Bratti lascia dopo 40 anni «Ma non mi fermo qui»
Luciano a 88 anni è diventato presidente onorario: gli succede Fortini
FERRARA. Luciano Bratti non è più presidente della Federvolley ferrarese. Dopo 40 anni di attività nel Comitato provinciale Fipav, che lui stesso ha creato, Bratti ha ceduto il comando ad Alessandro Fortini: il nuovo consiglio contestualmente lo ha insignito della presidenza ad honorem. Lo storico passaggio di consegne è avvenuto ieri mattina nella sede del Coni, alla presenza del consigliere regionale Luciano Pollini, quando si è tenuta l’elezione del presidente e del nuovo consiglio della Federazione provinciale pallavolo (Fipav) di Ferrara.
Proprio a Bratti, Alessandro Fortini ha riconosciuto il valore del lavoro svolto in questi decenni: «Sono legato a Luciano Bratti da un rapporto di stima e amicizia. La mia candidatura nasce proprio da lui, sulla base di una Federazione aperta ai giovani e pronta al dialogo con tutti. La Fipav che immagino - ha proseguito Fortini - è inclusiva, disposta ad ascoltare le esigenze di tutti gli attori coinvolti e a integrarsi con il tessuto territoriale, al fine di far crescere la pallavolo nella provincia di Ferrara. Passaggi fondamentali sono quelli della comunicazione ad ampio raggio, oltre alla prosecuzione del lavoro di promozione all’interno delle scuole. Attività indoor, beach volley e mini volley potranno crescere grazie all’aiuto di tutti coloro che vorranno impegnarsi, anche attraverso il sociale».
Oltre ad Alessandro Fortini, sono stati eletti quattro componenti del nuovo Consiglio provinciale: Cesare Camerani, Renzo Roversi, Luca Stagni e Alessandro Taddia.
Questa, invece, la spiegazione data da Luciano Bratti al suo passo indietro: «Chi dirige le istituzioni deve cambiare. Ho fatto un ragionamento: spesso mi tocca andare in officina a Cona (all’ospedale Sant’Anna, ndr) e questo non mi garantisce la quotidianità dell’impegno. Abbiamo trovato una persona molto seria, per bene, e ho pensato di mollare la pezza! Sono molto colpito dai complimenti ricevuti,ma sono 40 anni che dalla mattina alla sera sono in Federazione: abbiamo approfittato delle elezioni per fare il passo. Però, da molti anni curo la rassegna stampa, e ho un quintale di articoli: sto lavorando a casa per riordinarli. Comunque, hanno voluto istituire la figura del presidente onorario, mi hanno insignito e mi hanno dato una targa. Quando vado in Federazione, mi sento il più felice del mondo, così come quando un bambino o una bambina lascia la strada e viene a giocare a pallavolo. Noi facciamo reclutamento e siamo quasi a 2000 tesserati, un bel numero: 80% donne e 20% maschi. Ecco, per loro non lascio, mantengo questo rapporto: io spazzo anche per terra se mi rende utile. Però ho 88 anni: per fortuna il piano superiore (il cervello, ndr) funziona ancora, sono gli altri piani che mi mettono fuori combattimento. Oggi (ieri, ndr) mi hanno fatto una bella festa, non so se me la meritavo: sono nato modesto, spero di morire così. Camerani ha guardato i documenti, dice che sono 40 anni che sono in Federazione, direi che ho costruito il Comitato provinciale: hanno cercato di spazzarci via, invece abbiamo messo assieme le 30 società necessarie per rimanere. Abbiamo sempre fatto attività con i pochi soldi, per la scuola e il mondo giovanile, sempre con il volontariato, rimborsando solo le spese. Camerani e Roversi, anzi tutto, li devo ringraziare: da solo non ce l’avrei mai fatta. Abbiamo ottenuto risultati, che ora cercano di copiarci: è una soddisfazione. La passione per la pallavolo? È stato mio figlio Alessandro a contagiarmi. Un giorno mi disse: «Non vieni mai a vedermi giocare». Mi hanno accalappiato subito, mi hanno chiesto di accompagnare l’under 16 a Bologna. Sandro mi ha sempre detto che era un’attività educativa e formativa, lo scrisse anche in un tema a scuola, che io ho letto (e lui non lo sa...). A 21 anni ero presidente provinciale dell’Uisp, poi ho mollato, ho curato l’attività ciclistica per alcuni anni, poi Sandro mi ha portato dentro la pallavolo: ho fatto questo matrimonio, non mi sono diviso, ho mantenuto fede a quest’impegno. E sono stato ripagato con i ringraziamenti ricevuti. Ho 88 anni, un disturbo cardiologico, ma spero di durare ancora un pochino... e riesco ancora a fare qualcosa».
Tanti i messaggi di stima e riconoscenza che hanno invaso il web e rivolti a una persona di enorme spessore quale Luciano Bratti è. Un paio li abbiamo raccolti su Facebook, ma abbiamo anche voluto aggiungere i figli Claudio e Alessandro, che nel percorso del papà nel mondo del volley hanno avuto un ruolo importante.
Luciana Pareschi (delegato Coni Ferrara): «Un abbraccio a Lucianone Bratti. Sei stato e sei un grande. Hai voluto intelligentemente, come vero amante dello sport , accompagnare un giovane alla guida di uno dei comitati più attivi di Ferrara senza creare conflitti, ma uniti tutti da una passione per uno degli sport più belli da giocare, che sanno coinvolgere migliaia di giovani. In bocca al lupo a Fortini e agli eletti nel consiglio».
Simone Merli (assessore comunale allo sport): «A Fortini buon lavoro! E grazie di cuore per tutti questi anni di lavoro, passione e competenza al grandissimo Luciano Bratti».
Claudio Bratti (figlio, ex dirigente 4 Torri): «Bisogna andare molto indietro, erano gli anni 1976-77: prima portavo in giro per l’Italia mio fratello, che era una promessa della pallavolo, a fare provini e Bollo, Padova... Poi, io e mio padre ci siamo avvicinati al mondo della pallavolo quando Sandro è entrato nella Nazionale juniores: andavamo sempre a vederlo. Ci siamo appassionati, io sono rimasto come dirigente fino all’era Monari, negli anni 2000. Mi sono innamorato di questo ruolo guardando mio padre, la sua attività e la corretteza verso i giocatori: è stato un esempio, nella vita privata e nel mondo della pallavolo. Ho sempre seguito lo sport da dirigente, uno dei pochi a esserlo in 4 Torri con tutti i presidenti: Giacomelli, Monari, Cuoghi, Barbieri...».
Alessandro Bratti (figlio, ex giocatore, vicepresidente 4 Torri): «Mio papà ha scoperto che giocavo a pallavolo quando ho iniziato ad andare in Nazionale! Mi è venuto a vedere, si è appassionato e ha iniziato a seguirmi come tifoso. È sempre stato nel mondo sportivo, è entrato come dirigente nella 4 Torri quand’era ancora presidente padre John Caneparo. Lì ha imparato e man mano che è andata avanti la nostra avventura. Però vorrei ricordare anche mia mamma, che ha avuto un ruolo importante: faceva i panini per le trasferte a tutta la squadra, lavava le maglie a tutti e ospitava i primi stranieri: arrivavo a casa e li trovavo lì a mangiare! Mia mamma Fosca è stata un pezzo importante della pallavolo ferrarese, i vecchi giocatori la ricordano bene. E anche mio cugino Gianni, che purtroppo non c’è più: per le trasferte avevamo un pullman, detto il rospo, preso dalla Fondazione Navarra, e facemmo prenderla patente a mio cugino per guidarlo».
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