Fabbri promuove la Spal «Serie A come un sogno»
Il grande ex difensore: il traguardo non sfuggirà, sarebbe chiaro e meritato «I bimbi si appassioneranno. Io nel ’68 avevo 9 anni e mezzo, con la Juve c’ero»
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FERRARA. Franco Fabbri, detto “Panto”, ferrarese, spallino doc ed ex biancazzurro. Tre volte con la Beneamata: al settore giovanile, poi nella squadra di Caciagli, infine protagonista della promozione in C1 con Gibì. Appassionato e intenditore, incarna l’anima del popolo in attesa. La Spal tornerà in serie A?
«Mi pare che non possano esserci dubbi. Sarebbe una promozione meritatissima: più netta e chiara di così... Il bello è che nessuno se l’aspettava».
Il segnale che si puntava all’obiettivo?
«L’acquisto di Floccari a gennaio. Lì c’è stato il cambio di marcia. Nel senso: il club è uscito allo scoperto, ha dimostrato di crederci, ha fatto capire a tutti che la serie A era traguardo inseguito con consapevolezza. Altrimenti la società avrebbe acquistato una punta giovane, non uno con la carriera di Floccari. Che tra l’altro mi sembra un bravo ragazzo, uno che si è inserito alla perfezione nel gruppo: i grandi giocatori sono così, spesso più semplici e umili dei mediocri».
Franco, lei che se ne intende: domani a Terni la Spal quanta pressione avrà addosso?
«Una premessa: chi ha visto il fuorigioco che ha portato all’annullamento del gol di Zigoni contro la Pro Vercelli? Nessuno, anche i giocatori piemontesi una volta subìta la rete non hanno accennato ad una protesta. Altrove non avrebbero invalidato quella rete. Che sarebbe stata quella della matematica promozione, ed ora non saremmo qui a disquisire sul se, come e quando arriverà l’ascesa. Detto ciò, la pressione è normale che ci sia, devi sentirla per avere più carica. La Spal dovrà scendere in campo con tensione. Quella giusta, ma pur sempre tensione. E poi rischia di più la Ternana, che si gioca la salvezza».
Ma sarà una gara difficilissima...
«E allora? Lo sono tutte, per chiunque. Anche quelle contro le squadre già retrocesse. Credete che il Latina contro il Perugia non voglia mettersi in mostra? I giocatori devono guadagnarsi un contratto altrove per la prossima stagione».
I suoi Oscar agli spallini?
«Mister Semplici si è dimostrato molto intelligente fin dal suo arrivo, è passato presto al 5-3-2. Lazzari ha grandi doti, ti punta, ti salta e - soprattutto - crossa dal fondo, non dalla trequarti, i suoi sono assist e non traversoni. Bonifazi la prima volta che l’ho visto pensavo fosse un centrocampista. Ha piedi e forza fisica, il difficile è confermarsi ma ha tutto per emergere. Ma più di tutti dico Mora: come è possibile che abbia esordito in B a 28 anni? Ha temperamento, corsa, abbina qualità alla quantità, calcia con i due piedi, è forte di testa, difende, imposta e segna. Non capisco perchè in giro non se ne siano accorti prima, non gli abbiano dato una chance. Sono le stranezze del calcio, e ci sono anche troppi stranieri».
La Spal in A cosa significherebbe?
«Un’altra immagine per la città, un impulso al turismo, più visibilità, un riconoscimento per il club, il ritorno là dove la Spal ha fatto storia. Traino ed entusiasmo per i bambini, per le nuove generazioni, affinchè tifino Spal e si avvicinino alla pratica del calcio. La A regalerebbe un sogno. Quello che a quell’età ho coltivato anch’io. Ricordo come fosse oggi l’ultima gara in A, con la Juve, 0-1. Avevo 9 anni e mezzo, ero in curvino, posso dire anche che tempo faceva: pioveva».
Domani può esserci l’arcobaleno.
Paolo Negri
«Mi pare che non possano esserci dubbi. Sarebbe una promozione meritatissima: più netta e chiara di così... Il bello è che nessuno se l’aspettava».
Il segnale che si puntava all’obiettivo?
«L’acquisto di Floccari a gennaio. Lì c’è stato il cambio di marcia. Nel senso: il club è uscito allo scoperto, ha dimostrato di crederci, ha fatto capire a tutti che la serie A era traguardo inseguito con consapevolezza. Altrimenti la società avrebbe acquistato una punta giovane, non uno con la carriera di Floccari. Che tra l’altro mi sembra un bravo ragazzo, uno che si è inserito alla perfezione nel gruppo: i grandi giocatori sono così, spesso più semplici e umili dei mediocri».
Franco, lei che se ne intende: domani a Terni la Spal quanta pressione avrà addosso?
«Una premessa: chi ha visto il fuorigioco che ha portato all’annullamento del gol di Zigoni contro la Pro Vercelli? Nessuno, anche i giocatori piemontesi una volta subìta la rete non hanno accennato ad una protesta. Altrove non avrebbero invalidato quella rete. Che sarebbe stata quella della matematica promozione, ed ora non saremmo qui a disquisire sul se, come e quando arriverà l’ascesa. Detto ciò, la pressione è normale che ci sia, devi sentirla per avere più carica. La Spal dovrà scendere in campo con tensione. Quella giusta, ma pur sempre tensione. E poi rischia di più la Ternana, che si gioca la salvezza».
Ma sarà una gara difficilissima...
«E allora? Lo sono tutte, per chiunque. Anche quelle contro le squadre già retrocesse. Credete che il Latina contro il Perugia non voglia mettersi in mostra? I giocatori devono guadagnarsi un contratto altrove per la prossima stagione».
I suoi Oscar agli spallini?
«Mister Semplici si è dimostrato molto intelligente fin dal suo arrivo, è passato presto al 5-3-2. Lazzari ha grandi doti, ti punta, ti salta e - soprattutto - crossa dal fondo, non dalla trequarti, i suoi sono assist e non traversoni. Bonifazi la prima volta che l’ho visto pensavo fosse un centrocampista. Ha piedi e forza fisica, il difficile è confermarsi ma ha tutto per emergere. Ma più di tutti dico Mora: come è possibile che abbia esordito in B a 28 anni? Ha temperamento, corsa, abbina qualità alla quantità, calcia con i due piedi, è forte di testa, difende, imposta e segna. Non capisco perchè in giro non se ne siano accorti prima, non gli abbiano dato una chance. Sono le stranezze del calcio, e ci sono anche troppi stranieri».
La Spal in A cosa significherebbe?
«Un’altra immagine per la città, un impulso al turismo, più visibilità, un riconoscimento per il club, il ritorno là dove la Spal ha fatto storia. Traino ed entusiasmo per i bambini, per le nuove generazioni, affinchè tifino Spal e si avvicinino alla pratica del calcio. La A regalerebbe un sogno. Quello che a quell’età ho coltivato anch’io. Ricordo come fosse oggi l’ultima gara in A, con la Juve, 0-1. Avevo 9 anni e mezzo, ero in curvino, posso dire anche che tempo faceva: pioveva».
Domani può esserci l’arcobaleno.
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