«Bondi, prima era un sì Poi è arrivato l’addio»
di Marco Nagliati
Dopo Trieste s’è incrinato il rapporto col ds Pasi. E l’intesa è sfumata
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FERRARA. Un tavolino, un caffè e il cellulare rigorosamente lasciato “altrove”. Adriano Furlani sceglie un luogo informale ed amico per mettere il punto all’ultima stagione e, momentaneamente (nella vita, mai dire mai) alla sua avventura con la Pallacanestro Ferrara. Se il bilancio arriva in ritardo è perché fino all’altro giorno il coach pensava di poter discorrere di futuro, in relazione alla Bondi. Invece la società ha scelto di puntare sul ritorno di Alberto Martelossi. Furlani l’ha capito senza dover attendere chissà quale comunicazione ufficiale, ché per quanto lo riguarda l’assenza di notizie è sufficiente a intuire. Stava trattando la riconferma, poi...
«Intanto voglio ringraziare il presidente Bulgarelli - spiega Furlani - in quanto mi ha dato l’opportunità di condividere con i giocatori ed i tifosi alcuni momenti di esaltazione sportiva. Abbiamo colto vittorie che resteranno nella memoria per sempre: Virtus Bologna, Fortitudo Bologna, Treviso, Mantova...». L’allenatore sorride, fa gocciolare una pausa. È stato il primo nocchiero della Pallacanestro Ferrara targata Bulgarelli (2011), poi ha vissuto due ritorni. Chiamato al capezzale del malato: salvato in entrambe le circostanze. Il 26 maggio 2013 nell’angusta e tosta palestra di San Severo, il 22 aprile di quest’anno nella larga e deserta cornice del palasport di Ancona. Battuto Recanati, in un’arena colma solo di ferraresi, la Bondi ha mantenuto il titolo di A2. E si sussurrava: Furlani sarà riconfermato. Il club ha scelto una via diversa e ieri, Adriano, ha inteso «puntualizzare».
«Quando sono arrivato (fine gennaio; ndr) la squadra era terz’ultima e con un calendario difficilissimo da affrontare. Ho fatto, se volete, una scelta da incosciente. È stato, il mio, un gesto di cuore: d’impulso. Poi arrivo in palestra e vedo il calendario: Mantova, Virtus... Mamma mia. Allungo oltre lo sguardo: Imola e penso, beh almeno questa è abbordabile. Infatti quella l’abbiamo persa. Poi ci tocca Treviso, mah...». Furlani racconta scanzonato, tanto questi squadroni li ha messi tutti sotto. Ha condotto la Bondi in porto. Eppure la nota d’amaro emerge.
«Poi dev’essere successo qualcosa, che non si può spiegare con frasi di circostanza né dicendo “Furlani non è adatto al progetto”. Cosa significa che non sono adatto? Ricordo che anni fa, questa avventura, è iniziata anche con me». Dunque, giusto per fare ordine: Pasi assume il ruolo di direttore sportivo, inizia la programmazione... «E cambiano le situazioni - spiega Furlani -: io non vado più bene. Soprattutto mi fa male vedere uno staff che ha rincorso ed ottenuto risultati importanti che ha alcune persone fuori ed altre ai margini. Il preparatore Bonati, Menatti che vive per la società. Il massaggiatore Piacentini, che forse non avrebbe smesso. Senza dimenticare Capozza e Mandosso. Un gruppo solido e a loro va la mia riconoscenza».
«E poi devo ringraziare i tifosi - aggiunge Furlani - perché mi hanno rivolto parole d’affetto. Espressioni di stima. Non me l’aspettavo: sono rimasto colpito. Sinceramente è stato un momento emotivamente forte».
Coach, vediamo di fare chiarezza. Girano voci, si maturano certezze. Lo stesso presidente Bulgarelli è stato chiaro: «Io vorrei Furlani, ma tutte le parti societarie devono essere d’accordo». La sensazione, dall’esterno, è che il vice presidente Cocchi e il ds Pasi la vedessero diversamente. «Pasi ha avviato una trattativa col mio procuratore per rinnovare - spiega Furlani -: l’offerta era bassa, dopo qualche momento di riflessione l’ho accettata ugualmente. Avevo capito che il fronte economico era solo un pretesto per non accordarsi. A quel punto sono state cambiate altre postille, un balzello dietro l’altro. Era giusto lasciare perdere».
Questione di feeling. Ci sta. Un management ha il diritto di compiere delle scelte. Il senso del «Furlani non è adatto al progetto» si può tentare di ricostruirlo nelle ultime bollenti settimane della scorsa stagione. La gestione del caso Roderick (il tecnico voleva mano più ferma e dura, prima della fuga), il successivo intervento sul mercato. Furlani chiedeva pazienza e un innesto “forte” per gli eventuali playout, la società esigeva un innesto immediato con quello che c’era sul mercato. Pasi a proporre, Furlani a storcere il naso. A Trieste si parla di un colloquio ruvido tra i due e forse le scorie sono nate lì. È poi giunto Hordur Vilhjalmsson. «Sapete come sono fatto - spiega Furlani -: preferisco il rapporto umano. A volte anche duro. Dialogare con gli sms non mi piace un granché. Il futuro? Incrementare la raccolta funghi: nell’ultima cena con lo staff abbiamo devastato le mie riserve. Stavolta è stata proprio l’ultima cena».
