Che odissea: la rabbia dei tifosi biancazzurri
Pullman costretti a passare da Vicenza, indicazioni stradali fuorvianti, ingresso allo stadio ritardato
FERRARA. Un'organizzazione assolutamente da rivedere. E abbiamo usato un eufemismo. Il piano d'accoglienza e di gestione dei quasi 3000 tifosi biancazzurri giunti lunedì sera al "Bentegodi" è stato decisamente fallimentare e ha scatenato la rabbia e l'indignazione del popolo spallino. Potrà sembrare una frase fatta, ma siamo nel 2017 e non è ammissibile che si possa ritardare strategicamente e concedere l'ingresso in un impianto di calcio, a centinaia e centinaia di persone con in mano il biglietto pagato per assistere interamente ai novanta minuti di gioco, con la gara già in corso da più di un quarto d'ora. E questa non è stata l'unica situazione criticabile.
Facciamo un passo indietro. La marea incalcolabile di macchine e pullman partiti da Ferrara si è mossa per tempo, visto l'annunciato traffico alle porte della città veneta. Ad alcuni pullman è stato anche deviato il percorso logisticamente più naturale (quello più breve, sulla Transpolesana), e almeno due di questi mezzi sono stati bloccati per circa mezz'ora in autostrada per attuare le solite procedure di scorta, causando però un conseguente e naturale ritardo nell'ingresso al settore ospiti. In Italia è spesso consuetudine quella di far strategicamente entrare all'ultimo momento, o come in questo caso a partita iniziata, i tifosi ospiti organizzati, in modo tale da avere la stragrande maggioranza della tifoseria locale già posizionata all'interno dell'impianto ed evitare contatti. Un'assurdità, che in fin dei conti crea solamente disagi. Poi ci si chiede il perché la gente non gremisce più i fatiscenti e scadenti stadi italiani? Uno di questi motivi è proprio la scarsa organizzazione e il conseguente poco rispetto nei confronti dei tanti tifosi che compiono sacrifici economici, e non solo, nel voler seguire la propria squadra.
Ma torniamo all'odissea veronese. Disagi, problematiche e tanta confusione ci sono stati anche per gli automobilisti ferraresi che una volta arrivati in tangenziale hanno assistito alla comica dei cartelli di segnalazione, con l'invito di non seguire le indicazioni "Stadio" bensì "Trento". Morale della favola? Le macchinate hanno preso alla lettera quanto scritto e successivamente hanno dovuto fare inversioni per tornare all'uscita "Stadio" precedentemente saltata nei paraggi del "Bentegodi".
Poi il parcheggio: indicato con cartelli minuscoli, se non quello chiaro situato però solo in prossimità dell'unico varco d'accesso che si è rivelato, soprattutto a gara conclusa, un vero e proprio imbuto con l'uscita delle vetture incolonnate avvenuta in modalità lumaca. Un continuo pazientare, mentre i riflettori del "Bentegodi" erano ormai spenti e anche le due squadre e tutti gli addetti ai lavori stavano già tornando verso le proprie abitazioni.
Un altro fattore che ha suscitato le proteste dei tifosi ferraresi è stata la lunga attesa all'interno del settore al termine della sfida. Un'attesa lunga oltre un’ora, sugli umidi spalti, senza la possibilità di poter accedere tranquillamente ai servizi igienici poiché steward e polizia non bloccavano solamente le scale di discesa, ma anche le principali uscite del settore collegate ai bar ed ai bagni. A quel punto gli animi si sono un attimo accesi e l'accesso ai servizi è stato consentito, ma rigorosamente a turni di quattro persone.
Che quella di Verona fosse una trasferta particolare in termini di organizzazione da parte degli organi preposti era cosa nota. Ma lo era anche quella di Vicenza. E la macchina organizzativa, in quel caso, aveva funzionato decisamente meglio.
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