Grassi e Vigorelli a 45 anni ancora uniti dalla passione
Incontro con due campioni ferraresi: uno mister e l’altro giocatore nel Berra «La stima reciproca cementa la nostra amicizia. Ma che bello il calcio di allora»
BERRA. Classe 1971, amici praticamente da una vita, un rapporto ininterrotto e reso ancora più forte grazie al calcio, che all’inizio dell’attuale stagione li ha riportati ad incrociare le strade, magari non più nelle categorie luminose del passato ma che importa, la passione per il pallone è la stessa. Uno è Diego Grassi, attaccante di razza, ultima stella del calcio copparese, una bella carriera nei professionisti interrotta quando era ancora al top per provare l’avventura da allenatore. L’altro è Stefano Vigorelli, berrese di Serravalle, centrocampista di qualità, che dopo aver girovagato da calciatore fra tre regioni si ritrova a fare da chioccia al gruppo di giovani allenati dall’amico Diego. Che appena è stato contattato dal Berra ha voluto Stefano al suo fianco, non ai suoi ordini.
«Le tre stagioni alla Copparese - racconta Grassi - sono state pesanti, per non parlare dell’ultima, sempre a lottare con difficoltà economiche e rose ristrette. Ho perso anche i capelli e l’ultimo anno non fossi stato a Copparo, il mio paese, avrei lasciato prima. Ero stanco, ma il Berra mi contattava già da alcuni anni, ad esempio quando passai alla Codigorese. Poi mi chiamavano per parlare di mio nipote Fabio che gioca là. Del resto ho rapporti anche di lavoro (Grassi è commerciale per barbieri e parrucchiere, ndr) con il ds Giampiero Pincelli. “Vigo” era già stato con me alla Copparese, in passato rinunciò anche alla Giacomense per stare con noi. E dopo lui al Ceregnano mi contattò per raggiungerlo là. Di nuovo l’ho chiamato alla Copparese nella passata stagione anche se poi se ne è andato, ma a Berra l’ho chiamato prima ancora di firmare. Per venire ha rinunciato ancora una volta ad altre proposte, d’altronde è la chioccia ideale, l’uomo che mi permette di dare una regola al gruppo».
«Beh, a Berra sono venuto in primis per Diego - spiega Vigorelli -, poi il presidente Ermanno Folla è del mio paese ed era nel calcio quando dalle giovanili del Serravalle passai a quelle della Spal. L’anno scorso a Copparo ho sbagliato ad andarmene, credevo di non essere più utile, invece potevo restare. Smettere? Non c’è un interruttore che ti fa dire “Bon, è il momento di fare altre cose”. Ancora mi diverto e il Berra sta giocando bene, quando avrò difficoltà fisiche o troppi infortuni o quando la fatica supererà il divertimento lascerò...».
In carriere così lunghe, chissà quanti ricordi.
«Beh, Diego era il più ‘chiacchierato’ - dice “Vigo” -, aveva già giocato nei dilettanti prima di andare alla Spal, mentre io arrivai l’anno dopo il titolo italiano vinto da Gigi Pasetti. Feci Primavera con il povero Lucio Mongardi e Berretti con un altro grande che non c’è più, Michele Cosanni. Il primo campionato importante fu in Promozione all’Argentana, dove facevo il marcatore, c’ero nel famoso spareggio a Russi contro la Sampierana con Cleto giocatore-allenatore e i vari Cini, Pietro Simoni, Fortini, Resca, Tosello, Claysset e Mauri in campo. Rimpianti? Sì, anche vedendo i professionisti di oggi, ma il rimpianto maggiore è dei miei amici che avrebbero voluto vedermi in categorue superiori. Ma erano altri tempi, non c’era lo svincolo, l’Adriese non mi lasciava andare e a quei tempi era il momento giusto per fare il salto. Nel calcio contano le persone: nel ’93 fui aggregato alla Spal retrocessa dalla B, pareva fatto, Discepoli mi voleva, invece se ne fece nulla e così rimasi all’Argentana».
«È questione di momenti - spiega Grassi -, ad esempio io mi trovai subito alla Ternana in B e poi a Cittadella vincemmo i play off di serie C1. La carriera me la sono costruita lì, anche grazie a tecnici come Del Neri e Glerean. Quest’ultimo in tre anni mi ha cambiato, da giocatore istintivo mi ha fatto diventare esterno d’attacco. E un’altra fortuna è stata giocare giovanissimo in Prima categoria, nell’anno delle tante promozioni per la nascita dell’Eccellenza. C’erano squadre con giocatori fortissimi e a Copparo gente come Cazzola, Curina, Tabacchi, Zabardi e Zucchini. Non si può assolutamente fare il confronto di stesse categorie da allora a oggi».
Il calcio oggi sta male vero?
«Anche sono nelle ultime stagioni c’è stato un calo notevole della qualità - conferma Vigorelli -, a causa della crisi economica e delle regole, come quella del fuoriquota che obbliga a far giocare i giovani, non è formativa. Se gioco a 45 anni in Prima categoria significa che il livello è calato...».
«È cambiata la vita, prima chi aveva 27-28 anni era adulto e aveva già una famiglia - dice Grassi -, ora dopo i 30 si è ancora ragazzini».
Non cambia l’amicizia...
«È rimasta sempre, da quando non c’erano i cellulari e si usciva insieme, anche a ragazze... È la stima reciproca ti permette di vivere nel modo migliore questo rapporto, che non dipende dal numero di volte in cui ci si vede». Chi lo dice? Sia Diego che Stefano, d’accordo anche su questo.
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