Fabbrizzi pronto a forgiare ancora i muscoli spallini
Parla il preparatore atletico: «Ci aspetta un campionato dove la fisicità conta di più»
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FERRARA. Nel mondo del calcio ci sono ancora professionisti, ma soprattutto uomini, che non amano troppo le luci della ribalta, ma preferiscono rimanere a lavorare duramente dietro le quinte. Questi personaggi sono fondamentali, per mille motivi. Senza dubbio, un esempio di serietà, umiltà, professionalità e dedizione al lavoro è Yuri Fabbrizzi, che della Spal è il preparatore atletico. Un po’ come il suo amico e corregionale Leonardo Semplici, anche Fabbrizzi si è fatto tutta la gavetta per arrivare in serie A.
“Prof”, com’è nato il suo amore per il calcio e quali sono i motivi che l’hanno spinta a intraprendere la carriera di preparatore atletico?
«Mi sono innamorato del calcio da piccolino grazie a Karl Heinz Rummenigge e da lì è nata la mia simpatia per l’Inter. Poi, avevo un campetto sotto casa e ho sempre giocato tante partite con gli amici, prima di fare per anni l’aspirante calciatore fino alla categoria Interregionale (ride, ndr). In seguito, dopo un brutto infortunio ai legamenti, non ho più avuto l’opportunità di continuare a giocare e mi sono messo a fare il preparatore atletico a Poggibonsi, sotto la guida di Paolo Indiani, nello staff guidato da Stefano Fiorini, il primo a insegnarmi il mestiere e a darmi input fondamentali. Oltre a lui, poi, nella mia carriera ho preso diversi esempi, imparando da figure di riferimento che sono diventati anche amici nel tempo; parlo di Simone Folletti, Daniele Tognaccini, Alberto Bartali, Franco Ferrini, Yuri Bartoli, Fabrizio Tafani e tanti altri. Tutti mi hanno insegnato qualcosa e anche adesso sono persone con cui mi confronto, se necessario».
Quali sono i suoi principali metodi di lavoro?
«Domanda complessa. Nel senso che ho cercato di cogliere da tutti delle idee e le ho portate avanti nel tempo. Ad esempio, il tipo di corsa che propongo è quella che mi ha inculcato Stefano Fiorini. Poi, il lavoro in palestra è diverso, così come altre cose di campo che ho appreso dagli allenatori con cui ho lavorato. Non saprei definire una linea precisa sul mio metodo. Qui a Ferrara faccio cose diverse, ad esempio, grazie a Emiliano Schiavini, abbiamo conosciuto la pedana vibrazione che è un’attrezzo interessante. La cosa importante è far evolvere il metodo e rimanere sempre aggiornati per capire gli errori e apportare migliorie».
La figura del preparatore atletico è anche tramite fra allenatore e giocatori. Qual è il suo approccio con i calciatori?
«Il preparatore per prima cosa deve capire cosa vuole l’allenatore. Ci sono mister che vogliono o non vogliono che il preparatore abbia un dialogo intenso piuttosto che meno intenso con i calciatori. Semplici è uno che ha piacere che vi sia un rapporto con i giocatori. Per come la vedo io, se facessi l’allenatore, sempre nel rispetto dei ruoli, riterrei fondamentale la possibilità di avere un dialogo, per comprendere meglio le esigenze reali dei giocatori e modulare in un determinato senso l’allenamento. Il mio rapporto con i ragazzi qui alla Spal è lo stesso con tutti e c’è una bella armonia. È chiaro poi che qualcuno abbia richieste diverse e le situazioni vanno valutate assieme a tutto lo staff sanitario. Per fare dei nomi, quelli con cui ho più rapporto sono quelli che mi danno maggior confidenza, come Schiattarella, Mora e Antenucci. Ma anche Vicari, Arini, che a fine allenamenti spesso e volentieri si fermano con me e Fabrizio Franceschetti a lavorare ulteriormente. Forse il più scrupoloso di tutti è Mora. Sempre sui singoli, vorrei citare Schiavon e Silvestri, che durante tutto l’anno si sono allenati in una maniera esemplare, sempre alla stessa intensità e con il giusto atteggiamento».
Durante la stagione abbiamo visto una Spal sempre in buone condizioni fisiche. Ora viene il periodo di stacco. Come dovrebbero comportarsi i calciatori da qui al raduno?
«Tutti avranno qualcosa da fare. Daremo un programma da seguire, poi è logico che non possiamo controllarli mentre sono in vacanza. Mi fido dei giocatori, ma credo sia ovvio dire che chi lavorerà, sarà poi avvantaggiato quando si presenterà il giorno del ritiro. Il programma che daremo sarà variegato, con giorni di riposo totale e giorni con qualche attività. Per quanto riguarda l’alimentazione, non daremo direttive particolari, ma pensiamo sia molto importante che i giocatori si dimostrino intelligenti e che non esagerino in questa fase. Sono dei professionisti, è il loro lavoro e la cura del corpo è essenziale».
Cambierà tanto la preparazione in vista della serie A?
«Qualcosa cambierà, è normale. Affronteremo un campionato con valori fisici, ma anche tecnici, molto elevati. La serie A richiederà molta concentrazione e credo che, in virtù di questo fattore, bisognerà lavorare per recuperare il più presto possibile il dispendio mentale delle partite domenicali».
