La Nuova Ferrara

Sport

La Spal adesso crede nella A

di Paolo Negri
La Spal adesso crede nella A

Serie B. Ascesa continua e secondo posto: società e squadra trattano il premio-promozione

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. La Spal dà fastidio. La Spal fa paura. Bastano due indizi, nemmeno tre. Prima cosa: ormai non c’è squadra che quando affronta i biancazzurri non cambi il proprio modulo tattico, per cercare contromisure nel tentativo di arginare la banda Semplici. Ultimo esempio, il Perugia. Secondo aspetto: le dichiarazioni degli avversari, di turno o a distanza. Il ventaglio è ampio: dallo stucchevole «la Spal gioca con dieci uomini dietro la linea della palla... la Spal sfrutta le ripartenze...» al non aderente «la Spal è affiatata perchè ha tanti elementi che giocano insieme da anni». Verità assai parziale: contro Ascoli ed Entella erano in campo dall’inizio solo tre elementi della scorsa stagione; a Verona e con il Perugia, due. E allora?

Ultima perla. Alla vigilia dell’anticipo interno di venerdì sera contro il Bari (poi perso 3-4 dai padroni di casa), intervistato da Tuttomercatoweb il d.s. del Benevento - Salvatore Di Somma - a precisa domanda/considerazione (La Spal l'altra sorpresa: però non si dichiarano per la promozione...) ha risposto:

«Come noi sono una grande realtà. Una squadra importante. Fino alla fine tenteranno di andare in serie A. Una squadra che prende Floccari e ha già Antenucci ha il dovere di provare ad andare in Serie A. I paraculo sono sempre dappertutto (sorride, ndr). Noi invece lo diciamo: ci crediamo».

Il fatto che in casa Spal non rilascino dichiarazioni sopra le righe, non facciano proclami, non significa essere... paraculi (Di Somma docet). Il clan biancazzurro è più realista del re, ma ciò non vuol dire che si nasconda. La prova: società e squadra hanno iniziato a discutere dell’eventuale premio-promozione.

Lo diciamo chiaramente: fanno bene, è giustissimo, è logico. Intanto perchè anche questa è pianificazione, non si possono trascinare all’ultimo questioni di tal genere. E poi - e soprattutto - è il segnale, chiaro ed inequivocabile, che tutti (proprietà, dirigenza, staff tecnico, giocatori) ci credono. Nella serie A, ovvio.

Sarebbe delittuoso se non fosse così. Gli obiettivi sono cambiati, lo ha detto e lo sta dicendo il campo. È sacrosanto che in casa Spal si ritenga di poter compiere un’impresa epocale. Semplici ha allestito un collettivo straordinario: 15 risultati utili nelle ultime 16 gare, il secondo posto solitario (sinonimo di promozione diretta) riconquistato grazie ai ko di Benevento e Verona ed alla vittoria di sabato sul Perugia: successo sofferto (al cospetto di un grande avversario), ma da squadra matura, che sa ciò che vuole, che lo ottiene. Notevole solidità, eccellente spirito di gruppo, individualità in grado di fare la differenza. Arrivata a questo punto, la Spal ha il diritto e il dovere di provarci. Secondo posto a -3 dal Frosinone capolista, a +2 su Benevento e Verona rispettivamente terzo e quarto, a +10 sulla prima esclusa dai play off.

Mancano ancora 15 turni al termine della stagione regolare, un’eternità. Può succedere di tutto e non è banale affermarlo. Non sappiamo se la Spal reggerà (lo pensiamo, questo sì), se verrà promossa direttamente o se farà i play off (la convinzione è che vada su). Di sicuro merita ampiamente di trovarsi lassù ed ha i mezzi per correre fino all’ultimo per salire in serie A. In 27 giornate i biancazzurri hanno conquistato 48 dei 50 punti che rappresentavano l’obiettivo di inizio stagione per giungere a una salvezza tranquilla: dire che sono andati oltre le aspettative, è poco. Ma sarebbe poco anche accontentarsi. Sedersi non avrebbe senso. La notizia della trattativa per il premio-promozione è quindi la più bella che potesse esserci. Vuol dire che ci sono fiducia, determinazione e convinzione di potercela fare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google