«Cantare l’inno è davvero un sogno»
Biondelli: dal Cus all’Accademia. E adesso il 6 Nazioni di categoria
FERRARA. Piano, piano. Passo, passo… Questo il motto che accompagna la carriera sportiva di Michelangelo Biondelli, 18 anni ancora per pochi mesi, prodotto del vivaio del Cus Ferrara rugby, oggi all’accademia federale “Francescato” di Parma con cui sta vincendo il campionato di serie A e Nazionale Under 20 con cui sta disputando il torneo delle 6 Nazioni di categoria. Un azzurro di alto livello, in passato vestito dagli altri cussini Alessio Scapoli e Vincenzo Spaccamonte. Il cugino Niccolò Taddia, sempre di estrazione cussina, è oggi punto fermo della nazionale Under 18. “Lallo” Biondelli inizia al Cus a 4 anni e fa la trafila delle giovanili. Tutti ricordano quel bimbetto che voleva sempre giocare, qualsiasi categoria fosse in campo. L’Under 18 la disputa con il Rovigo ed entra in Accademia. Arrivano le chiamate in azzurro con tutte le giovanili. Questa estate la convocazione per l’Accademia più alta, l’anticamera del rugby che conta davvero e con essa la chiamata per la nazionale Under 20 ed il 6 Nazioni.
«Essere arrivati fin qui fa davvero piacere - dice Biondelli -. Non è stato facile, anzi. Sono stati fatti tanti sacrifici da me e dalla mia famiglia ed è un po’ il coronamento di tutto. Portare il tricolore sul petto, cantare l’inno è un po’ il sogno che ogni bambino fa quando inizia a fare uno sport. Ci pensi subito, ma le cose non sempre vanno come desideri. Ci vuole tanto impegno, ma è una emozione che è difficile da tradurre in parole».
Cosa spera per il suo futuro sportivo?
«Vedremo a tempo debito. Finito in Accademia non so. Ho offerte oltre Rovigo, da vari club di Eccellenza. Decideremo col procuratore. Spero comunque di diventare un giocatore e trovare con lo sport stabilità per il mio futuro».
Come sta vivendo il 6 Nazioni?
«Il 6 Nazioni è ancora uno step oltre le emozioni. Una sconfitta netta col Galles ed una con l’Irlanda (27-26 il finale; ndr) dove eravamo superiori e con un palo che ci ha negato la vittoria. Faccio ancora fatica a digerirla. Faremo comunque tesoro di tutto per affrontare una forte Inghilterra fuori casa e poi Francia e Scozia dove vogliamo e dobbiamo vincere».
Se si volta indietro cosa vede?
«Vedo un bambino con in testa un caschetto enorme. Vedo i tecnici cussini Rizzati, che mi ha fatto innamorare del rugby, e Roncarati che mi ha insegnato a giocarlo e viverlo anche fuori dal campo. Poi i tecnici di Rovigo: Brunello, Dolcetto e Lodi che mi hanno fatto crescere a livello tecnico e tattico fino a vincere uno scudetto di categoria e mantenere la maglia azzurra. Ma adesso guardiamo avanti». Piano, piano. Passo, passo…
Dario Cavaliere
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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