Spal, che affarone Floccari vale la spesa
Due gol in 128 minuti. E con Bonifazi diventa un simbolo
FERRARA. Dicevano che non segnasse...
Sì, la sua eccellente carriera (ai massimi livelli) lo descrive come attaccante non da 20 reti a stagione. Ma i gol li ha sempre fatti, li sa fare, li fa.
Sergio Floccari: due presenze, 128 minuti totali (26 + 5 di recupero al debutto, 90 + 7 di recupero a Vicenza), 2 gol. Pesanti: centro della sicurezza contro il Benevento, al 90’, quando la vittoria non era ancora al sicuro; bersaglio che è valso il pareggio sabato al “Menti”, al 97’, quando la sconfitta appariva ormai beffardamente scontata.
L’impatto di Floccari sulla realtà Spal è stato positivamente devastante. Immediato. Produttivo. L’acquisto dell’esperto attaccante proveniente dal Bologna è stato criticato da questo o quello, indicato come una mancanza di strategia della società, come una spesa senza possibilità di ritorno, per via dell’età della punta.
Abbiamo sempre sostenuto esattamente il contrario: strategia chiarissima, giustificata. La Spal, intesa come società, nel momento in cui ha capito senza ombra di dubbio che l’occasione per lottare per la serie A è reale, si è attrezzata al fine di avere un argomento in più per provare a vincere nell’immediato. Nulla di più logico. Ed in tal senso Floccari ha già dimostrato di valere l’investimento fatto per averlo. L’ha subitaneamente ammortizzato.
Due gol nei minuti finali. Due gol ai limiti dell’area piccola. Due gol evitando il fuorigioco. Non si creda che sia tutto casuale. Hanno inciso l’esperienza, la capacità di lettura del gioco, il senso della posizione, l’intelligenza, il senso innato per la rete. Il gol di Vicenza può essere sembrato facile ai profani, in realtà è stato un capolavoro per tempismo, piazzamento (inserimento tra Bogdan e Zivkov), gesto atletico. “Roba” da attaccante di altissimo livello.
Floccari è presto diventato un simbolo di questa Spal. Non nel senso di primadonna. I biancazzurri hanno tanti ottimi giocatori ma nessuna star nell’accezione più negativa del termine. Tutti hanno un peso, tutti incidono, tutti remano nella stessa direzione (chi non lo fa è invitato a cambiare aria). Ma ci sono momenti, onde, capacità di decidere. Floccari si è calato al meglio nella realtà. Ed è, appunto, un simbolo di questa fase magica. Lui, l’esperto. Come Bonifazi, il giovane.
Rossettini, Moretti, Castan, Carlao, Ajeti... Sono i difensori centrali del Torino. Bonifazi è del Torino: possibile che non potesse aver posto in questo Toro? Per carità, ci sono tappe di crescita che vanno necessariamente compiute. Lo stesso ottimo laterale granata Barreca ha dovuto penare prima di poter giocare nel Toro. E Bonifazi viene da una doppia frustrante esperienza - la prima da professionista, nella scorsa stagione - con Casertana e Benevento, due club che in pratica non lo hanno mai impiegato. Vai a capire... Nel calcio in tanti non hanno occhio lungo.
Bonifazi alla Spal ha dovuto portar pazienza. Ma Semplici il potenziale lo aveva notato in fretta. Ha lanciato il ragzzo al momento giusto, poi non l’ha più tolto. Bonifazi ha tutto, e il tratto principale non è la struttura fisica (che pure possiede, è innegabile) bensì la personalità. Gioca con calma da veterano, esce palla al piede e testa alta, ha tecnica, colpo di testa, capacità d’inserimento. È tanto elegante quanto efficace. Dicono che la Fiorentina gli abbia già messo gli occhi. Avanti di questo passo la Spal per riscattarlo dal Torino incontrerà una concorrenza non da ridere. Ma c’è tempo. I passi potrebbero essere due: biancazzurri promossi in serie A, poi la mossa per farsi lasciare Bonifazi e vederlo crescere ancora. Non corriamo, ragioniamo sui fatti.
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