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Pierobon, il recordman «Una Spal da applausi» 

Pierobon, il recordman «Una Spal da applausi» 

L’ex portiere è il secondo per presenze in biancazzurro dietro Boldrini Ora è al Cittadella e domani sarà premiato dal club assieme a Cantagallo

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FERRARA. Quando s’incontrano Spal e Cittadella è buona consuetudine fare due chiacchiere con uno dei simboli della storia biancazzurra. Andrea Pierobon, infatti, rappresenta il secondo giocatore con più presenze nella storia della società estense (263), dietro a Giulio Boldrini (288) e davanti a Oscar Massei (244). Il portierone nativo proprio di Cittadella, arrivò alla Spal nel 1997 e rimase a difenderne la porta per ben sette stagioni consecutive. Ora è il preparatore dei portieri del Cittadella, prossimo avversario dei biancazzurri. Tra l’altro, domani, la Spal premierà durante l’intervallo sia Pierobon che Gabriele Cantagallo nella consueta passerella dedicata alle vecchie glorie biancazzurre. Cantagallo ha giocato con la Spal dal ’64 al ’69 (due stagioni in B e tre in A).
Pierobon, prima di parlare del match di domani. Immaginava di vedere una favola sportiva come quella che sta vivendo la Spal?
«Sicuramente immaginavo prima o poi di vedere la Spal in serie B e già per questo va dato atto al progetto fatto dalla proprietà. Adesso, vedere la Spal lottare per andare in serie A è una cosa inaspettata da parte di tutti, ma veramente meritata per quanto sta facendo la squadra in campo. Applausi. Sto seguendo la Spal da inizio anno e devo dire che sta facendo tutte le cose nel modo giusto. L’organico è ottimo, poi a gennaio sono intervenuti nella maniera giusta per rafforzare la rosa. Sicuramente un’altra arma in più è il popolo ferrarese, con il grande tifo, la passione e l’entusiasmo attuale che non so nemmeno io come definirli. Tutti sono uniti per l’obiettivo e questo è importante. Personalmente so cosa può darti la gente a Ferrara e anche questo sta facendo la differenza».
Avete recentemente incontrato il Verona. Che differenze ci sono tra le due squadre e come vede questo finale di campionato includendo naturalmente nella corsa anche il Frosinone?
«Con il Frosinone, sia all’andata che al ritorno, non meritavamo di perdere. Hanno grande qualità individuali. La stessa cosa può dirsi del Verona. Per la recente sconfitta subita, siamo ancora qui a mangiarci le mani perché per noi era una partita fondamentale che potevamo far nostra».
Rispetto alla gara d’andata, la Spal è cambiata in cosa?
«Oltre ad avere grandi giocatori è una squadra che gioca in maniera collettiva. E’ di certo quella che mi ha impressionato di più e, per continuità e costanza, merita assolutamente di star davanti a tutte le altre. L’unica cosa che è cambiata è stato il rafforzamento della rosa a gennaio».
Che Cittadella dobbiamo aspettarci?
«Sicuramente quando si gioca ogni tre giorni qualcosa potrà cambiare negli equilibri. Magari ci sarà una turnazione da ambo le parti, ma la nostra filosofia di gioco – come quella della Spal – non cambierà: verremo per giocarci la nostra partita come sempre e lo faremo all’interno di uno stadio che offrirà una grandissima cornice di pubblico e che sappiamo potrà essere un’arma importante per la Spal».
Visto lo stato di forma, si può dire che Cittadella e Spezia siano attualmente le favorite in caso di disputa dei playoff?
«Non credo, è prematuro per dirlo. Da qui alla fine tenteremo di fare più punti possibili per entrare nella griglia in una condizione di vantaggio. I playoff sono un mini campionato, gare speciali e particolari con vari fattori che possono fare la differenza. Ci sono comunque ancora cinque partite da giocare e tante cose possono cambiare, con tante squadre che possono dire ancora la loro»
Già prima della gara d’andata ci aveva parlato di grandi prospettive per Meret. Come sta vedendo la sua rapida ascesa?
«E’ un portiere giovanissimo. Sta facendo delle cose importanti: nell’ultimo periodo ha preso delle sicurezze e a mio parere ha ancora margine di miglioramento. Si sta affermando in una squadra importante. Sarà uno dei portieri del futuro per il calcio italiano».
Alessio Duatti

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