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Spal, un piede e mezza scarpa in serie A 

Spal, un piede e mezza scarpa in serie A 

Il patron Francesco Colombarini si sbilancia dopo la vittoria di martedì sul Cittadella

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FERRARA. Due a uno. E' questo ormai il risultato “della Spal”. Sono tre gare di fila che i biancazzurri si impongono con questo punteggio: Trapani, Latina e Cittadella. Sono tre gare che si soffre fino all'ultimo minuto, che si mettono a dura prova le coronarie ma, ed è quello che più conta, alla fine si portano a casa i tre punti. Anche la partita contro il Cittadella di martedì al Mazza ha dimostrato ancora una volta che questa è una squadra, un gruppo, uno staff tecnico con gli attributi. Raramente in questa stagione - non consideriamo la partita di settembre con il Verona quando si doveva ancora prendere confidenza con la categoria - si è vista una Spal tanto sballottata e in difficoltà come nel primo tempo contro il Cittadella. Non si riusciva a costruire gioco, non si ricorda un solo pericolo degno di questo nome creato dalle parti di Alfonso. Una Spal lenta, slegata e anche in apparente difficoltà fisica.
Nella ripresa, come col Trapani, è uscita dagli spogliatoi una Spal diversa. Una Spal che ha trovato presto e bene la via della rete con una magistrale inzuccata di Giani su corner di Del Grosso. Un gol che ha ricordato molto quello realizzato dal capitano a novembre a Novara. Da lì si è sviluppata un'altra gara: la Spal ha preso coraggio e sull'asse Antenucci-Schiavon-Zigoni ha costruito una seconda rete da applausi. Il gol del Cittadella ha messo un pochino di pepe al finale, ma a onor del vero non sono stati creati altri pericoli dalle parti di Meret e la formazione veneta non è mai andata nemmeno vicina a siglare il 2-2. Ed ora? Ed ora verrebbe da dire che è quasi fatta. Forse si può anche togliere il quasi, ma siccome nel calcio la scaramanzia regna sovrana fino a che non c'è il conforto della matematica è bene essere prudenti. Se un uomo saggio come patron Francesco Colombarini - a proposito eterna gratitudine a lui e al figlio Simone per avere reso possibile questo sogno e per il loro modo di essere e di comportarsi con serenità in ogni momento, non solo in quelli belli delle vittorie ma anche nelle (poche) sconfitte - dice «abbiamo un piede e una mezza scarpa in serie A» sa quello che dice. A quattro giornate dal termine la Spal ha 73 punti, frutto di 21 vittorie, 10 pareggi a fronte di sole 7 sconfitte. Il vantaggio è di sette punti sul Verona che è a quota 66 e di otto sul Frosinone a quota 65. In più c'è un vantaggio di sedici punti sulle due quarte, Perugia e Cittadella appaiate a quota 57. I numeri sono eloquenti, non c'è da trarre ancora nessuna conclusione ma chi in questo momento in presenza di questi numeri e questa situazione non vorrebbe essere la Spal? Spal che è stata tenuta in piedi da tanti pilastri ma nelle ultime due gare non si può non evidenziare che Antenucci si è caricato di peso sulle sue spalle la squadra. Giocatore di classe cristallina, di carisma e personalità che ha messo a più riprese in campo nei momenti di difficoltà. Due esempi su tutti: il controllo della palla e l'imbeccata per Schiavon in occasione della rete del raddoppio di Zigoni e la gestione della palla nell'ultimo minuto di gioco nel recupero. Ha messo al sicuro la sfera nei pressi della bandierina del calcio d'angolo lontano dalla porta di Meret, prendendo anche un fallo a favore dopo un lungo “trattamento” da parte dei giocatori del Cittadella. Dettagli forse. Ma che hanno un significato e hanno portato la Spal dove si trova ora. Mister Semplici sentiva in modo particolare questa partita, al punto da arrivare a fare anche un appello al pubblico per vedere incitare i ragazzi già dalla fase del riscaldamento. Il popolo ha risposto alla grande ed è stato meraviglioso vedere mister Semplici stesso poi emozionarsi durante i festeggiamenti e invitare tutto il pubblico in gradinata, tribuna e curva ad abbracciarsi come stavano facendo i ragazzi in campo. Un grande condottiero, una grande squadra alla quinta vittoria consecutiva e una grande società che hanno saputo ricreare un entuasiasmo mai visto a Ferrara.
Andrea Tebaldi

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