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Alla "Pecora nera" nelle vene c'è sangue spallino

Alla "Pecora nera" nelle vene c'è sangue spallino

Il club di Mirabello è tra i più longevi della provincia. Il presidente Verri: qui l'atmosfera è tutta bincazzurra

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MIRABELLO. È fra gli Spal club più longevi della provincia di Ferrara: lo Spal Club di Mirabello, che ha sede al bar “La pecora nera”. Fondato da Settimio Casari il 22 giugno 1973, il club è poi stato presieduto da Gino Malagò, Rino Maia ed Antonio Daini. Il 15 settembre 2000 è stato eletto l'attuale presidente del sodalizio del centralissimo corso Italia a Mirabello: Delfo Egidio Verri, altro uomo di Spal, al pari di Ilario Longhi e Remo Vaccari menti storiche del club. Qui si parla e si vive di Spal: del passato e dei giorni nostri. «Il club è nato poco meno di 45 anni fa - dice il presidente Verri -, è stato fondato da Settimio Casari e dal suo amico Rino Maia: all’inizio eravamo oltre 400 iscritti. Ci colleghiamo agli ideali dei fondatori, fatti di sportività. Oggi siamo 40 e siamo uno Spal Club particolare...».
Come mai?
Nel senso che quando la Spal gira, da Mirabello ci muoviamo pure in 100. C'è una grande partecipazione alle feste: tutti entrano in un'atmosfera biancazzurra, che colpisce anche chi allo stadio neanche ci mette piede. Al Mazza andiamo in una trentina».
Ha qualche aneddoto da raccontare?
«Abbiamo molti ricordi... Ho cominciato ad andare allo stadio nel 1962, andavo in bicicletta. Abbiamo avuto delle grandissime soddisfazioni, apprezzando grandi giocatori del passato che tutt'oggi contattiamo perché la nostalgia è tanta. C'è sangue biancazzurro che scorre nelle vene di tutti».
Qualche nome di giocatori che ancora sentite?
«Massei e molti altri. Eravamo anche in contatto col povero Manfrin. Sono amico di Bizzarri, giocatori che danno quella carica in più, come Pellissier, che è nato praticamente a Mirabello: esempio di grande professionalità».
Dica la verità: si aspettava così in alto la Spal di oggi?
«Ad agosto, ci sono dei testimoni, quando abbiamo fatto la festa per la promozione con i fuochi d'artificio, avevo detto che era una squadra da play off. Il modo di fare della società era di tenere calmo l'ambiente, avevo fiducia, anche perché c'era il modo giusto di stare in serie B. Ho detto sempre che ci voleva entusiasmo, anche perché senza entusiasmo non riesci a fare niente. Penso che in società abbiano capito questa cosa. Con Mattioli ci sentiamo spesso, a lui le mezze misure non piacciono. La serie A? Oggigiorno ce la possiamo giocare, dipenderà da molti fattori, mi sento che la società la senta come noi sportivi che, se ci sarà la possibilità di andarci, beh, non se la lascerà scappare. I Colombarini e Mattioli dirigono in modo sano».
Lorenzo Montanari

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