«Intanto voglio ringraziare il presidente Bulgarelli - spiega Furlani - in quanto mi ha dato l’opportunità di condividere con i giocatori ed i tifosi alcuni momenti di esaltazione sportiva. Abbiamo colto vittorie che resteranno nella memoria per sempre: Virtus Bologna, Fortitudo Bologna, Treviso, Mantova...». L’allenatore sorride, fa gocciolare una pausa. È stato il primo nocchiero della Pallacanestro Ferrara targata Bulgarelli (2011), poi ha vissuto due ritorni. Chiamato al capezzale del malato: salvato in entrambe le circostanze. Il 26 maggio 2013 nell’angusta e tosta palestra di San Severo, il 22 aprile di quest’anno nella larga e deserta cornice del palasport di Ancona. Battuto Recanati, in un’arena colma solo di ferraresi, la Bondi ha mantenuto il titolo di A2. E si sussurrava: Furlani sarà riconfermato. Il club ha scelto una via diversa e ieri, Adriano, ha inteso «puntualizzare».
«Quando sono arrivato (fine gennaio; ndr) la squadra era terz’ultima e con un calendario difficilissimo da affrontare. Ho fatto, se volete, una scelta da incosciente. È stato, il mio, un gesto di cuore: d’impulso. Poi arrivo in palestra e vedo il calendario: Mantova, Virtus... Mamma mia. Allungo oltre lo sguardo: Imola e penso, beh almeno questa è abbordabile. Infatti quella l’abbiamo persa. Poi ci tocca Treviso, mah...». Furlani racconta scanzonato, tanto questi squadroni li ha messi tutti sotto. Ha condotto la Bondi in porto. Eppure la nota d’amaro emerge.
«Poi dev’essere successo qualcosa, che non si può spiegare con frasi di circostanza né dicendo “Furlani non è adatto al progetto”. Cosa significa che non sono adatto? Ricordo che anni fa, questa avventura, è iniziata anche con me». Dunque, giusto per fare ordine: Pasi assume il ruolo di direttore sportivo, inizia la programmazione... «E cambiano le situazioni - spiega Furlani -: io non vado più bene. Soprattutto mi fa male vedere uno staff che ha rincorso ed ottenuto risultati importanti che ha alcune persone fuori ed altre ai margini. Il preparatore Bonati, Menatti che vive per la società. Il massaggiatore Piacentini, che forse non avrebbe smesso. Senza dimenticare Capozza e Mandosso. Un gruppo solido e a loro va la mia riconoscenza».
«E poi devo ringraziare i tifosi - aggiunge Furlani - perché mi hanno rivolto parole d’affetto. Espressioni di stima. Non me l’aspettavo: sono rimasto colpito. Sinceramente è stato un momento emotivamente forte».
Coach, vediamo di fare chiarezza. Girano voci, si maturano certezze. Lo stesso presidente Bulgarelli è stato chiaro: «Io vorrei Furlani, ma tutte le parti societarie devono essere d’accordo». La sensazione, dall’esterno, è che il vice presidente Cocchi e il ds Pasi la vedessero diversamente. «Pasi ha avviato una trattativa col mio procuratore per rinnovare - spiega Furlani -: l’offerta era bassa, dopo qualche momento di riflessione l’ho accettata ugualmente. Avevo capito che il fronte economico era solo un pretesto per non accordarsi. A quel punto sono state cambiate altre postille, un balzello dietro l’altro. Era giusto lasciare perdere».
Questione di feeling. Ci sta. Un management ha il diritto di compiere delle scelte. Il senso del «Furlani non è adatto al progetto» si può tentare di ricostruirlo nelle ultime bollenti settimane della scorsa stagione. La gestione del caso Roderick (il tecnico voleva mano più ferma e dura, prima della fuga), il successivo intervento sul mercato. Furlani chiedeva pazienza e un innesto “forte” per gli eventuali playout, la società esigeva un innesto immediato con quello che c’era sul mercato. Pasi a proporre, Furlani a storcere il naso. A Trieste si parla di un colloquio ruvido tra i due e forse le scorie sono nate lì. È poi giunto Hordur Vilhjalmsson. «Sapete come sono fatto - spiega Furlani -: preferisco il rapporto umano. A volte anche duro. Dialogare con gli sms non mi piace un granché. Il futuro? Incrementare la raccolta funghi: nell’ultima cena con lo staff abbiamo devastato le mie riserve. Stavolta è stata proprio l’ultima cena».
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