La compagna è sconvolta «Un incubo, ma speriamo»
Il 52enne ultrà è ricoverato in coma nella Rianimazione del “Borgo Trento”
VERONA. Arriviamo all’ospedale Borgo Trento alle 11,45. Parcheggio esterno, lunga camminata, per favore ci indica la terapia intensiva? Pietro Verri, il 52enne ultrà della Spal caduto lunedì sera dagli spalti dello stadio Bentegodi durante Verona-Spal, è lì. Dietro una porta grigia, al secondo piano, c’è un lunghissimo corridoio. La degenza. Pietro è in coma, condizioni stazionarie, un coma farmacologico, indotto appositamente per sedare il paziente e lenirgli il più possibile i dolori provocati dalle gravissime ferite riportato dopo un “salto” nel vuoto di oltre 8 metri, mentre Pietro si stava sporgendo per fare festa assieme agli altri ragazzi della Ovest. Appena arrivato al pronto soccorso, lunedì sera, è stato sottoposto alle analisi di protocollo. È la stessa conferma, quella sull’altezza degli spalti, che poco dopo ci arriva dal dottore Vinicio Danzi, direttore della Usd, l’Unità Semplice Dipartimentale, un modo difficile per dire una cosa facile: direttore dei reparti di Rianimazione e Terapia intensiva. Coma indotto, d’accordo. Ma sempre coma. E prognosi riservatissima. È attaccato ai tubi dell’ossigeno, controllato a vista minuto dopo minuto da medici e infermieri. La hall dell’ospedale Borgo Trento di Verona, nella sua sobrietà “istituzionale”, sembra quella di un hotel a 5 stelle. Pulito, ordinato, un punto informazioni rotondo al centro della grande sala, spazi acusticamente ovattati, un piccolo bar e molti angoli silenziosi. Prevalgono due colori: il grigio e il marrone. E poi le scale, indicate anche queste con i colori. Quella che conduce nel reparto dove è ricoverato Pietro è la scala gialla. Ci aspettano quasi 3 ore di attesa. Ma alla fine, in qualche modo, l’ostinazione dà frutti che potevano anche essere insperati. Qualche minuto dopo le 15, difatti, sul pianerottolo, a pochi metri dalla Rianimazione, arriva la compagna di Pietro, Paola Coletta. Con lei ci sono un paio di amici che la circondano e cercano di interporre un “diaframma” tra noi e lei. Ci avviciniamo a la chiamiamo: «Appena esco - dice gentilmente - vi dico due parole». Nel frattempo sono arrivati sul pianerottolo anche altri tre ultrà. Erano con Pietro, lì, a pochi metri da lui, quando Pietro è caduto da 8 metri d’altezza. Uno di loro, che sembra un po’ il leader del gruppo, ci chiede cosa siamo venuti a fare. 15,30: una infermiera esce dal reparto e chiama la compagna di Pietro. Le consegna un pass e la accompagna fino alla stanza occupata dall’ultrà ferito. Cellulari “bollenti”. Partono e arrivano messaggi da amici e conoscenti. Spesso, però, bisogna spostarsi, uscire all’aperto, perché su pianerottolo della Rianimazione non c’è “campo”. I cellulari non trasmettono e non ricevono, si possono effettuare solo le chiamate d’emergenza. Avanti e indietro, un occhio al pianerottolo ed uno alla porta dalla quale la compagna Paola è entrata per vedere il suo Pietro. Paola resta dentro più di un’ora, gli altri si danno il cambio. È un reparto di altissima emergenza e dunque la permanenza all’interno, anche per i parenti, è contingentata. L’unica per la quale i medici ammettono una timida deroga è proprio lei, la compagna. Agli amici ultrà sono assegnati soltanto alcuni muniti. Alle 16,30 Paola esce: «Cosa posso dirvi ? - rivolgendosi a noi - , è stazionario. Sono fiduciosa nell’operato dei medici. Ho speranza». Nel frattempo la Spal ha pubblicato il bollettino medico aggiornato: «Pietro - cita la nota medica - è ancora in coma farmacologico e le condizioni restano stazionarie. Si conferma che non ci sono danni cerebrali. Rimane un importante trauma al torace con fratture costali multiple ed una importante contusione polmonare. Confermate fratture multiple di alcune vertebre; è in programma un approfondimento diagnostico mirato mediante valutazione neurochirurgia ed ortopedica. La frattura del bacino è stata contenuta mediante fissatore. La prognosi resta tuttora riservata». Grazie all’intervento del dottore Gabriele Anania e del dottore Roberto Rizzati, che hanno contattato i colleghi della Rianimazione dell’ospedale Borgo Trento di Verona, è stato possibile avere un bollettino medico aggiornato sul tifoso biancazzurro. La Spal, intanto, fa sapere che sta seguendo la vicenda, esprimendo fiducia nei confronti del reparto di Rianimazione dell’ospedale di Borgo Trento. Bisogna tenere conto, ed è un fattore comprensibilmente molto importante, che l’ultrà ferrarese è caduto da 8 metri sul cemento, senza nulla che abbia potuto attutire il violentissimo impatto. Nella sequenza video dell’infortunio si nota un amico che cerca di trattenerlo: con ogni probabilità è una mossa, oltreché istintiva, che si rivelerà anche importante per il decorso delle lesioni riportate da Pietro. Dalla notte che cala si attendono novità confortanti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
