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«Bondi, colpe di tutti Adesso è ora di fare»

di Sergio Armanino
«Bondi, colpe di tutti Adesso è ora di fare»

Capitan Soloperto e gli errori: possiamo ancora rimediare

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FERRARA. «Mi spiace che succedano queste cose, ma il nostro lavoro è fatto così, purtroppo: siamo soggetti a critica e se non porti risultati, arriva qualcun altro al tuo posto, giocatori o allenatori che si sia. Mi dispiace davvero se Trullo pensa che la squadra gli abbia giocato contro. Qui le colpe sono di tutti, nessuno escluso, poi c’è chi ne ha di più e chi ne ha di meno. Però io sono sicuro che nessuno abbia giocato contro il coach nemmeno una volta. Le cose da migliorare sono ben altre».

La chiacchierata con Mattia Soloperto, il capitano della Bondi, inizia da questa premessa. E ce n’è una seconda, ricordata a più riprese dal lungo biancazzurro: «Sono di Ferrara, l’unico della squadra, essere capitano qui è una gran cosa: ci tengo che quello che dico venga recepito in maniera positiva, la situazione è delicata...».

Bene, proviamoci, ma senza omettere nulla: «Nessuno era contro Trullo - riprende Soloperto -, avremmo dovuto aiutarci tutti di più e rinunciare ognuno qualcosa di sè per il bene della squadra. Forse lo sbaglio di Trullo è stato di non “punire” certe cose da subito, o di non metterci in ordine nei momenti di black out in campo. Ma non sta a me decidere e tanto meno giudicare. Dico solo che la squadra viene prima dell’individualità e questa cosa dovrebbe essere la base. Dobbiamo migliorare tanto e in fretta, per finire l’anno meglio possibile, perché non è accettabile così: se c’è qualcuno dispiaciuto, quello sono io, visto che sono l’unico nato qui e ci tengo particolarmente; poi, giocando da 22 anni, mi piacerebbe che questa società e questa squadra crescessero davvero».

Resta il fatto che a pagare per tutto e per tutti sia stato l’allenatore-diesse: «È una delusione per tutti, ma siamo stipendiati per ottenere dei risultati e qualcuno paga, in questo caso il coach. La colpa, però, non è solo sua. Adesso è il momento di fare, non di dire cosa fare, ma farlo: abbiamo buttato troppe occasioni e partite».

Trullo ha lamentato limiti, ossia contratti in essere, nella gestione del mercato: «Non sono d’accordo. La squadra è buona, non mi piacciono le scuse. Ci sono squadre peggiori della nostra che hanno più punti di noi. Va bene essere aggressivi, giocare in contropiede, ma non sempre questi ritmi sono adeguati a tutte le partite. Squadra corta e contratti in essere? No, no. Intanto “Lata” (Matias Ibarra, ndr) è una persona splendida e ha dimostrato di poter stare in campo, quando c’è potuto stare davvero. Spesso dalla panchina siamo buttati in campo quando le altre squadre cambiano, o nei momenti di difficoltà. Io a Roseto sono entrato sul -18, ma non vuole essere una scusa, è per fare un esempio. Sono convinto tutt’ora che questa squadra avrebbe potuto raggiungere i playoff».

Altra lamentela di Trullo, il mancato arrivo di Bowers per giocare contro Trieste, in effetti una situazione che non è parsa gestita a dovere: «Questa società ha sicuramente voglia di far bene, ma per certe cose deve crescere. Per esempio, un’unica persona nei ruoli di coach e diesse a volte va bene, ma a volte no. Sul caso di Bowers, quella sera nasceva la sua primogenita: certo, è un professionista, ma gli è stata data la possibilità di scegliere cosa fare e lui ha scelto di rimanere accanto alla moglie all’ospedale. Mia figlia più piccola è nata di domenica e io sono andato a giocare: non dico che io ho fatto bene e lui male, ma che ci sono due possibilità. In ogni caso, quella partita l’abbiamo buttata via, avremmo potuto vincerla anche senza Bowers: ci siamo fatti prendere da ansia e nervosismo. L’allenatore avrebbe dovuto metterci un po’ di serenità, ma, sotto la pressione di voler fare bene, non ci è riuscito».

Ci sono numeri su cui riflettere. I risultati dicono che la Bondi ha vinto spesso all’ultimo tiro o dopo un over time e che la difesa tiene poco, con il crollo verticale a Roseto: «Ho parlato diverse volte di questa cosa: ci devono essere delle regole ben precise, aiutarsi anche in difesa, rinunciare a qualcosa per sè a favore della squadra. Se avessimo regole serie di difesa, che chi sta in campo come minimo deve difendere, altrimenti, finisce in panchina... Uno non può stare in campo solo perché ha delle doti offensive. Se un giocatore non ha cuore per difendere al massimo sul proprio avversario e aiutare gli altri, e il coach se ne accorge, deve cambiarlo. Noi non abbiamo fatto cambi... Non voglio accusare alcun compagno, siamo una squadra che o si è caricata tantissimo o si è spenta: a Roseto eravamo spenti, non correvamo, io non so il perché, ma è così».

In mezzo a tutto questo, c’è la partita di domenica prossima in casa con Mantova. E, almeno per ora, sarà Bonacina a doverne gestire la preparazione: «La settimana scorsa abbiamo fatto un allenamento con Andrea, perché Trullo era in riunione: io avevo un fastidio muscolare e l’ho osservato da bordo campo, ha fatto un lavoro molto buono. Rispetteremo tantissimo Bonacina, anche se finora ha fatto il vice, gli dobbiamo massima fiducia. Certo, ci aspetta una partita delicata, ma abbiamo vinto in casa loro: non siamo la squadra che deve vincere il campionato, ma nemmeno condannati a fare sempre male. È troppo tempo che c’è negatività: dobbiamo andare al palazzo con il sorriso, non per fare gli sciocchi, ma con la voglia di stare insieme e divertirci a giocarcela».

Anche i tifosi sono amareggiati: «Dai tifosi posso aspettarmi di tutto. Quest’anno sono stati incredibili, il tifo è andato crescendo, nonostante i risultati stessero calando. Magari saranno arrabbiati, o magari ci staranno vicini. Nessuno ha giocato male apposta, per perdere, contro l’allenatore o chissà cos’altro. Si gioca per vincere, sempre».

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