Spal, dal tridente alle 4 punte
Calcio serie B. Il peso della società e le mosse di Semplici: la corsa alla A non è un’utopia
FERRARA. Due, tre o quattro punte?
L’interrogativo non è solo di ordine tattico, e non si riferisce esclusivamente alla partita che la Spal ha giocato sabato a Vicenza. No, il discorso è più ampio e chiama in causa il ruolo della società biancazzurra, le strategie di mister Semplici e la corsa alla promozione in serie A.
Gli investimenti del club
Al “Menti”, nella curva spallina, campeggiava uno striscione: tridente da sogno, con la scritta ad incorniciare i volti dei patron Francesco e Simone Colombarini e del presidente Walter Mattioli. Il riconoscimento popolare per il ruolo rivestito dalla società nell’ascesa compiuta dalla Spal negli ultimi quattro anni: salvata dalla sparizione, portata immediatamente nella Lega Pro unica, play off sfiorati (con la rimonta targata Semplici), promozione in B, l’attuale lotta per salire in serie A. La gratitudine non si misura, e non ha prezzo. La triade ha riscattato anni di patimenti (eufemismo). Gli investimenti non sono stati solo economici, ma - principalmente - di strategie, di pianificazione. Si sono create le fondamenta, le basi, si è aggiunto mattone a mattone. Più il palazzo prendeva forma, più le ambizioni crescevano. Poi, se fino alla scorsa stagione la Spal non ha mai acquisito un calciatore pagandone il cartellino, quest’anno si è entrati in un’altra dimensione, agendo anche in tale direzione e mostrando disponibilità pure per ingaggi di un certo livello: la categoria lo richiedeva, a maggior ragione adesso che la squadra è in lizza per la serie A. Non a caso è appena arrivato Floccari, non a caso si cerca un altro profilo di rilievo (per il centrocampo). Il management è chiaro: i patron gestiscono, il presidente conduce, il digì Vagnati - ruolo fondamentale, il suo: i fatti parlano - opera. Tutto in sinergia. Il (buon) funzionamento di una società è all’origine di qualsiasi (buon) risultato.
L’allenatore incide
Dagli uffici al campo. Dopo Vicenza abbiamo sentito:
alla Spal gira tutto bene...
Può essere. Nel caso, non è un difetto ma un argomento supplementare. C’è un insieme di segnali positivi, tante cose che fanno ritenere che possa essere l’anno giusto. Ma il +10 sulla prima esclusa (il Bari) dai play off, il -1 dal secondo posto sinonimo di promozione diretta, gli 11 risultati positivi nelle ultime 12 gare (7 vittorie e 1 pareggio, bottino di 25 punti) e la determinazione nel non arrendersi, nel non accettare una possibile sconfitta (come a Vicenza), lottando e attaccando fino all’ultimo secondo sono dati di fatto che non si spiegano con il gira tutto bene. Il gruppo, i singoli, le qualità: c’è tutto. Ma non si può non sottolineare, una volta di più, il ruolo di mister Semplici. La Spal a Vicenza non ha giocato bene, ok, ma non per aver errato l’interpretazione. Quella no. I biancazzurri hanno cercato la manovra, hanno tenuto il campo, se hanno sbagliato è stato per numero di errori tecnici, indotti e no. Il 4-5-1 del Vicenza puntava solo su rubar palla e attaccare ripartendo sempre centralmente (vedi Ebagua su Castagnetti, pressing e contropiede). La Spal, con i suoi limiti di giornata, ha invece provato a giocare (soprattutto all’inizio dei due tempi). Poi c’è stata la necessità di rimontare lo svantaggio. Semplici è passato dal 5-3-2 al 3-4-3 poi al 4-2-4. Metafora: dal tridente societario alle 4 punte - massima potenza di fuoco - del tecnico, mentre Bisoli metteva difensori (Bogdan per Giacomelli). Antenucci, Floccari, Zigoni e Finotto tutti insieme. Mossa della disperazione. Rischi. Ma anche adattabilità, cultura tattica, determinazione. Le due occasioni di Floccari, il palo di Bonifazi, la rete finale di Floccari stesso. Nulla è giunto per caso. E il punto è stato meritatissimo.
L’asse società-allenatore. La lotta per la serie A non piove dal cielo.
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