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Nella sala d’attesa i ragazzi della Ovest con il fiato sospeso

dall’inviato
Nella sala d’attesa i ragazzi della Ovest con il fiato sospeso

Volti tirati, poca voglia di parlare e cellulari “bollenti” Il direttore del reparto: «Decisive le prossime ore»

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VERONA. Messaggi, di ogni tipo, su ogni social, da ogni angolo di questo ospedale Borgo Trento sovrastato da un maestoso eliporto. Da ogni angolo, perché spedire messaggi e telefonare dal pianerottolo della Rianimazione è un problema serio. Occorre scendere al primo piano e cercare l’uscita. Una certa rabbia e la paura di ricevere brutte notizie corrono velocissime sulla rete. Facciamo un piccolo blitz nel lungo corridoio degli studi medici e bussiamo alla porta del direttore della Rianimazione, il professore Vinicio Danzi. «Avanti, sto riposando, ma venga avanti», sussurra, accendendo le luci. Sono circa le 13,45. Si accomoda sulla sedia principale del suo e ci chiede di accomodarci. «Vede - ci spiega - , io ho un concetto molto alto del vostro lavoro, ma dovete capire che per noi, qui, la prima cosa è la tutela del paziente. Non ci sono vie d’uscita. Non possiamo rilasciare nessuna dichiarazione se non dopo aver interpellate i familiari, in questo caso la compagna. Lei mi capirà». Ricordiamo sommessamente che stiamo soltanto facendo il nostro lavoro e che spesso chi guarda in cagnesco i giornalisti il giorno dopo è il primo a presentarsi in edicola. Senza alcun riferimento personale. «Ah, su questo ha perfettamente ragione, su questo concordo con lei», dice allora il prof.

Ci sentiamo un po’ confortati e nello stesso tempo capiamo lo stato d’animo di chi è qui a sperare che un suo caro stia bene, migliori.

«Stiamo facendo tutto quello che è nelle nostre possibilità. Speriamo bene», conclude il medico. Salutiamo con una nota di speranza del professore, Pietro dovrebbe farcela. E questa volta siamo tutti a fare il tifo per lui. Usciamo dallo studio del direttore di reparto, scortati dagli occhi puntati verso di noi degli amici ultrà. Anche loro a fare il tifo per Pietro. I cellulari sono “bollenti”, si mandano informazioni agli amici a Ferrara. A Ferrara sono tanti gli amici di Pietro e di Paola, due commercianti che “fanno i mercati”, come dicono loro, un lavoro faticoso ma che loro due fanno con passione. A Ferrara sono molto conosciuti, Pietro e Paola. Per questo, diciamo ad uno degli ultrà, solo per questo siamo qui. Sperando di poter scrivere, stasera (ieri per chi legge) che Pietro sta meglio, che Pietro è fuori pericolo.

L'ospedale civile di Verona è situato nel quartiere di Borgo Trento, un quartiere che dà il nome all’ospedale che si trova nella zona nord della città scaligera. Si trova in piazzale Stefani e fa parte dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona assieme al policlinico universitario Giambattista Rossi di Borgo Roma. È stato oggetto di profonda ristrutturazione che ha portato alla costruzione del nuovo polo chirurgico.

Tra i vari reparti di eccellenza si distinguono proprio la neurochirurgia, la geriatria e l'unità coronarica. Anche per questo le speranze di vedere Pietro presto fuori da queste mura d’ospedale poggiano su buone basi di partenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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