L'intervista
«Spal-Bologna darà fascino alla serie A»
di Paolo Negri
◗
Giuseppe Colombo e Riccardo CervellatiCervellati: i biancazzurri per salvarsi devono proseguire la politica attuale
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FERRARA. Il ritorno della Spal in serie A ha valenza assoluta, storica: dopo 49 anni è un fatto epocale. Figuriamoci per un ferrarese ed ex biancazzurro. Che oltretutto ha vissuto da protagonista - sia pure non nella massima categoria - il derby con il Bologna, vestendo entrambe le maglie. È il caso di Riccardo Cervellati, classe 1962, ora affermato agente, in passato protagonista sia al Mazza che al Dall’Ara.
Cervellati, che effetto fa la Spal in A?
«Speciale. Da bambino non l’ho mai vista giocare in A, quindi la ammirerò per la prima volta su questo palcoscenico. È un qualcosa di particolare che stiamo vivendo qui a Ferrara. Tutta la città, non solo la tifoseria, sta godendo di un momento magico. C’è un’atmosfera unica. E la Spal è... contagiosa».
Nel senso?
«Mi chiamano in tanti, da tutta Italia, per farmi i complimenti. A me... mica sono alla Spal! Ma c’è una sorta di identificazione, di aggancio col mio passato biancazzurro. La prima telefonata dopo la promozione è stata quella di Fabio Paratici, il d.s. della Juventus, che è un caro e vecchio amico».
Tornerà il derby Spal-Bologna, che in A manca dal 1968. Una sfida che negli anni ’80 e ’90 lei ha giocato con entrambe le maglie.
«Da bambino una domenica andavo a vedere la Spal, in B o C, e la domenica dopo mio padre - nato a Bologna - mi portava al Dall’Ara a vedere la serie A. Insomma, ho diviso le mie esperienze allo stadio con le due squadre che poi hanno segnato la mia carriera. Passare dagli spalti al campo per me è stato naturale a Ferrara, la mia città, con la squadra in cui sono cresciuto nelle giovanili. Lo è stato molto meno a Bologna. Ricordo perfettamente la prima volta. Stagione 1983/84, ero il “secondo” di Ferioli nella Spal di Galeone, al Dall’Ara ero in panchina ma all’ingresso guardai immediatamente verso il settore Distinti dove andavo con mio padre... Era serie C ma si giocò davanti a 40.000 spettatori. Vinse 1-0 il Bologna, gol di Donà».
Con la Spal, poi, una grande soddisfazione...
«Il derby di Coppa Italia nel 1987. Finì 1-1, si andò ai rigori: ne parai due a Pecci, uno nel corso dei tempi regolamentari e un altro nella serie decisiva dal dischetto. Così vincemmo 5-4. Poi, dal 1992, si capovolse tutto».
Cambiò maglia.
«Esatto. In tre anni giocai otto derby con il Bologna contro la Spal. Dal 92/93, in cui fui titolare nell’1-1 del ritorno a Ferrara, al 94/95, passando per le due famose gare di play off del 93/94, sempre davanti ad affluenze record».
Il ritorno del derby in A cosa significherà?
«Darà grande fascino. A Bologna la promozione della Spal è stata vista con positività e piacere. Sono contenti. Certo, a Ferrara è una partita ancor più sentita. Non mi perderò nessuna delle due gare».
La Spal cosa dovrà fare per restare in A?
«Proseguire la politica intrapresa in questi anni: è quella giusta. I conti economici sono più importanti di quelli sportivi, perchè il fallimento finanziario non è recuperabile, quello sportivo sì. E questo la proprietà spallina - che in più ha vinto - lo sa perfettamente. A livello di squadra, poi, serviranno tre o quattro giocatori, nei ruoli chiave. Va presa gente di esperienza, senza fare follie, poi andrà perseguita una politica dei giovani: adesso, tutte le big ti daranno le prime scelte».
Cervellati ha giocatori che possono fare al caso?
«Come agente non ho avuto contatti con la Spal. Tra l’altro mi sto dedicando a progetti diversi».
All’estero?
«Sì, all’estero. Tramite consolidati rapporti che ho da tempo in tutta l’area ex sovietica, ho portato quattro allenatori all’Academy del Terek Grozny, 6º nella A russa. Il presidente ceceno è anche al vertice del club, voleva ristrutturarlo con figure “europee” e si è affidato a me. Ho portato Della Morte, Cammarata, Di Bartolo e Doardo, lavorano lì da sei mesi (se n’è occupata anche la Gazzetta dello Sport; ndr). Ora mi hanno chiamato anche dal Krasnodar, dallo Zenit, dall’Anzhi. Una bella realtà, di lavoro e di sviluppo».
Ma lei opera anche ad altre latitudini, no?
«Con Beppe Colombo, agente Fifa, amico ed ex compagno di squadra alla Spal, ho creato rapporti in Belgio e Svezia per portare in Italia giovani di qualità, nazionali. Siamo stati anche all’Anderlecht, dove il vice allenatore è l’ex spallino David Sesa (ha appena rinnovato fino al 2019; ndr). Inoltre conosco bene pure la realtà croata».
