Spal, con 14 punti la A è sicura
In palio ne restano 18, il vantaggio su Verona e Frosinone è di 5 con scontri diretti a sfavore
FERRARA. Sei giornate alla fine. 18 punti in palio. La Spal è prima, da sola, e ne ha 5 di vantaggio sul tandem Verona-Frosinone. Niente tabelle, ma una botta di conti, a questo punto, viene spontaneo farla. Considerando che i biancazzurri sono in svantaggio negli scontri diretti sia con l’Hellas che con i ciociari, significa che da qui in avanti la squadra di Semplici per essere matematicamente certa della promozione diretta in serie A dovrebbe conquistare 4 punti in meno delle due rivali. Quindi 14, ammettendo che Verona e Frosinone vincano tutte le restanti gare ed intaschino i relativi 18 punti. Ipotesi, quest’ultima, francamente improbabile.
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Quindi? Avanti a testa bassa, pedalando forte, pensando partita dopo partita. Una certezza, però: il successo di lunedì contro il Trapani ha avuto valenza immensa, grande peso specifico, impatto sulla classifica. Un segnale preciso alle avversarie, che con una giornata in meno da disputare si trovano con aumentato (il Frosinone) o immutato (il Verona) handicap (-5, appunto) sui biancazzurri. La pressione è tutta su di loro. Sul Frosinone, che dovrà ripartire dopo la scoppola interna con il Novara. Sul Verona, fischiatissimo dai propri tifosi nonostante l’affermazione contro un Cittadella superiore nel gioco ma fermato (anche) da un rigore non concesso e da una traversa nemica.
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E poi conta molto il modo in cui è arrivata, la vittoria spallina di Pasquetta. In rimonta, cercando e volendo il successo, con la capacità di sormontare il repentino svantaggio, di andare oltre i propri limiti di giornata (quelli del primo tempo), sfoderando carattere, personalità, determinazione, solidarietà. Il gruppo è stato decisivo e ha dato energia a ogni individualità, i singoli hanno esaltato i compagni e hanno fatto la differenza. E’ un tutto, un completamento reciproco. E teniamo ben presente che anche a fronte di un pessimo, o negativo, o inferiore al solito, primo tempo, la Spal in quella frazione ha comunque creato quattro occasioni di pericolo (la chance dell’immediato 1-1 di Schiattarella, il palo di Mora, il rigore reclamato dallo stesso per l’intervento di Legittimo, la girata di Antenucci) al cospetto di un Trapani ottimo per organizzazione, qualità, gioco, momento di forma. E superiore nel passo, nel ritmo.
Almeno fino a quando la Spal non lo ha schiacciato all’indietro, nella ripresa, esprimendo una potenza, un cambio di marcia, una pressione, un furore agonistico (i palloni sradicati in tackle da Mora, da Costa, da Del Grosso - entrato a pochi spiccioli dal termine ma esprimendo uno slancio leonino -, dallo stesso Antenucci che pressava come un ossesso andando anche sul portiere) che hanno dato vita ad un monologo, premiato dalla doppietta del bomber. E messo in cassaforte dal miracolo finale di Meret. Non ci sono grandi squadre senza grandi giocatori. E non esistono grandi giocatori senza il supporto del collettivo che permetta loro di salire alla ribalta esprimendosi secondo potenziale.
La Spal adesso è più che mai padrona del proprio destino. È attesa da tre gare esterne (Latina, Spezia e Terni) ed altrettante in casa (Cittadella, Pro Vercelli, Bari). Un calendario non scontato (tre avversarie si giocano i play off, altre tre la salvezza) ma sulla carta più agevole del cammino del Verona (Bari e Perugia fuori, il derby interno col Vicenza, la trasferta di Chiavari, il Carpi, chiusura a Cesena) e dello stesso Frosinone (a Terni, con lo Spezia, a Salerno, il Trapani, a Benevento, ultima con la Pro Vercelli). Ma non facciamo conto su quello. Basiamoci su quanto sta mostrando la Spal, sulla sua voglia di serie A. È ciò che conta per davvero. Più di tutto.
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