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Sacchi a Ferrara Elogi e ricordi legati alla Spal

di Davide Bonesi
Sacchi a Ferrara Elogi e ricordi legati alla Spal

Venerdì arriverà in città l’ex di Milan e Nazionale «Contento dei risultati, anche se lì venni bocciato»

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FERRARA. Arrigo Sacchi da Fusignano. Un allenatore. Un uomo. Per alcuni un profeta. Di certo una persona che partendo dalla provincia ravennate è riuscito a cambiare il calcio, portando il primo Milan di Berlusconi a livelli inimmaginabili, prima di tutto con il gioco. Sì, perché il bel “giuoco” era la filosofia del presidente che Sacchi ha saputo applicare alla perfezione. Ma Sacchi è soprattutto un intenditore di calcio a 360º, dai dilettanti fino ai campionati esteri, un viaggio cominciato da ragazzino e poi diventato lavoro grazie ai risultati ottenuti da allenatore.

Sacchi venerdì torna nella nostra città a distanza di parecchi anni dall’ultima volta, diciamo in veste ufficiale. Se nel 1999 venne a Palazzo dei Diamanti per visitare la mostra di Rubens, l’anno dopo fu ospite dei Lions Ferrara Host (e nel 2009 a Final di Rero), che lo hanno richiamato nella nostra città venerdì sera. L’occasione è quella di parlare del suo libro Calcio totale (uscito nel 2015) ma anche, soprattutto, per parlare di calcio. Certo, va detto che il Sacchi stanco di calcio che vuole fare il nonno ancora non si è visto.

«In effetti ho un’agenda piena - risponde Sacchi - e sento anche il bisogno di stare fermo. Sono stato ad Ascoli, sono rientrato stanotte (ieri, ndr) alle 3 da Milano, giovedì ho la tv argentina che mi intervista, venerdì sono a Ferrara, sabato ancora a Milano, domenica non lo ricordo... Insomma, le cose da fare sono tante e io che dico di voler staccare».

Ferrara resta comunque una città che conosce bene, a partire dalla Spal...

«E sono anche legato a questa città. Come ho già avuto modo di raccontare mio padre Augusto è stato giocatore di Paolo Mazza prima alla Portuense e poi alla Spal. Mazza era un uomo che sapeva di calcio, infatti quando ero giovane venni a fare un provino e lui mi bocciò. Ma poi a Ferrara sono tornato con Butragueño (storico attaccante del Real Madrid), allora vicepresidente del Real. Per una settimana fu ospite a casa mia, volevo fargli vedere le goderecce Rimini, Riccione e Milano Marittima, ma da Madrid arrivò l’input per portarlo a Ravenna, Bologna e Ferrara. Ricordo bene che apprezzò la pulizia di Ferrara rispetto alle altre due. È una città bellissima e tenuta ancor meglio ».

Spal che è stata poi fucina di grandissimi allenatori.

«Vero, d’altronde Mazza era un grande e sapeva trasmettere le sue conoscenze. Mio padre diceva che non aveva grandi possibilità, ma la sua forza era utilizzare le idee e non i soldi come fanno gli altri. Per quanto mi riguarda anche da tecnico sono stato bocciato: ci fu un contatto dopo la mia esperienza a Rimini ma se ne fece niente, forse costavo troppo... anche se di soldi neppure se ne parlò. Peccato, è una piazza dove si può lavorare bene, per competenza dei tifosi e tranquillità dell’ambiente».

A proposito di tecnici, che ne dice di Semplici a Firenze?

«Lo conosco, ma ho visto poco la Spal perché il sabato seguo i campionati esteri; mi sono ripromesso di venir presto. Non so se sia adatto, ma i giovani bravi meritano fiducia».

Sorpreso dalla Spal?

«Intanto sono molto contento, perché la città per il suo passato, equilibrio ed educazione merita questi risultati. Una delle mie prime partite da spettatore fu proprio a Ferrara, giocava il Napoli di Jepsson, il primo grande acquisto del calcio italiano (stagione 1952-’53, ndr). Nel Napoli c’era anche l’ex spallino Bugatti, nella Spal invece Pandolfini, Cervato, Dell’Omodarme, i fratelli Novelli, bei ricordi...».

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