il “de sisti day”
Il tributo della sua Ferrara per i 50 anni di carriera
di Marco Nagliati
In ricordo di Mario De Sisti, di seguito riproponiamo l’articolo del caposervizio della redazione sportiva scritto in occasione del “De Sisti day”, l’8 marzo di tre anni fa. Mani sul mento. Inquiete....
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In ricordo di Mario De Sisti, di seguito riproponiamo l’articolo del caposervizio della redazione sportiva scritto in occasione del “De Sisti day”, l’8 marzo di tre anni fa.
Mani sul mento. Inquiete. Occhiali che si storcono dopo tocchi nervosi. Lo sguardo basso a togliere virtuali granelli di polvere dal tavolo, orecchie ben tese per cogliere le sfumature di ogni singola frase. Mario De Sisti è emozionato, fatica a camuffarlo. Ieri mattina, nella sala Arazzi, era la sua festa. Il riconoscimento che il Comune gli ha tributato per i 50 anni spesi a favore del basket. A dare solennità alla benemerenza per meriti sportivi la presenza del sindaco Tiziano Tagliani, la figura austera e autorevole del presidente della Federbasket, Gianni Petrucci. A sostenere il valore della carriera, l’intervento via Skype del tecnico azzurro Simone Pianigiani. E poi, sullo sfondo, discreti ma presenti i giovani della 4 Torri: l’ultima nidiata di ragazzi che Mario sta allevando. Assieme ai giovani allenatori del team granata.
«Ha girato il mondo - racconta Dario Salvadego, che ha condotto con garbo la mattinata -, la sua casa ora è il Pala4T». La dimora di De Sisti è Ferrara».
Ed eccola lì, la città. Eccolo il pianeta della “palla a spicchi”. Schierato, intriso di avventure condivise col festeggiato. Luciana Pareschi del Coni, i grandi compagni d’avventura Pozzati, Perini e Bianchi. Furlani, con ancora addosso l’odore della Final Six di coppa. I presidenti: Mascellani, Bulgarelli, Moretti. Nonché Enrico Brandani, dalla cui idea è nata questa cerimonia. Questo “De Sisti day”.
Mario racchiude il passato e il presente del basket, gli mettono davanti impegni per il futuro. Lui, settantaduenne, è commosso. Tanto. Si alza in piedi, voce strozzata, che prenderà vigore man mano che srotola parole.
«Sono orgoglioso e onorato... Mi dispiace solo per l’età: vorrei tornare indietro e fare tante altre cose. La vecchiaia è bella, ma dura poco. Amo Ferrara e nella mia vita ho sempre cercato di rispettare due grandi insegnamenti di mio padre: la puntualità e il rispetto per gli altri. Questa giornata, con così tanti amici attorno, significa che qualcosa ho fatto».
Pianigiani lo invita ad allenare per un giorno la Nazionale, da luglio in ritiro. Treviso lo vuole per dirigere un camp con futuribili atleti Nba: tanta roba.
De Sisti sorride: «Vado avanti? Sì, se ci duro».
Tagliani lo accarezza con lo sguardo, sorride: «Con De Sisti c’è una sintonia di fondo per quel modo umano che ha di rapportarsi alle cose - dice il sindaco -: saper farsi voler bene ha un grande valore. Gli offriamo questo riconoscimento, una parola che ha un grandissimo significato: lo conosciamo di nuovo».
Gigi Moretti, che l’ha portato alla 4 Torri, non si perde in giri di parole: «Mario ci ha insegnato a stare al mondo».
Il presidente federale Petrucci ne ha vissute tante di cerimonie, eppure manifesta disponibilità. Si concede ai fotografi, alle telecamere. Ai taccuini. L’amicizia con De Sisti è trentennale: «Il basket ha un innato e straordinario senso di appartenenza. De Sisti è una bella personalità. Un personaggio genuino. Un elemento catalizzatore».
Mario: schietto e appassionato. Sanguigno e instancabile. Racconta Moretti: «Arriva in palestra al pomeriggio e se ne esce alla sera. Siamo una società piccola, però abbiamo oltre duecento bambini e dieci allenatori».
