Spal, effetto Mora Il ruolo del Filosofo
di Paolo Negri
La sua capacità di superarsi ha trascinato tutta la squadra
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FERRARA. Spal lanciata verso la serie A. Lo dicono i fatti, le cifre, la realtà: primo posto solitario, maggior numero di punti (ovvio...), più alto numero di vittorie (18), minor numero di sconfitte (7), miglior attacco (57 gol all’attivo), terza miglior difesa (33 reti incassate). Quest’ultimo è un dato importante, ma non il più rilevante: il Pisa - penultimo - cosa se ne fa della sua retroguardia impenetrabile (26 gol subìti)? Ad ennesima dimostrazione che serve equilibrio, in tutto, ma che segnare resta la cosa di maggior impatto.
Il tutto condito dalla forza e dall’unione del collettivo, dalla qualità di molti singoli, dalle intuizioni di mister Semplici. Prima ha preso a utilizzare Mora mezz’ala, in Lega Pro, quando serviva. Poi, in B, l’ha definitivamente impiegato in quel ruolo. E Mora, al debutto in categoria e in un ruolo mai rivestito (con continuità, intendiamo) in carriera, ha segnato 7 gol e servito 3 o 4 assist, oltre ad offrire un rendimento globalmente elevatissimo. A Brescia, dove ha fatto doppietta, il Filosofo ha impressionato per trance agonistica. Era ovunque, ha fatto tutto: corso, contrastato, recuperato, cucito, rilanciato, impostato, concluso, realizzato. Un leader a tutto tondo. Era stato indicato come il più in forse tra gli acciaccati, alla fine ha giocato la sua gara migliore. È stato capace di superarsi nel momento in cui serviva - serve - lo sforzo in più. Ad immagine della Spal. L’immagine della Spal.
Non possiamo sapere come terminerà la stagione (promozione diretta, basta arrivare tra le prime due; o play off), ma una cosa è evidente: la Spal, questa Spal, sta scrivendo la storia. L’ultima stagione dei biancazzurri in serie A è quella del 1967/68: se tornassero nella massima categoria a distanza di 49 anni, va da sè che si tratterebbe di un fatto epocale. Le possibilità crescono. Adesso, a sette giornate dal termine e con 21 punti in palio, tutto è ancora possibile ma la Spal si è messa in posizione di forza rispetto alle rivali dirette Frosinone e Verona. Proprio l’Hellas sulla carta ha il calendario più difficile (Cittadella, Bari, Perugia, Vicenza, Entella, Carpi prima della chiusura a Cesena) ma non si creda che quello della squadra di mister Semplici sia agevole. Niente tabelle, e molto dipenderà dal momento. Ad esempio: il Latina - ora ultimo - cerca la salvezza attraverso i play out, ma il 22 come sarà messo? Se perdesse a Salerno e se arrivasse l’ulteriore penalizzazione... Tutto è relativo, le possibilità sono infinite, per chiunque.
Per banale che possa sembrare, è davvero innegabile che le restanti gare andranno affrontate “una alla volta”. E guai snobbare gli avversari. A Pasquetta arriva il Trapani? Non ci si aspetti una passeggiata. Visto cosa stanno combinando i siciliani? 4 gol al Bari, la vittoria di Benevento, 3 reti al Perugia... Calori li ha rivitalizzati e portati da un disperatissimo ultimo posto a quella che al momento sarebbe una tanto miracolosa quanto meritata salvezza. Ci sarà da battagliare, con il Trapani. Servirà un blocco unico: squadra e pubblico. Al top.
Domenica sera a Brescia, in pizzeria, una combriccola di vecchi amici discuteva su quanti giocatori della rosa spallina andrebbero confermati in serie A, su che rinforzi servirebbero, sull’opportunità o meno di prendere gli stranieri, e così via dicendo. Calma. Non siamo ancora a quel punto. Servono realismo, attenzione, concentrazione. Piedi per terra, nessuna facile illusione. Ci si deve affidare ai pregi del gruppo e di mister Semplici.
Dopo le consecutive sconfitte con Frosinone ed Avellino, giunte a spezzare una serie di 12 risultati utili consecutivi, la Spal ha ripreso la propria corsa spazzando via 5 gol a 1 Novara e Brescia. Non era facile, non era scritto, non era scontato. Cosa sta a significare? Grandissima forza mentale. Fame. Voglia di vincere e di conquistare la serie A. Compattezza. Capacità - ormai conclamata - di superare varie assenze. Identità di squadra, qualità di gioco, concretezza. Semplici a Brescia ha incartato il collega Cagni. Ne ha neutralizzato lo schema iniziale col trequartista. Lo ha surclassato quando il tecnico locale è passato a speculare 5-3-2. La Spal ha vinto 3-1, ma quante altre occasioni - nitide - ha avuto per rendere più abbondante il bottino? Le due conclusioni di Zigoni nel primo tempo, i colpi di testa di Giani e Cremonesi, l’opportunità di Ghiglione, la chance sprecata da Costa che, in contropiede, è andato al tiro anzichè mettere in mezzo per il piattone di Zigoni (e lì Semplici si è davvero infuriato). Forse dimentichiamo anche qualcosa. Sicuramente ci sono state altre azioni manovrate assai interessanti, magari abortite all’ultimo, per un dettaglio. Nessuno, in categoria, crea così tanto. E, in assoluto, tengono il passo solo Napoli ed Atalanta.
