E il canto della Curva è virale
di Marco Nagliati
Malinconico e accattivante lega il passato al presente. Merli: la nostra storia sta cambiando
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FERRARA. C’è un canto che sa di antico: emerge dalle nebbie di un passato malmostoso. C’è un coro che, da sabato mentre la Spal metteva l’elmetto e difendeva il 2-1 con il Latina, è diventato virale. Non solo effetto social, pure un puro propagarsi di passione.
“Per quelli che son sempre stati qui, per quelli che hanno visto la serie D: noi ce ne andiamo, ce ne andiamo in serie A”.
Da un paio di giorni ritma dentro le migliaia di appassionati spallini. Risuona a mezze labbra. Un altro dirompente effetto della cavalcata dei “Semplici’s boys”. Dalla Lega Pro alla massima serie calcistica nazionale. È nostalgia quella cui attinge la curva, con aggiunta di orgoglio. Malinconia ed effervescenza. Rinascita spallina. Il significato di essere stati tifosi quando i tempi erano perigliosi, la sensazione di meritarsi tutta questa magia. Per le generazioni che non hanno bevuto l’amaro, sentire i vecchi capitani di ventura può aiutare a capire meglio il presente. Perché Ferrara sta tornando ad indossare il biancazzurro. Assessore Merli, cosa significa sentirsi spallini nel profondo?
Un sospiro... «Credo che questa proprietà, dirigenti tecnici e giocatori, stiano rendendo felice una città intera. Appassionati di Spal o meno. È una sorta di clima diverso che si respira. Dopo tante vicende tristi... Sì, lo sport rende tutti un po’ più sereni. Però, dai: deve ancora succedere». Il soggetto, ovvio, è la promozione in A.
I tempi di Mazza, le sfide agli squadroni metropolitani, la leggende della prima provinciale che faceva parlare di sé a livello nazionale, per intere generazioni hanno rappresentato le favole dei nonni. Intrecciate ai racconti di guerra e alle durezze della vita contadina. «Ho trentotto anni, la Spal manca dalla A da cinquanta: io sono uno di questi - confida Merli -; seguo la squadra da quando sono bambino e dico soltanto una cosa, giusto per capirci: la serie B l’ho vista soltanto un anno. Questa è la seconda annata». Come dire: il resto è stato un atto di fede.
«La serie A l’ha gustata mio zio, ed è lui che mi ha portato allo stadio le prime volte - prosegue l’assessore -; quando mi parlava del passato spallino erano storie distanti. Le ultime generazioni non hanno mai vissuto tutto questo. Quelli che sono bambini adesso, crescendo potranno invece raccontare che le hanno vissute certe emozioni. È un momento di svolta della storia spallina».
«E proprio poco fa stavo pensando, guardando alle altre realtà che ci apparivano così lontane: se sono state promosse Carpi e Crotone, se Chieti ed Empoli sono salite di categoria e reggono perché non può accadere anche a Ferrara?». Già, assessore: perché? «Okay, però andiamo piano che la scaramanzia ha un suo peso. Mi limito ad osservare che tutti ci credono, che allenatore e squadra sono meravigliosi. Vincono in quanto molto uniti. Poi c’è una proprietà che è decisamente eccellente». Partito il conto alla rovescia... «Nemmeno per sogno. Una sola annotazione: l’8 maggio è il compleanno del presidente Mattioli, il 18 c’è il mio. Certi regali sarebbero bene accetti». E la colonna sonora, sulle note della Nannini, viaggia tra curva e tribuna: “Per quelli che... Noi ce ne andiamo in serie A”.
“Per quelli che son sempre stati qui, per quelli che hanno visto la serie D: noi ce ne andiamo, ce ne andiamo in serie A”.
Da un paio di giorni ritma dentro le migliaia di appassionati spallini. Risuona a mezze labbra. Un altro dirompente effetto della cavalcata dei “Semplici’s boys”. Dalla Lega Pro alla massima serie calcistica nazionale. È nostalgia quella cui attinge la curva, con aggiunta di orgoglio. Malinconia ed effervescenza. Rinascita spallina. Il significato di essere stati tifosi quando i tempi erano perigliosi, la sensazione di meritarsi tutta questa magia. Per le generazioni che non hanno bevuto l’amaro, sentire i vecchi capitani di ventura può aiutare a capire meglio il presente. Perché Ferrara sta tornando ad indossare il biancazzurro. Assessore Merli, cosa significa sentirsi spallini nel profondo?
Un sospiro... «Credo che questa proprietà, dirigenti tecnici e giocatori, stiano rendendo felice una città intera. Appassionati di Spal o meno. È una sorta di clima diverso che si respira. Dopo tante vicende tristi... Sì, lo sport rende tutti un po’ più sereni. Però, dai: deve ancora succedere». Il soggetto, ovvio, è la promozione in A.
I tempi di Mazza, le sfide agli squadroni metropolitani, la leggende della prima provinciale che faceva parlare di sé a livello nazionale, per intere generazioni hanno rappresentato le favole dei nonni. Intrecciate ai racconti di guerra e alle durezze della vita contadina. «Ho trentotto anni, la Spal manca dalla A da cinquanta: io sono uno di questi - confida Merli -; seguo la squadra da quando sono bambino e dico soltanto una cosa, giusto per capirci: la serie B l’ho vista soltanto un anno. Questa è la seconda annata». Come dire: il resto è stato un atto di fede.
«La serie A l’ha gustata mio zio, ed è lui che mi ha portato allo stadio le prime volte - prosegue l’assessore -; quando mi parlava del passato spallino erano storie distanti. Le ultime generazioni non hanno mai vissuto tutto questo. Quelli che sono bambini adesso, crescendo potranno invece raccontare che le hanno vissute certe emozioni. È un momento di svolta della storia spallina».
«E proprio poco fa stavo pensando, guardando alle altre realtà che ci apparivano così lontane: se sono state promosse Carpi e Crotone, se Chieti ed Empoli sono salite di categoria e reggono perché non può accadere anche a Ferrara?». Già, assessore: perché? «Okay, però andiamo piano che la scaramanzia ha un suo peso. Mi limito ad osservare che tutti ci credono, che allenatore e squadra sono meravigliosi. Vincono in quanto molto uniti. Poi c’è una proprietà che è decisamente eccellente». Partito il conto alla rovescia... «Nemmeno per sogno. Una sola annotazione: l’8 maggio è il compleanno del presidente Mattioli, il 18 c’è il mio. Certi regali sarebbero bene accetti». E la colonna sonora, sulle note della Nannini, viaggia tra curva e tribuna: “Per quelli che... Noi ce ne andiamo in serie A”.
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