Spal, l’urlo strozzato Annullato il gol della A
di Paolo Negri
Zigoni entra e segna ma la rete viene invalidata per un presunto fuorigioco
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FERRARA. La Spal non batte la Pro Vercelli e non viene promossa in A. Per ora. L'occasione era ghiottissima, la vittoria significava matematica certezza del grande salto. Il ritorno nella massima serie dopo 49 anni. Come non detto. La tensione ha forse attanagliato i biancazzurri, sfortuna (palo di Antenucci) e zampino arbitrale (gol annullato a Zigoni) hanno fatto il resto.
Il "Mazza" è un calderone che ribolle, trepida, sospira, incita. Emozione ed emozioni. Attesa, impazienza, fiducia. Un cocktail di sentimenti, di stati d'animo. La data, l'appuntamento e l'occasione sono da storia: non si può mancare questo giro del destino. La Curva alza i decibel, da subito; il resto dello stadio va all'unisono. La partita forse non è granchè ma non potrebbe essere diversamente: troppo importante, il bottino. La tensione rode lo stomaco ed attanaglia le gambe. L'avvio non è sciolto, il gioco manca di fluidità, non c'è pressione. La Pro se ne giova, si distende, reclama un rigore all'11' per spinta di Bonifazi su La Mantia. Tutto nella norma. Per la Spal ed il suo popolo conta solo una cosa: il risultato. Da ottenere attingendo ad ogni risorsa. Floccari, reduce da acciacchi ed infine preferito a Zigoni, si batte come un beau diable; Lazzari pigia sull'acceleratore; Mora alterna giochi di prestigio all'uso della baionetta. Si grida al gol quando al 21' Lazzari sgomma e deposita sulla testa di Mora: incornata di precisione, Vives salva sulla linea. Dai che ci siamo... Per davvero? I canti della Ovest suonano da richiamo per attaccare e segnare lì, nella porta sotto il tempio dei sogni. Ma i minuti scorrono, non senza diritto a qualche brivido. Come al 28' quando serve un grande Meret per dire no a Morra. D'altra parte, senza un po' di sofferenza non sarebbe Spal, è nel Dna non tanto di questa squadra quanto di questi colori e di chi li porta nel cuore. Vibrazioni a mille. Collera collettiva quando sembra solare il rigore su Floccari, dopo spunto di Schiattarella. La gente non ci sta ed impreca. Crede di poter esultare quando prima Mora e poi Floccari, in rapidissima sequenza, non trovano la conclusione vincente da distanza ravvicinata. Provedel schiaffeggia il tiro-cross di Schiattarella ed è un delirio collettivo, tifo alle stelle ed anche di più. Ma si arriva all'intervallo senza il tanto invocato urlo liberatorio.
Durante l'intervallo un abituale gufetto abbandona il ramoscello in tribuna ove suole stare appollaiato lanciando le sue nefaste profezie. Pare che non serva ad alcunchè. La Spal macina, rumina, ci mette anima e garretti ma non trova il plus decisivo. Schiattarella esce per fastidi muscolari, entra Schiavon. Poi Zigoni rileva Floccari. Eguelfi su punizione mette una paura tremenda. Ed il cronometro diventa un nemico implacabile. Cremonesi, su corner di Costa, incorna alto e porta le mani ai capelli. Di peggio all'87' quando il capolavoro di Antenucci si infrange sul palo. Ultimi assalti, con Finotto al posto di Lazzari. Punizione di Costa, irrompe Zigoni ed è gol. Il boato viene strozzato: rete annullata per fuorigioco. Millimetrico, nel caso. Convalidare la rete della serie A non sarebbe stato scandaloso. La festa è rimandata. Pazienza.
Il "Mazza" è un calderone che ribolle, trepida, sospira, incita. Emozione ed emozioni. Attesa, impazienza, fiducia. Un cocktail di sentimenti, di stati d'animo. La data, l'appuntamento e l'occasione sono da storia: non si può mancare questo giro del destino. La Curva alza i decibel, da subito; il resto dello stadio va all'unisono. La partita forse non è granchè ma non potrebbe essere diversamente: troppo importante, il bottino. La tensione rode lo stomaco ed attanaglia le gambe. L'avvio non è sciolto, il gioco manca di fluidità, non c'è pressione. La Pro se ne giova, si distende, reclama un rigore all'11' per spinta di Bonifazi su La Mantia. Tutto nella norma. Per la Spal ed il suo popolo conta solo una cosa: il risultato. Da ottenere attingendo ad ogni risorsa. Floccari, reduce da acciacchi ed infine preferito a Zigoni, si batte come un beau diable; Lazzari pigia sull'acceleratore; Mora alterna giochi di prestigio all'uso della baionetta. Si grida al gol quando al 21' Lazzari sgomma e deposita sulla testa di Mora: incornata di precisione, Vives salva sulla linea. Dai che ci siamo... Per davvero? I canti della Ovest suonano da richiamo per attaccare e segnare lì, nella porta sotto il tempio dei sogni. Ma i minuti scorrono, non senza diritto a qualche brivido. Come al 28' quando serve un grande Meret per dire no a Morra. D'altra parte, senza un po' di sofferenza non sarebbe Spal, è nel Dna non tanto di questa squadra quanto di questi colori e di chi li porta nel cuore. Vibrazioni a mille. Collera collettiva quando sembra solare il rigore su Floccari, dopo spunto di Schiattarella. La gente non ci sta ed impreca. Crede di poter esultare quando prima Mora e poi Floccari, in rapidissima sequenza, non trovano la conclusione vincente da distanza ravvicinata. Provedel schiaffeggia il tiro-cross di Schiattarella ed è un delirio collettivo, tifo alle stelle ed anche di più. Ma si arriva all'intervallo senza il tanto invocato urlo liberatorio.
Durante l'intervallo un abituale gufetto abbandona il ramoscello in tribuna ove suole stare appollaiato lanciando le sue nefaste profezie. Pare che non serva ad alcunchè. La Spal macina, rumina, ci mette anima e garretti ma non trova il plus decisivo. Schiattarella esce per fastidi muscolari, entra Schiavon. Poi Zigoni rileva Floccari. Eguelfi su punizione mette una paura tremenda. Ed il cronometro diventa un nemico implacabile. Cremonesi, su corner di Costa, incorna alto e porta le mani ai capelli. Di peggio all'87' quando il capolavoro di Antenucci si infrange sul palo. Ultimi assalti, con Finotto al posto di Lazzari. Punizione di Costa, irrompe Zigoni ed è gol. Il boato viene strozzato: rete annullata per fuorigioco. Millimetrico, nel caso. Convalidare la rete della serie A non sarebbe stato scandaloso. La festa è rimandata. Pazienza.
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