tennis
In libreria la storia del Masters raccontata da Remo Borgatti
FERRARA. Torna in libreria Remo Borgatti con “Il Masters - Storia del più atipico torneo di tennis” (Effepi Libri, 349 pagine, 17 euro) con la prefazione di Stefano Semeraro. L’autore ferrarese è...
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FERRARA. Torna in libreria Remo Borgatti con “Il Masters - Storia del più atipico torneo di tennis” (Effepi Libri, 349 pagine, 17 euro) con la prefazione di Stefano Semeraro. L’autore ferrarese è venuto in redazione a presentarcelo.
Borgatti, com’è nato questo nuovo libro?
«È il terzo che scrivo sul tennis: il primo aveva come tema i 4 tornei del Grande Slam, il secondo era la biografia di un grande campione (l’australiano Rod Laver, ndr), questo l’ho scritto con l’intento, la speranza di colmare una lacuna: non c’è niente di simile pubblicato in Italia né altrove».
Di cosa tratta?
«È la storia di un torneo particolare, atipico, con una formula che lo rende tale, e tanto discusso, oltre a essere quello di chiusura della stagione, al quale accedono i migliori 8. Nel corso della sua storia hanno provato ad attaccargli l’etichetta di campionato del mondo, ma non è così; però, se qualcosa lo distingue dagli altri tornei, lo fa anche definire tale, avendo i gironi eliminatori: puoi perdere una o anche due partite e vincerlo ugualmente».
Come si passa dalla passione per la pallavolo al tennis?
«La pallavolo è stata il mio sport di riferimento, perché l’ho praticato e poi frequentato come dirigente e collaboratore di quotidiani. Era una cosa più locale, il tennis ha un respiro più ampio. Non faccio classifiche, sono appassionato di tanti altri sport, ma il tennis lo seguo da sempre: entrando nell’ambiente, andando un paio di volte in Australia ad assistere all’Open e a Madrid, è diventata anche l’opportunità di scrivere, trovando anche agganci in quel mondo».
Una curiosità che troveremo nel libro?
«Il Masters è un torneo che per sua natura è una curiosità in sé, è successo qualche volta che ci fossero alcune sconfitte “pilotate”: sapendo che con un risultato ti sarebbe cambiato l’avversario, sono venuti fuori risultati anomali o addirittura ritiri, formula che è poi stata corretta dagli organizzatori. I più famosi furono i ritiri di Borg e Vilas lo stesso anno».
È un libro per appassionati o per tutti?
«Sicuramente per gli appassionati e per chi vuole saperne di più, specie i giovani che non hanno conosciuto grandi campioni del passato: è aggiornato a novembre scorso, ma parte dal 1970».(s.a.)
Borgatti, com’è nato questo nuovo libro?
«È il terzo che scrivo sul tennis: il primo aveva come tema i 4 tornei del Grande Slam, il secondo era la biografia di un grande campione (l’australiano Rod Laver, ndr), questo l’ho scritto con l’intento, la speranza di colmare una lacuna: non c’è niente di simile pubblicato in Italia né altrove».
Di cosa tratta?
«È la storia di un torneo particolare, atipico, con una formula che lo rende tale, e tanto discusso, oltre a essere quello di chiusura della stagione, al quale accedono i migliori 8. Nel corso della sua storia hanno provato ad attaccargli l’etichetta di campionato del mondo, ma non è così; però, se qualcosa lo distingue dagli altri tornei, lo fa anche definire tale, avendo i gironi eliminatori: puoi perdere una o anche due partite e vincerlo ugualmente».
Come si passa dalla passione per la pallavolo al tennis?
«La pallavolo è stata il mio sport di riferimento, perché l’ho praticato e poi frequentato come dirigente e collaboratore di quotidiani. Era una cosa più locale, il tennis ha un respiro più ampio. Non faccio classifiche, sono appassionato di tanti altri sport, ma il tennis lo seguo da sempre: entrando nell’ambiente, andando un paio di volte in Australia ad assistere all’Open e a Madrid, è diventata anche l’opportunità di scrivere, trovando anche agganci in quel mondo».
Una curiosità che troveremo nel libro?
«Il Masters è un torneo che per sua natura è una curiosità in sé, è successo qualche volta che ci fossero alcune sconfitte “pilotate”: sapendo che con un risultato ti sarebbe cambiato l’avversario, sono venuti fuori risultati anomali o addirittura ritiri, formula che è poi stata corretta dagli organizzatori. I più famosi furono i ritiri di Borg e Vilas lo stesso anno».
È un libro per appassionati o per tutti?
«Sicuramente per gli appassionati e per chi vuole saperne di più, specie i giovani che non hanno conosciuto grandi campioni del passato: è aggiornato a novembre scorso, ma parte dal 1970».(s.a.)
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