Arriva il momento della consegna della targa. Strette di mani, sorrisi. Petrucci sfoglia il libro che il giornalista-scrittore ferrarese Daniele Vecchi ha redatto sui 50 anni di basket di De Sisti. Sfoglia. Si sofferma: «Penso che Mario sia l’allenatore che ha girato di più il mondo», sussurra Petrucci. Già: Africa, America, Europa... Non c’è territorio inesplorato per Marione. Petrucci s’incammina verso lo scalone del Municipio, si ferma: «Ferrara è un posto importante per lo sport. Spal e basket sono molto amati. Sono sinceramente affezionato a questa città».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Mani sul mento. Inquiete. Occhiali che si storcono dopo tocchi nervosi. Lo sguardo basso a togliere virtuali granelli di polvere dal tavolo, orecchie ben tese per cogliere le sfumature di ogni singola frase. Mario De Sisti è emozionato, fatica a camuffarlo. Ieri mattina, nella sala Arazzi, era la sua festa. Il riconoscimento che il Comune gli ha tributato per i 50 anni spesi a favore del basket. A dare solennità alla benemerenza per meriti sportivi la presenza del sindaco Tiziano Tagliani, la figura austera e autorevole del presidente della Federbasket, Gianni Petrucci. A sostenere il valore della carriera, l’intervento via Skype del tecnico azzurro Simone Pianigiani. E poi, sullo sfondo, discreti ma presenti i giovani della 4 Torri: l’ultima nidiata di ragazzi che Mario sta allevando. Assieme ai giovani allenatori del team granata.
«Ha girato il mondo - racconta Dario Salvadego, che ha condotto con garbo la mattinata -, la sua casa ora è il Pala4T». La dimora di De Sisti è Ferrara».
Ed eccola lì, la città. Eccolo il pianeta della “palla a spicchi”. Schierato, intriso di avventure condivise col festeggiato. Luciana Pareschi del Coni, i grandi compagni d’avventura Pozzati, Perini e Bianchi. Furlani, con ancora addosso l’odore della Final Six di coppa. I presidenti: Mascellani, Bulgarelli, Moretti. Nonché Enrico Brandani, dalla cui idea è nata questa cerimonia. Questo “De Sisti day”.
Mario racchiude il passato e il presente del basket, gli mettono davanti impegni per il futuro. Lui, settantaduenne, è commosso. Tanto. Si alza in piedi, voce strozzata, che prenderà vigore man mano che srotola parole.
«Sono orgoglioso e onorato... Mi dispiace solo per l’età: vorrei tornare indietro e fare tante altre cose. La vecchiaia è bella, ma dura poco. Amo Ferrara e nella mia vita ho sempre cercato di rispettare due grandi insegnamenti di mio padre: la puntualità e il rispetto per gli altri. Questa giornata, con così tanti amici attorno, significa che qualcosa ho fatto».
Pianigiani lo invita ad allenare per un giorno la Nazionale, da luglio in ritiro. Treviso lo vuole per dirigere un camp con futuribili atleti Nba: tanta roba.
De Sisti sorride: «Vado avanti? Sì, se ci duro».
Tagliani lo accarezza con lo sguardo, sorride: «Con De Sisti c’è una sintonia di fondo per quel modo umano che ha di rapportarsi alle cose - dice il sindaco -: saper farsi voler bene ha un grande valore. Gli offriamo questo riconoscimento, una parola che ha un grandissimo significato: lo conosciamo di nuovo».
Gigi Moretti, che l’ha portato alla 4 Torri, non si perde in giri di parole: «Mario ci ha insegnato a stare al mondo».
Il presidente federale Petrucci ne ha vissute tante di cerimonie, eppure manifesta disponibilità. Si concede ai fotografi, alle telecamere. Ai taccuini. L’amicizia con De Sisti è trentennale: «Il basket ha un innato e straordinario senso di appartenenza. De Sisti è una bella personalità. Un personaggio genuino. Un elemento catalizzatore».
Mario: schietto e appassionato. Sanguigno e instancabile. Racconta Moretti: «Arriva in palestra al pomeriggio e se ne esce alla sera. Siamo una società piccola, però abbiamo oltre duecento bambini e dieci allenatori».
Arriva il momento della consegna della targa. Strette di mani, sorrisi. Petrucci sfoglia il libro che il giornalista-scrittore ferrarese Daniele Vecchi ha redatto sui 50 anni di basket di De Sisti. Sfoglia. Si sofferma: «Penso che Mario sia l’allenatore che ha girato di più il mondo», sussurra Petrucci. Già: Africa, America, Europa... Non c’è territorio inesplorato per Marione. Petrucci s’incammina verso lo scalone del Municipio, si ferma: «Ferrara è un posto importante per lo sport. Spal e basket sono molto amati. Sono sinceramente affezionato a questa città».
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