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Le Aquile difendono la storia Ripartono dal basso per poter tornare in alto

Le Aquile difendono la storia Ripartono dal basso per poter tornare in alto

Football. Il giemme Pellegrini: ecco perché ci siamo autoretrocessi Dalla Prima alla Terza Divisione. «Potatura per rinvigorire la pianta»

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FERRARA. Ad un paio di settimane di distanza dall’ufficializzazione della notizia, il giemme delle Aquile, Raffaello Pellegrini, torna sulla “bomba” che ha scosso l’ambiente del football americano italiano e cioè l’autoretrocessione della società estense in Terza Divisione, con un salto di ben due campionati dalle luci della ribalta della Prima Divisione. «Ci tengo che questa operazione, ponderata a lungo, non venga letta in chiave negativa - dice Pellegrini -; certo è una situazione dettata da uno stato di crisi derivante in pratica dall’introduzione pericolosissima del professionismo nel football italiano, ma come fu in passato per noi questo passo vuole essere una “potatura” per ridare vigore alla pianta».

I fatti

Nel 2013 le Aquile lasciano la Prima Divisione e tornano in Terza per ricreare lo spirito perso. La squadra si ricompatta e vince il campionato con una perfect season e va in seconda con l’ambizione di mantenere la categoria. Nel mentre, partecipa ad un bando federale per l’allargamento a 12 squadre della massima divisione ed il blasone della squadra fondatrice dell’Aifa negli anni ’80, unitamente alle strutture di proprietà, inducono la federazione ad inserirla nella neonata Prima divisione. Nel 2015 nasce un progetto strutturato che trova condivisione in parecchi atleti non ferraresi (Padova, Venezia, Trieste, Bologna e Ravenna), che sfocia nel 2016 ad avere una squadra che centra i playoff. Intanto il settore giovanile, vanto per anni della squadra ferrarese, inizia a ristrutturarsi grazie all’ottimo lavoro diretto da coach Zucchelli. Sul finire del 2016 tre squadre (Giants Bolzano, Rhinos e Seamen Milano), dotate di budget altissimi, iniziano a corteggiare i giocatori e scoppia il caos. «La politica legata ai soldi potrà premiarti nel breve, ma alla lunga non regge – prosegue Pellegrini – e per ciò che ci riguarda è contraria ai valori della nostra squadra. Noi vestiamo e assicuriamo i ragazzi come nessun altro fa, ma basta, perché non è il messaggio giusto. Gli stranieri arrivati avevano un rimborso perché lavoravano per noi come allenatori o andando a fare scouting nelle scuole. Morale, rifiutando di scendere a compromessi economici, abbiamo avuto un esodo di massa verso altre chimere e al primo allenamento avevamo 16 titolari in meno. Ho lasciato decidere i giocatori rimasti su cosa fare e alla fine abbiamo deciso di ripartire».

Il futuro

«Adesso - continua il gm - abbiamo la possibilità di far giocare a pieno minutaggio i nostri giocatori che magari in Prima Divisione vedevano poco il campo e anche 4 Under 16 già utilizzabili. Avremo forse una stagione di transizione, anche se l’obiettivo è salire di categoria, ma poi le Aquile torneranno sul tetto del football nazionale». Chi dirige le Aquile oggi è il gruppo del ’92, quello della semifinale scudetto persa coi Pharaones. Gruppo cresciuto assieme fin dalle giovanili, unito dentro e fuori dal campo con quella condivisione che porta ad avere il valore della squadra superiore alla somma dei singoli. «Un aspetto che rivedo nella nostra Under 16, che sta crescendo con questo spirito ed è arrivata ai playoff sconfitta di una inezia dagli Skorpions poi finalisti. Tanti di questi sono figli di atleti di quel gruppo del ’92 cui oggi importa il messaggio sportivo e non il risultato. Ora c’è da lavorare con pazienza per tornare presto in Prima Divisione, partendo dal 4 marzo quando con il derby fra Buccaneers Comacchio ed Aquile inizierà la stagione di Terza Divisione».

New deal

Se il “Time to fly” dello scorso anno ha portato le Aquile ai playoff, quest’anno il motto stagionale sarà colorato. “Real Eagles were red” accompagnerà una squadra in completo interamente rosso. Rosso come il colore della prima maglia anni ’80. Chi la indosserà lo farà per scelta e dovrà esserne fiero.

Dario Cavaliere

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