L’arbitro ha sbagliato a non concedere la rete al Brescia quando Meret nel finale ha fatto il... miracolo sull’autogol di Ghiglione? Sì, ha sbagliato. Come nel primo tempo quando ha ammonito per simulazione Zigoni (che così verrà squalificato) anzichè concedere rigore (la riga fa parte dell’area) o punizione dal limite (si era proprio a cavallo dei sedici metri). Ciò che ha la Spal è tutto meritatissimo, sacrosanto, guadagnato sul campo. È la soddisfazione più grande. Un primo posto conquistato nel segno della crescita e della continuità di rendimento, discriminante - quest’ultima - che in un campionato così equilibrato ed imprevedibile fa la differenza. Ora non resta che concludere l’opera.
Il tutto condito dalla forza e dall’unione del collettivo, dalla qualità di molti singoli, dalle intuizioni di mister Semplici. Prima ha preso a utilizzare Mora mezz’ala, in Lega Pro, quando serviva. Poi, in B, l’ha definitivamente impiegato in quel ruolo. E Mora, al debutto in categoria e in un ruolo mai rivestito (con continuità, intendiamo) in carriera, ha segnato 7 gol e servito 3 o 4 assist, oltre ad offrire un rendimento globalmente elevatissimo. A Brescia, dove ha fatto doppietta, il Filosofo ha impressionato per trance agonistica. Era ovunque, ha fatto tutto: corso, contrastato, recuperato, cucito, rilanciato, impostato, concluso, realizzato. Un leader a tutto tondo. Era stato indicato come il più in forse tra gli acciaccati, alla fine ha giocato la sua gara migliore. È stato capace di superarsi nel momento in cui serviva - serve - lo sforzo in più. Ad immagine della Spal. L’immagine della Spal.
Non possiamo sapere come terminerà la stagione (promozione diretta, basta arrivare tra le prime due; o play off), ma una cosa è evidente: la Spal, questa Spal, sta scrivendo la storia. L’ultima stagione dei biancazzurri in serie A è quella del 1967/68: se tornassero nella massima categoria a distanza di 49 anni, va da sè che si tratterebbe di un fatto epocale. Le possibilità crescono. Adesso, a sette giornate dal termine e con 21 punti in palio, tutto è ancora possibile ma la Spal si è messa in posizione di forza rispetto alle rivali dirette Frosinone e Verona. Proprio l’Hellas sulla carta ha il calendario più difficile (Cittadella, Bari, Perugia, Vicenza, Entella, Carpi prima della chiusura a Cesena) ma non si creda che quello della squadra di mister Semplici sia agevole. Niente tabelle, e molto dipenderà dal momento. Ad esempio: il Latina - ora ultimo - cerca la salvezza attraverso i play out, ma il 22 come sarà messo? Se perdesse a Salerno e se arrivasse l’ulteriore penalizzazione... Tutto è relativo, le possibilità sono infinite, per chiunque.
Per banale che possa sembrare, è davvero innegabile che le restanti gare andranno affrontate “una alla volta”. E guai snobbare gli avversari. A Pasquetta arriva il Trapani? Non ci si aspetti una passeggiata. Visto cosa stanno combinando i siciliani? 4 gol al Bari, la vittoria di Benevento, 3 reti al Perugia... Calori li ha rivitalizzati e portati da un disperatissimo ultimo posto a quella che al momento sarebbe una tanto miracolosa quanto meritata salvezza. Ci sarà da battagliare, con il Trapani. Servirà un blocco unico: squadra e pubblico. Al top.
Domenica sera a Brescia, in pizzeria, una combriccola di vecchi amici discuteva su quanti giocatori della rosa spallina andrebbero confermati in serie A, su che rinforzi servirebbero, sull’opportunità o meno di prendere gli stranieri, e così via dicendo. Calma. Non siamo ancora a quel punto. Servono realismo, attenzione, concentrazione. Piedi per terra, nessuna facile illusione. Ci si deve affidare ai pregi del gruppo e di mister Semplici.
Dopo le consecutive sconfitte con Frosinone ed Avellino, giunte a spezzare una serie di 12 risultati utili consecutivi, la Spal ha ripreso la propria corsa spazzando via 5 gol a 1 Novara e Brescia. Non era facile, non era scritto, non era scontato. Cosa sta a significare? Grandissima forza mentale. Fame. Voglia di vincere e di conquistare la serie A. Compattezza. Capacità - ormai conclamata - di superare varie assenze. Identità di squadra, qualità di gioco, concretezza. Semplici a Brescia ha incartato il collega Cagni. Ne ha neutralizzato lo schema iniziale col trequartista. Lo ha surclassato quando il tecnico locale è passato a speculare 5-3-2. La Spal ha vinto 3-1, ma quante altre occasioni - nitide - ha avuto per rendere più abbondante il bottino? Le due conclusioni di Zigoni nel primo tempo, i colpi di testa di Giani e Cremonesi, l’opportunità di Ghiglione, la chance sprecata da Costa che, in contropiede, è andato al tiro anzichè mettere in mezzo per il piattone di Zigoni (e lì Semplici si è davvero infuriato). Forse dimentichiamo anche qualcosa. Sicuramente ci sono state altre azioni manovrate assai interessanti, magari abortite all’ultimo, per un dettaglio. Nessuno, in categoria, crea così tanto. E, in assoluto, tengono il passo solo Napoli ed Atalanta.
L’arbitro ha sbagliato a non concedere la rete al Brescia quando Meret nel finale ha fatto il... miracolo sull’autogol di Ghiglione? Sì, ha sbagliato. Come nel primo tempo quando ha ammonito per simulazione Zigoni (che così verrà squalificato) anzichè concedere rigore (la riga fa parte dell’area) o punizione dal limite (si era proprio a cavallo dei sedici metri). Ciò che ha la Spal è tutto meritatissimo, sacrosanto, guadagnato sul campo. È la soddisfazione più grande. Un primo posto conquistato nel segno della crescita e della continuità di rendimento, discriminante - quest’ultima - che in un campionato così equilibrato ed imprevedibile fa la differenza. Ora non resta che concludere l’opera.
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