La Nuova Ferrara

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Spal, Semplici ha ragione in tutto 

di Paolo Negri
Spal, Semplici ha ragione in tutto 

La sconfitta in Irpinia non pregiudica nulla. E il massiccio turnover era più che logico

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FERRARA. «Burro... burro...».
Ecco il coro che, una partita sì e l’altra pure, si alza negli stadi brasiliani all’indirizzo di questo o quell’allenatore. Il riferimento non è al grasso alimentare. Burro in portoghese significa somaro, ed è la massima espressione di offesa che i tifosi di ogni parte del Brasile rivolgono ai “loro” mister.


Ora, in questa tanto affascinante quanto strana città che è Ferrara, distante 9.000 chilometri dal Paese sudamericano, c’è chi vorrebbe dare del burro a Leonardo Semplici. Anzi, c’è chi lo sta facendo esplicitamente: basta dare un’occhiatina sui social, una delle principali tragedie dei giorni nostri. E perché? Per il massiccio turnover che, nelle convinzioni di alcuni, ha portato alla sconfitta di Avellino ed al complicarsi della corsa alla promozione in serie A.


Con tutto il rispetto: se si pensa una cosa del genere, siamo alla... follia. Serve equilibrio, non si può passare dall’euforia più totale, dal sentirsi direttamente in Champions, dal pretendere uno stadio più capiente, alla depressione massima, al pessimismo cosmico, al disfattismo, alla critica feroce, all’affermare che non vogliono andare su (sentita anche questa). Ma a che punto siamo arrivati?


La Spal ad Avellino ha giocato male (o comunque sottotono, principalmente per gran parte della ripresa) ed ha perso. Ok. Ma Semplici è un genio se ne cambia nove e vince a Salerno, ed è burro se rispetto al Frosinone opera otto cambi e cade in Irpinia? Qual è il metro di giudizio? Solo il risultato? E certe cose si possono sostenere a posteriori?
Che una rotazione di organico così massiccia possa essere sorprendente, soprattutto nell’ingessato mondo del calcio italiano ed in base ai costumi conservatori di pubblico e stampa, è innegabile. Ma la Spal ad Avellino non è stata messa sotto, non si è esposta a chissà quali rischi, non ha sofferto particolarmente. Il confine tra risultato positivo e negativo è molto labile: le due occasioni di Finotto nel primo tempo, il rilancio di Migliorini che in avvio di ripresa si trasforma casualmente in assist per Eusepi (con la difesa spallina colpevolmente sorpresa). Ma anche la disgraziata uscita del portiere cesenate Agliardi che trasforma la sconfitta del Frosinone in un pareggio benedetto per i ciociari.


Al di là di tutto ciò, riteniamo che Semplici abbia ragione in tutto e che - oggi - non si possano mettere in discussioni le qualità del nocchiero che ha condotto e sta conducendo la Spal al punto più alto della sua storia dal 1968 a oggi. Le sue scelte di Avellino hanno risposto a precisi criteri di valutazione: tre partite (Frosinone, Avellino, Novara) in dieci giorni, quattro (aggiungiamoci Brescia) in quindici; due gare (Avellino e Novara) in cinque giorni con in mezzo il viaggio di andata e quello di ritorno per e dall’Irpinia; la necessità di gestire un organico alle prese con qualche forzata defezione; la risposta che le “alternative” avevano dato a Salerno; l’esigenza di proteggere le energie di attaccanti (Antenucci e Floccari) di grandissima qualità ed efficacia ma non di primissimo pelo.


E ancora: si crede forse che Semplici e la squadra non vogliano essere promossi? Che non si rendano conto di quale occasione è questa per il loro curriculum, per le loro prospettive?


L’allenatore già venerdì sera ha messo il petto in fuori e si è assunto delle responsabilità, magari non in relazione a quelle che ha definito giustamente sue scelte ma ha comunque fatto da scudo e anche questa è un’attitudine che gli rende merito. La corsa continua, aspra, serrata, difficile, imprevedibile. Di certo in questa corsa la Spal ci resta in pieno, e con intatte chance. È però necessario che l’ambiente tutto non ceda alle critiche di pancia, ma che ci siano unione, compattezza, forza, convinzione.

In questo momento più che mai. Mancano nove giornate al termine, il volatone è lanciato, gli altri sprinter sono temibili. Non siamo così ipocriti dal sostenere che arrivati a questo punto l’obiettivo non è la promozione, diretta. Lo è eccome, e va perseguito con tutti gli argomenti. L’opportunità è ghiottissima, non diciamo unica perché il futuro è nel grembo di Giove. Epperò, lamentarsi per una sconfitta ad Avellino, per una Spal a due punti dalla vetta, per una Spal appaiata al Verona, è francamente ingeneroso.

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