risicata rispetto a quelle precedenti. Sono però gli ultimi fuochi.
Di positivo, oltre al mantenimento della serie A, va ricordata soprattutto la consacrazione dei giovani, da Bertuccioli a Pasetti (fortissimo, Gigi: arriverà in Nazionale Olimpica ed alla Juventus), da Reja fino ovviamente a Capello. Il regista friulano gioca meno dei citati compagni ma si mette in grande evidenza e finisce sul taccuino di tutti i grandi club. La spunta la Roma, che nell’estate del 1967 lo acquisterà per una cifra record (250 milioni) che Paolo Mazza utilizzerà in gran parte per edificare il Centro di Addestramento di via Copparo, ritenuto fondamentale per continuare a creare campioni nel vivaio e garantire il futuro.
Le cose non andranno esattamente come negli auspici presidenziali, ma la Spal sfornerà ancora tanti ottimi giocatori e la politica di Mazza era comunque concettualmente giusta, lungimirante. Negli anni usciranno dal vivaio gli Asnicar, Delneri, Zanolla, Casarsa, Musiello, Gibellini, Tosetto, Buriani, fino poi a Bomben e Albiero.
Mazza non poteva fare diversamente, il filone da seguire era quello, l’investimento nelle strutture e nei giovani corretto. Il calcio era cambiato, la concorrenza dei talent scout dei grandi club spietata, il rapporto economico di forza sempre più insostenibile. Il presidente fece con decenni di anticipo ciò che poi avrebbero fatto - in epoca più vicina a noi - Atalanta o Empoli, o il mitico Saint Etienne di Robert Herbin e l’Auxerre di Guy Roux in Francia. Risultati e obiettivi diversi, ma la strategia, la politica, erano quelle.
Tornando in senso stretto alla stagione 1966/67, la Spal costruisce in casa (21 punti su 29 totali) la propria salvezza e conta sulla seconda miglior difesa tra le squadre dal 10º posto in giù, mentre l’attacco manca di uno stoccatore, tanto che il miglior realizzatore risulta Bosdaves (che centravanti non è) con 5 gol. Ma non si può avere tutto, in fondo solo il Mantova - tra le provinciali - fa meglio dei biancazzurri: l’anno dopo, retrocederanno insieme...
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