Guariniello, la Juventus «e quella Spal rognosa»
di Davide Bonesi
Anche i ricordi dell’ex magistrato si tingono di biancazzurro
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COPPARO. L’ex magistrato Raffaele Guariniello è stato uno degli ospiti più apprezzati al festival letterario “Le storie in testa” di Copparo. Nel suo volume “La giustizia non è un sogno” parla anche di calcio, in particolare per i due processi sul doping di cui si è occupato il suo pool, il primo contro la “sua” Juventus, il secondo più in generale nel calcio italiano. Ma la sorpresa arriva quando gli si chiede di parlare proprio del primo caso, quello che lo ha reso famoso ben al di là delle sue aspettative.
«Mi si faccia dire una cosa prima - ha detto rivolgendosi al pubblico nel teatro copparese -, entrando con la mia auto a Ferrara e vedendo le bandiere biancazzurre ho avuto un flashback: io, sedicenne tifoso della Juventus, che per la prima volta seguivo la mia squadra del cuore fuori casa. Ero grande appassionato di calcio e sognavo di diventare a mia volta un giocatore, ebbene la prima fu a Ferrara e non erano partite qualsiasi, era la Juventus dei Charles e Sivori, non so quanti fra di voi c’erano. Ma la Spal era una provinciale terribile e una delle squadre più rognose per la Juventus (per la cronaca, era il 29 settembre 1957, i bianconeri vinsero 1-0 con gol su rigore di Montico, ma giusto l’anno prima la Spal battè la Juve 3-1, ndr), sono contento sia tornata in serie A dopo tanti anni».
Come detto, Guariniello ha anche parlato di due momenti importanti della sua carriera legati al calcio e ai processi sul doping: «La gente finirà per ricordarmi più per questi che per altri processi, ben più importanti da un certo punto di vista e devo dire che è sconsolante. Così come molti non credono sia tifoso della Juventus per queste vicende extrasportive, ma ci sono due tipi di tifosi: quelli che vogliono vincere a tutti i costi e quelli che vogliono vincere rispettando le regole, ovviamente a me piace la seconda categoria».
Sempre nell’ambito dell’attività d’indagine sul doping nel calcio italiano, l’ex magistrato piemontese interrogò Maradona: «Premetto che mi era molto simpatico. Venne in segreto, ma ovviamente le voci si spargono sempre, così, quando finì di rispondere a tutte le domande, saputo che fuori dal palazzo dov’era il mio ufficio si era assiepata una folla tra appassionati e giornalisti, mi chiese se il colloquio era terminato e se ne andò alla finestra a salutare queste persone. Tutti lo osannavano, fu una incredibile, e io mi sentii piccolo piccolo. Ed eravamo a Torino, non a Napoli».
«Mi si faccia dire una cosa prima - ha detto rivolgendosi al pubblico nel teatro copparese -, entrando con la mia auto a Ferrara e vedendo le bandiere biancazzurre ho avuto un flashback: io, sedicenne tifoso della Juventus, che per la prima volta seguivo la mia squadra del cuore fuori casa. Ero grande appassionato di calcio e sognavo di diventare a mia volta un giocatore, ebbene la prima fu a Ferrara e non erano partite qualsiasi, era la Juventus dei Charles e Sivori, non so quanti fra di voi c’erano. Ma la Spal era una provinciale terribile e una delle squadre più rognose per la Juventus (per la cronaca, era il 29 settembre 1957, i bianconeri vinsero 1-0 con gol su rigore di Montico, ma giusto l’anno prima la Spal battè la Juve 3-1, ndr), sono contento sia tornata in serie A dopo tanti anni».
Come detto, Guariniello ha anche parlato di due momenti importanti della sua carriera legati al calcio e ai processi sul doping: «La gente finirà per ricordarmi più per questi che per altri processi, ben più importanti da un certo punto di vista e devo dire che è sconsolante. Così come molti non credono sia tifoso della Juventus per queste vicende extrasportive, ma ci sono due tipi di tifosi: quelli che vogliono vincere a tutti i costi e quelli che vogliono vincere rispettando le regole, ovviamente a me piace la seconda categoria».
Sempre nell’ambito dell’attività d’indagine sul doping nel calcio italiano, l’ex magistrato piemontese interrogò Maradona: «Premetto che mi era molto simpatico. Venne in segreto, ma ovviamente le voci si spargono sempre, così, quando finì di rispondere a tutte le domande, saputo che fuori dal palazzo dov’era il mio ufficio si era assiepata una folla tra appassionati e giornalisti, mi chiese se il colloquio era terminato e se ne andò alla finestra a salutare queste persone. Tutti lo osannavano, fu una incredibile, e io mi sentii piccolo piccolo. Ed eravamo a Torino, non a Napoli».
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