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Cielo biancazzurro per Lillo

di Sergio Armanino
Cielo biancazzurro per Lillo

Cori, striscioni e bandiere al vento per l’addio al “papà” della Curva Ovest

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FERRARA. «La maglia? Lasciamola al papà». Quella maglia biancazzurra, personalizzata con il suo soprannome e gli autografi di tutti i giocatori, non ha smesso di lisciarla, come se le sue mani di figlia stessero accarezzando ancora il volto del papà. Poi, la bara calata nella fossa, quelle stesse mani a prendere un pugno di terra per iniziare la sepoltura, fra le lacrime trattenute a stento e lo smarrimento. È stato l’ultimo, struggente momento dell’addio a Nicolino Villani, 65 anni, grandissimo tifoso della Spal. Per tutti, Lillo lo spallino. Quei colori biancazzurri avevano sempre colorato la sua vita, per tanti versi difficile e grigia, e adesso lo accompagneranno per sempre.

L’addio a Lillo, però, era iniziato in tutt’altro modo, ieri, in un pomeriggio dal sole di fine inverno che ancora non scalda abbastanza. “Alè alè alè alè, Lillo Lillo”: si è alzato alto, eppure composto e rispettoso del luogo, il saluto della Curva Ovest. Un coro per togliersi il magone e salutare quel piccolo grande uomo, morto improvvisamente la notte fra giovedì e venerdì scorsi, ha ricevuto il tributo del mondo biancazzurro, che si è stretto alla famiglia nel giorno dei funerali. I ragazzi della Ovest erano lì, fuori dalla Sal del Commiato, nella Certosa, ad aspettarlo: all’arrivo del carro funebre, le bandiere biancazzurre hanno preso a sventolare, per continuare a farlo, poi, in un rispettoso silenzio.

Il dolore, la vicinanza, i legami di amicizia, la comune fede spallina: sono questi i sentimenti che hanno accompagnato Nicolino Villani nel suo ultimo viaggio. E nell’omelia, don Luigi, da qualche mese parroco di San Benedetto, non ha mancato di unire il sacro al profano, senza false remore, mescolando con semplicità sincera fede cristiana e fede calcistica, ricordando che «la Spal è nata proprio nell’oratorio di San Benedetto e ne conserva i colori biancazzurri», salutando, poi, «il Nicolino tifoso, padre e nonno», interpretando quei sentimenti di vicinanza che univano tutte le persone presenti al rito.

Fra loro, non poteva mancare la Spal, con Enrico Menegatti dell’ufficio stampa e il dirigente Gianluca Ranzani, che ha deposto sulla bara una maglia personalizzata per Lillo con gli autografi di tutti i calciatori: un’altra maglietta, quella della Vecchia Guardia, e la sciarpa della Curva Ovest, hanno completato la copertura del feretro, in un ideale abbraccio di tutto il mondo biancazzurro, quei colori per i quali il cuore di Lillo batteva forte, proprio quel cuore che lo ha tradito alla vigilia del big match a Verona.

E ancora, senza falsi pudori, don Luigi, alla ricerca di parole consolatorie, rivolgendosi ai tifosi, li ha invitati a «pensare a Nicolino quando sventoleranno le bandiere biancazzurre e lui sarà lì, a fare il tifo con voi per la sua amata Spal».

E loro non hanno mancato di tener fede all’invito di sempre del loro amico più grande, quel «vai e fai il tifo anche per me», che diceva a ognuno in partenza per una trasferta. Ieri più che mai a Verona, il tifo si è alzato forte al Bentegodi. E già domenica ad Ancona, gli ultras gemellati con quelli di Ferrara, hanno omaggiato Lillo con uno striscione: lui se n’è andato, ma il suo ricordo vivrà per sempre.

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