Un cordoglio senza fine per De Sisti
Tanti ricordano il decano dei coach di basket Ecco il tributo di Bianchini e Bianchi
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FERRARA. Continuano ad arrivare moltissimi messaggi di affetto e stima nei confronti del coach Mario De Sisti, scomparso sabato mattina dopo una lunga malattia. In ogni parte d’Italia, e non solo, il coach era considerato un grande maestro di sport e vita. Domani pomeriggio, alle 15, nella chiesa dell’Immacolata di piazzale Dante, si terranno i funerali alla presenza di moltissimi personaggi della palla a spicchi.
Certa già la presenza di Valerio Bianchini, che, poche ore dopo la scomparsa di De Sisti, lo ha voluto ricordare con parole toccanti sul proprio profilo Facebook: «Mario era un genio del basket - le parole del coach classe 1943, scudettato con Cantù, Roma e Pesaro, vincitore di due Coppe Campioni, un’Intercontinentale e una Coppa Coppe, ct della Nazionale ai Mondiali dell’86 e agli Europei dell’anno seguente -. La sua creatività totalmente anticonformista aveva nutrito di straordinarie illuminazioni il mio modo di vedere il basket e il suo mancare, oggi che tutto si fa in fotocopia, è una perdita irrimediabile. Ma quel che ci mancherà sarà l’eterno ragazzo che era riuscito a conservarsi per tutta la vita. Ci mancherà la sua risata irresistibile, la sua generosità, quel suo rispondere alla cattiveria del mondo con la sua innocenza, la sua perenne fiducia nel prossimo, la sua allegra intelligenza. Si dice che le amicizie più radicate nascano nell’adolescenza, quando i rapporti sono scevri da ogni interesse. Ho conosciuto Mario a 23 anni - ha chiuso il “Vate” Bianchini - e ho conservato la sua amicizia tanto a lungo perché era un’amicizia pura come quella dell’adolescenza».
Altro amico d’infanzia di De Sisti è Giorgio Bianchi: «Siamo stati compagni di classe al “Vincenzo Monti” - ricorda il numero 1 della Fip estense -, con Mario ho avuto sempre un rapporto di amicizia: ci siamo rispettati sempre a vicenda. Quando ha presentato il libro al Pala 4T, io volevo essere presente, mi sono pure commosso, anche perché lui per me non era solo il grande coach, ma pure il grande amico dell’infanzia. Di Mario ho conservo un ricordo molto bello. Mi piaceva vederlo buttare giù schemi in ogni momento su foglietti e tovaglioli: era entusiasta della pallacanestro. È morta la pallacanestro di Ferrara, nel senso che lui era la pallacanestro a Ferrara. Ha fatto tutto fino all’ultimo, il suo entusiasmo per la pallacanestro è sempre stato positivo per l’intero movimento. Quando era allenatore della nazionale cadetti trasmetteva grande entusiasmo ai giovani. A livello di Federazione avrebbe meritato qualcosa di più, ma il suo carattere particolare gli ha creato qualche problema. Ha lavorato in moltissime piazze - ha chiuso Bianchi -, a dimostrazione che lui valeva molto. Ha allenato in Svizzera, Uruguay e non solo, era amato e stimato da tutti. Con lui trascorrevamo ore meravigliose, assieme alla moglie Patrizia e alla figlia Stefania. Mario per me è la pallacanestro in Italia. La mia contentezza è stata averlo visto bene neanche una settimana fa».
Lorenzo Montanari
Certa già la presenza di Valerio Bianchini, che, poche ore dopo la scomparsa di De Sisti, lo ha voluto ricordare con parole toccanti sul proprio profilo Facebook: «Mario era un genio del basket - le parole del coach classe 1943, scudettato con Cantù, Roma e Pesaro, vincitore di due Coppe Campioni, un’Intercontinentale e una Coppa Coppe, ct della Nazionale ai Mondiali dell’86 e agli Europei dell’anno seguente -. La sua creatività totalmente anticonformista aveva nutrito di straordinarie illuminazioni il mio modo di vedere il basket e il suo mancare, oggi che tutto si fa in fotocopia, è una perdita irrimediabile. Ma quel che ci mancherà sarà l’eterno ragazzo che era riuscito a conservarsi per tutta la vita. Ci mancherà la sua risata irresistibile, la sua generosità, quel suo rispondere alla cattiveria del mondo con la sua innocenza, la sua perenne fiducia nel prossimo, la sua allegra intelligenza. Si dice che le amicizie più radicate nascano nell’adolescenza, quando i rapporti sono scevri da ogni interesse. Ho conosciuto Mario a 23 anni - ha chiuso il “Vate” Bianchini - e ho conservato la sua amicizia tanto a lungo perché era un’amicizia pura come quella dell’adolescenza».
Altro amico d’infanzia di De Sisti è Giorgio Bianchi: «Siamo stati compagni di classe al “Vincenzo Monti” - ricorda il numero 1 della Fip estense -, con Mario ho avuto sempre un rapporto di amicizia: ci siamo rispettati sempre a vicenda. Quando ha presentato il libro al Pala 4T, io volevo essere presente, mi sono pure commosso, anche perché lui per me non era solo il grande coach, ma pure il grande amico dell’infanzia. Di Mario ho conservo un ricordo molto bello. Mi piaceva vederlo buttare giù schemi in ogni momento su foglietti e tovaglioli: era entusiasta della pallacanestro. È morta la pallacanestro di Ferrara, nel senso che lui era la pallacanestro a Ferrara. Ha fatto tutto fino all’ultimo, il suo entusiasmo per la pallacanestro è sempre stato positivo per l’intero movimento. Quando era allenatore della nazionale cadetti trasmetteva grande entusiasmo ai giovani. A livello di Federazione avrebbe meritato qualcosa di più, ma il suo carattere particolare gli ha creato qualche problema. Ha lavorato in moltissime piazze - ha chiuso Bianchi -, a dimostrazione che lui valeva molto. Ha allenato in Svizzera, Uruguay e non solo, era amato e stimato da tutti. Con lui trascorrevamo ore meravigliose, assieme alla moglie Patrizia e alla figlia Stefania. Mario per me è la pallacanestro in Italia. La mia contentezza è stata averlo visto bene neanche una settimana fa».
Lorenzo Montanari
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