Furlani in missione Dare luce alla Bondi
Basket A2. I primi passi del coach. E domani c’è Mantova
FERRARA. Venticinque mesi dopo, Adriano Furlani ha risentito scricchiolare sotto i suoi piedi il legno del Pala Hilton Pharma. Era stato esonerato a inizio dicembre 2014, dopo una rovinosa caduta con Roseto e al termine di una conferenza stampa affrontata da allenatore della Pallacanestro Ferrara. All’uscita, il presidente Bulgarelli l’attendeva per comunicargli la fine dell’avventura. Arrivò Alberto Martelossi e furono playoff con Trieste. Mercoledì 25 gennaio 2017, Furlani si riveste di biancazzurro. Scherza: «Ho ritrovato un parquet un po’ logoro, avrebbe bisogno di una lucidata». Una metafora per dar conto dei due anni abbondanti che sono passati, soprattutto per far notare che per la seconda volta è chiamato alla “missione salvezza”. Una telefonata inaspettata, sussurra Adriano, «ma mi sono messo al servizio».
Perché la Pallacanestro Ferrara di Bulgarelli, creata nell’estate del 2011, la sente un po’ cosa sua. C’era lui in quella stagione di Dnb, quando il companatico era composto da palestrine di periferia e la grandeur estense tutta da dimostrare. «L’aspetto affettivo ha contato molto nella scelta di questi giorni - confida Furlani -; ci voglio provare. È doveroso. Voglio farlo per la società e la mia non è una rivincita».
Due anni e un mese dopo, domani la sua Bondi attende la Dinamica Mantova. Allenata da Alberto Martelossi, colui che era subentrato a Furlani. E Adriano ritorna in pista dopo un ko dei biancazzurri contro Roseto, che nel 2014 a lui era costato il posto. Quel Roseto era pilotato da Trullo, ora esonerato dalla Bondi. Due squadre (Ferrara e Roseto), tre nomi: Furlani, Trullo e Martelossi. Tutto questo vorticoso valzer è composto da curiosi intrecci personali. E da lucidare, più che il parquet del Pala Hilton Pharma, c’è un gruppo di giocatori imperscrutabile. «Semplicemente credo che questo gruppo debba riaccendere la luce. Quando si entra in una spirale negativa si vede anche il brutto dove non c’è. Adesso mi attendo una reazione emotiva, mentre l’aspetto tecnico non si può cambiare in tre allenamenti».
La filosofia di Furlani è risaputa: la difesa deve essere la piattaforma dalla quale lanciare il talento offensivo. Che non manca a questa Bondi. Ma essere esclusivamente legati alle lune dei solisti d’attacco non fa per il tecnico ferrarese. Tenendo conto che la fisicità per reggere negli “uno contro uno” in retroguardia non fa difetto ai cestisti estensi: solo questione di applicazione. Finora la caratteristica della Bondi è stata alternare le folate offensive alle svagatezze, la svogliatezza alla tendenza a disunirsi. Furlani, come atto primo, tenterà di portare solidità mentale. «Ci sono tante sfide da superare - spiega alla vigilia della gara con Mantova -, per ora mi attendo risposte emotive».
A Ferrara, alle 18 di domani, sbarcano gli Stings strafavoriti e lanciatissimi dopo la vittoria interna contro la Virtus Bologna. Ex in campo Alessandro Amici, che all’andata contribuì all’espulsione di Roderick. Amici al centro di una polemiche per trash talking col colored virtussino Umeh. Vaghi accenni di razzismo e sfide tra comunicati con le V nere. Ieri Amici, sul canale streaming societario, ha dribblato l’argomento parlando solo della partita di Ferrara: «Siamo felici dopo il colpo con la Virtus, ma piedi per terra. A Ferrara non troveremo la Bondi vista nelle ultime uscite: dopo il cambio del coach ci sarà qualche energia in più. Mentre non credo che in pochi giorni cambierà la base tecnica».
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