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Spal, sensAzione di anno giusto

di Paolo Negri
Spal, sensAzione di anno giusto

Serie B. La scalata al secondo posto dice che ci sono tutti i presupposti per la promozione

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FERRARA. Spal seconda in classifica. Spal a 2 punti dal Verona, quindi in lotta anche per la prima piazza. Spal virtualmente promossa. Lo dicevamo ieri, lo ribadiamo oggi: la classifica suggerisce che se il campionato terminasse ora, i biancazzurri sarebbero in serie A. Promozione diretta, senza l’appendice dei play off.

Si può sognare? Si può e si deve. Ma è anche bene essere concreti. Due considerazioni:

1) calma, davanti c’è una maratona: venti giornate, logorìo psico-fisico, insidie a ogni angolo. Nulla è scontato. E dalla Spal non si può pretendere il salto in serie A: è una neo-promossa, gli obiettivi iniziali parlavano di salvezza tranquilla, la squadra di Semplici è a +15 sui play out ed ha 10 punti di margine sulla prima esclusa (il Bari) dai play off. Insomma, sta andando oltre le più rosee aspettative

2) al tempo stesso, parlare di sogno è riduttivo, improprio. Perchè qui si è tutti ben desti, e la realtà dice che nulla è casuale in ciò che la Spal sta ottenendo. C’è tutto, ma proprio tutto: organizzazione e pianificazione societaria, straordinario lavoro dello staff tecnico, perfetta risposta della squadra. Qualità tecniche, identità di gioco, mentalità, manovra più che apprezzabile, forza offensiva (miglior attacco casalingo, secondo miglior attacco in assoluto) in virtù della capacità di creare occasioni. Mix di giovani ed esperti, doti temperamentali, leader di alto livello, valori di rilievo assoluto per la categoria. La Spal pratica il miglior calcio della serie B ed è arrivata al secondo posto (grazie alla vittoria di sabato sul Benevento, associata al contemporaneo ko del Frosinone) nel segno della continuità: 10 risultati utili nelle ultime 11 giornate, con 7 vittorie e 3 pareggi. Tutto ciò fa dire che la serie A è obiettivo concreto e non attività onirica

Fatti questi ragionamenti. altre cosettine. Intanto non ci capacitiamo di come tanti allenatori (il beneventano Baroni per ultimo) affermino che la Spal è squadra da ripartenze. Noi, sabato (e non solo), abbiamo visto una formazione che per tutto il primo tempo ha tenuto palla, manovrato, cercato soluzioni, spostato continuamente il pallone, mantenuto calma, pazienza, raziocinio, lucidità. Che poi (vedi un paio di situazioni nella ripresa) sappia andare anche in contropiede, è altra cosa, e semmai è un plus. Ma c’è un altro aspetto ben più importante: cogliamo anche tutti i segnali che inducono a ritenere che possa trattarsi dell’anno giusto.

Il campionato è duro, estenuante, difficilissimo. Ma il livello tecnico-qualitativo-competitivo globale si è un po’ abbassato rispetto agli anni addietro, e le qualità della Spal sono superiori alla media: nessuna squadra (a parte il Verona, in un contesto particolare) ha dimostrato di avere qualcosina più dei biancazzurri, anzi. E ancora: Floccari arriva, fa un solo allenamento con i nuovi compagni, debutta entrando a gara in corso (col Benevento, appunto) ed estrae dal cilindro il gol della sicurezza, del trionfo, dell’apoteosi, del delirio popolare, la rete che sancisce il secondo posto in classifica sinonimo - al momento... - di serie A. Come interpretare tutto ciò se non come un “segno” ben preciso?

La strategia della società è stata chiarissima: il club si è reso conto che c’è una serissima carta da giocare per provare ad andare in serie A, e l’acquisto di Floccari va letto in tale ottica. Non si dia credito a chi ha criticato e critica la mossa, definendola dispendiosa e senza futuro. Al contrario: può contribuire a garantirlo, il futuro. Perchè è propedeutica a cercare la vittoria nell’immediato. Vittoria intesa come promozione, of course. L’occasione è appetitosissima, e la Spal al tavolo delle grandi ci sta seduta a pieno titolo.

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