Vuol dare un consiglio ai giovani che intendono svolgere la sua professione?
«Tenersi sempre aggiornati, lavorare tantissimo, fare più esperienza possibile sul campo, continuare a confrontarsi per apprendere e immagazzinare da coloro che hanno maggiore mestiere e avere anche quel pizzico di fortuna che fa sempre comodo».
Alessio Duatti
“Prof”, com’è nato il suo amore per il calcio e quali sono i motivi che l’hanno spinta a intraprendere la carriera di preparatore atletico?
«Mi sono innamorato del calcio da piccolino grazie a Karl Heinz Rummenigge e da lì è nata la mia simpatia per l’Inter. Poi, avevo un campetto sotto casa e ho sempre giocato tante partite con gli amici, prima di fare per anni l’aspirante calciatore fino alla categoria Interregionale (ride, ndr). In seguito, dopo un brutto infortunio ai legamenti, non ho più avuto l’opportunità di continuare a giocare e mi sono messo a fare il preparatore atletico a Poggibonsi, sotto la guida di Paolo Indiani, nello staff guidato da Stefano Fiorini, il primo a insegnarmi il mestiere e a darmi input fondamentali. Oltre a lui, poi, nella mia carriera ho preso diversi esempi, imparando da figure di riferimento che sono diventati anche amici nel tempo; parlo di Simone Folletti, Daniele Tognaccini, Alberto Bartali, Franco Ferrini, Yuri Bartoli, Fabrizio Tafani e tanti altri. Tutti mi hanno insegnato qualcosa e anche adesso sono persone con cui mi confronto, se necessario».
Quali sono i suoi principali metodi di lavoro?
«Domanda complessa. Nel senso che ho cercato di cogliere da tutti delle idee e le ho portate avanti nel tempo. Ad esempio, il tipo di corsa che propongo è quella che mi ha inculcato Stefano Fiorini. Poi, il lavoro in palestra è diverso, così come altre cose di campo che ho appreso dagli allenatori con cui ho lavorato. Non saprei definire una linea precisa sul mio metodo. Qui a Ferrara faccio cose diverse, ad esempio, grazie a Emiliano Schiavini, abbiamo conosciuto la pedana vibrazione che è un’attrezzo interessante. La cosa importante è far evolvere il metodo e rimanere sempre aggiornati per capire gli errori e apportare migliorie».
La figura del preparatore atletico è anche tramite fra allenatore e giocatori. Qual è il suo approccio con i calciatori?
«Il preparatore per prima cosa deve capire cosa vuole l’allenatore. Ci sono mister che vogliono o non vogliono che il preparatore abbia un dialogo intenso piuttosto che meno intenso con i calciatori. Semplici è uno che ha piacere che vi sia un rapporto con i giocatori. Per come la vedo io, se facessi l’allenatore, sempre nel rispetto dei ruoli, riterrei fondamentale la possibilità di avere un dialogo, per comprendere meglio le esigenze reali dei giocatori e modulare in un determinato senso l’allenamento. Il mio rapporto con i ragazzi qui alla Spal è lo stesso con tutti e c’è una bella armonia. È chiaro poi che qualcuno abbia richieste diverse e le situazioni vanno valutate assieme a tutto lo staff sanitario. Per fare dei nomi, quelli con cui ho più rapporto sono quelli che mi danno maggior confidenza, come Schiattarella, Mora e Antenucci. Ma anche Vicari, Arini, che a fine allenamenti spesso e volentieri si fermano con me e Fabrizio Franceschetti a lavorare ulteriormente. Forse il più scrupoloso di tutti è Mora. Sempre sui singoli, vorrei citare Schiavon e Silvestri, che durante tutto l’anno si sono allenati in una maniera esemplare, sempre alla stessa intensità e con il giusto atteggiamento».
Durante la stagione abbiamo visto una Spal sempre in buone condizioni fisiche. Ora viene il periodo di stacco. Come dovrebbero comportarsi i calciatori da qui al raduno?
«Tutti avranno qualcosa da fare. Daremo un programma da seguire, poi è logico che non possiamo controllarli mentre sono in vacanza. Mi fido dei giocatori, ma credo sia ovvio dire che chi lavorerà, sarà poi avvantaggiato quando si presenterà il giorno del ritiro. Il programma che daremo sarà variegato, con giorni di riposo totale e giorni con qualche attività. Per quanto riguarda l’alimentazione, non daremo direttive particolari, ma pensiamo sia molto importante che i giocatori si dimostrino intelligenti e che non esagerino in questa fase. Sono dei professionisti, è il loro lavoro e la cura del corpo è essenziale».
Cambierà tanto la preparazione in vista della serie A?
«Qualcosa cambierà, è normale. Affronteremo un campionato con valori fisici, ma anche tecnici, molto elevati. La serie A richiederà molta concentrazione e credo che, in virtù di questo fattore, bisognerà lavorare per recuperare il più presto possibile il dispendio mentale delle partite domenicali».
Vuol dare un consiglio ai giovani che intendono svolgere la sua professione?
«Tenersi sempre aggiornati, lavorare tantissimo, fare più esperienza possibile sul campo, continuare a confrontarsi per apprendere e immagazzinare da coloro che hanno maggiore mestiere e avere anche quel pizzico di fortuna che fa sempre comodo».
Alessio Duatti
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