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Mister Dirani «Vi spiego il progetto Reno» 

Mister Dirani «Vi spiego il progetto Reno» 

Calcio Promozione. Viaggio nel club centese che coniuga risultati e investimenti sul vivaio

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RENO CENTESE. Parlare del “progetto Reno” implica il fatto di dover tenere in conto, contemporaneamente, una serie di fattori. Ma, soprattutto, va raccontata una sensibilità in grado di osservare. Una capacità spesso assente o trascurata nei club, ma fondamentale per il mister del Reno Centese, Andrea Dirani: tecnico della prima squadra e della Juniores, il fulcro dell'attività tecnica della formazione blu-azzurra. Il quale racconta la sua entusiasmante avventura in terra centese. «Quando sono stato chiamato a Reno - rivela il tecnico ravennate - la prima cosa su cui mi sono concentrato è stata quella di rendere credibile la mia figura, le mie idee e quello che avevo in testa: ovvero, obiettivi a medio-lungo termine, che sommati alla disponibilità e alla fiducia della società danno come risultato un progetto». Il termine in questione si può declinare così, secondo Dirani, pur venendo spesso utilizzato impropriamente, «riempiendosi di questa parola la bocca».
Il progetto tecnico del Reno, nello specifico, è difficile da spiegare in poche battute, ma Andrea Dirani cerca di farlo: «Un'idea di quello che stiamo facendo a Reno - afferma il mister - ve la posso dare: quando ho iniziato, tre stagioni fa, sono stato criticato all'inizio per il doppio ruolo di allenatore. Qualcuno disse che non avrei curato i dettagli dei giovani juniores, altri che eravamo spacciati e che saremmo retrocessi direttamente. Dentro di me ho sempre pensato: “speriamo che sbaglino”. Ma ero consapevole di come sarebbe andata la stagione. Anche nei momenti di difficoltà, nonostante nulla fosse scontato». Per la cronaca, la prima stagione a Reno si è conclusa con la vittoria del girone regionale Juniores e con la prima squadra sesta a tre punti dai playoff. Un risultato bissato lo scorso anno per gli Under, mentre la prima squadra ha raggiunto i playoff, sfumati per la regola dei 6 punti di distanza. Un obiettivo possibile quest'anno? Il Reno e Dirani lo sperano.
«Non posso dire dove possiamo arrivare ma sicuramente il progetto funziona. Vedete? E' facile usare la parola “progetto” - scherza Dirani - se arrivano i risultati o, almeno, si raggiungono gli obiettivi prefissati ad inizio stagione: altrimenti rischia di rimanere solo una parola. Sono anche stato criticato molto per la scelta dei molti giovani schierati, visto che già tre anni fa scendevano in campo dei '97/'96. Non ricordo squadre che impiegavano 7-8 fuoriquota in partenza».
« Ma se un giovane è bravo - svela la soluzione del dilemma Dirani - non deve essere considerato fuoriquota: va formato per diventare un giovane esperto, dentro e fuori dal campo». Creando un'alchimia assieme agli «esperti positivi» di uno spogliatoio, come li definisce Dirani. Cioè, giocatori che «sanno mettersi ancora in gioco in un gruppo».
«Posso dire di essere soddisfatto: gli obiettivi di classifica sono stati raggiunti e speriamo di raggiungerli anche quest'anno». Se nel Reno trovano spazio tanti giovani, anche chi se n'è andato, per scelta tecnica o altri motivi, «sta disputando buoni campionati in valide categorie. Quindi, il progetto funziona. Perché il progetto siamo noi: lo staff tecnico, i dirigenti, la società, una metodologia di lavoro fuori e dentro al campo, che opera prima sul singolo, poi sul sistema. Programmando e simulando quello che si vuole ottenere, con tecniche e strategie ben accurate. Perché bisogna saper parlare con “domande aperte”, ma soprattutto bisogna saper osservare». E tutto questo, Andrea Dirani ha cercato di portarlo a Reno. Una ricetta che molti suoi colleghi stanno cogliendo. Impiegando i giovani non solo perché sono fuoriquota, ma perché «sono giocatori di valore», lungo quel passaggio «che molti giovani faticano a fare, perché trasforma dei ragazzi in uomini, in campo e nello spogliatoio. Ringrazierò sempre mister Maurizio Giordani - conclude -: colui che mi ha insegnato ad osservare, fin da quando avevo 14 anni».
Mirco Peccenini

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