Resterebbe da chiedersi se con un simile bagaglio Cervellati non avrebbe gradito un ruolo all’interno di una Spal di nuovo nell’élite. Ma lui più o meno glissa: «In questo ambiente e in questa situazione, dall’interno vivi le cose con intensità e trasporto diversi. Avrei potuto e potrei portare le mie esperienze e le mie conoscenze».
Cervellati, che effetto fa la Spal in A?
«Speciale. Da bambino non l’ho mai vista giocare in A, quindi la ammirerò per la prima volta su questo palcoscenico. È un qualcosa di particolare che stiamo vivendo qui a Ferrara. Tutta la città, non solo la tifoseria, sta godendo di un momento magico. C’è un’atmosfera unica. E la Spal è... contagiosa».
Nel senso?
«Mi chiamano in tanti, da tutta Italia, per farmi i complimenti. A me... mica sono alla Spal! Ma c’è una sorta di identificazione, di aggancio col mio passato biancazzurro. La prima telefonata dopo la promozione è stata quella di Fabio Paratici, il d.s. della Juventus, che è un caro e vecchio amico».
Tornerà il derby Spal-Bologna, che in A manca dal 1968. Una sfida che negli anni ’80 e ’90 lei ha giocato con entrambe le maglie.
«Da bambino una domenica andavo a vedere la Spal, in B o C, e la domenica dopo mio padre - nato a Bologna - mi portava al Dall’Ara a vedere la serie A. Insomma, ho diviso le mie esperienze allo stadio con le due squadre che poi hanno segnato la mia carriera. Passare dagli spalti al campo per me è stato naturale a Ferrara, la mia città, con la squadra in cui sono cresciuto nelle giovanili. Lo è stato molto meno a Bologna. Ricordo perfettamente la prima volta. Stagione 1983/84, ero il “secondo” di Ferioli nella Spal di Galeone, al Dall’Ara ero in panchina ma all’ingresso guardai immediatamente verso il settore Distinti dove andavo con mio padre... Era serie C ma si giocò davanti a 40.000 spettatori. Vinse 1-0 il Bologna, gol di Donà».
Con la Spal, poi, una grande soddisfazione...
«Il derby di Coppa Italia nel 1987. Finì 1-1, si andò ai rigori: ne parai due a Pecci, uno nel corso dei tempi regolamentari e un altro nella serie decisiva dal dischetto. Così vincemmo 5-4. Poi, dal 1992, si capovolse tutto».
Cambiò maglia.
«Esatto. In tre anni giocai otto derby con il Bologna contro la Spal. Dal 92/93, in cui fui titolare nell’1-1 del ritorno a Ferrara, al 94/95, passando per le due famose gare di play off del 93/94, sempre davanti ad affluenze record».
Il ritorno del derby in A cosa significherà?
«Darà grande fascino. A Bologna la promozione della Spal è stata vista con positività e piacere. Sono contenti. Certo, a Ferrara è una partita ancor più sentita. Non mi perderò nessuna delle due gare».
La Spal cosa dovrà fare per restare in A?
«Proseguire la politica intrapresa in questi anni: è quella giusta. I conti economici sono più importanti di quelli sportivi, perchè il fallimento finanziario non è recuperabile, quello sportivo sì. E questo la proprietà spallina - che in più ha vinto - lo sa perfettamente. A livello di squadra, poi, serviranno tre o quattro giocatori, nei ruoli chiave. Va presa gente di esperienza, senza fare follie, poi andrà perseguita una politica dei giovani: adesso, tutte le big ti daranno le prime scelte».
Cervellati ha giocatori che possono fare al caso?
«Come agente non ho avuto contatti con la Spal. Tra l’altro mi sto dedicando a progetti diversi».
All’estero?
«Sì, all’estero. Tramite consolidati rapporti che ho da tempo in tutta l’area ex sovietica, ho portato quattro allenatori all’Academy del Terek Grozny, 6º nella A russa. Il presidente ceceno è anche al vertice del club, voleva ristrutturarlo con figure “europee” e si è affidato a me. Ho portato Della Morte, Cammarata, Di Bartolo e Doardo, lavorano lì da sei mesi (se n’è occupata anche la Gazzetta dello Sport; ndr). Ora mi hanno chiamato anche dal Krasnodar, dallo Zenit, dall’Anzhi. Una bella realtà, di lavoro e di sviluppo».
Ma lei opera anche ad altre latitudini, no?
«Con Beppe Colombo, agente Fifa, amico ed ex compagno di squadra alla Spal, ho creato rapporti in Belgio e Svezia per portare in Italia giovani di qualità, nazionali. Siamo stati anche all’Anderlecht, dove il vice allenatore è l’ex spallino David Sesa (ha appena rinnovato fino al 2019; ndr). Inoltre conosco bene pure la realtà croata».
Resterebbe da chiedersi se con un simile bagaglio Cervellati non avrebbe gradito un ruolo all’interno di una Spal di nuovo nell’élite. Ma lui più o meno glissa: «In questo ambiente e in questa situazione, dall’interno vivi le cose con intensità e trasporto diversi. Avrei potuto e potrei portare le mie esperienze e le mie conoscenze».
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