Mugello made in Italy Vince Dovizioso La Ducati in trionfo
di Cristiano Marcacci
MotoGp. Petrucci terzo, Rossi acciaccato è solo quarto Show e vittoria tricolore anche nelle altre due categorie
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SCARPERIA. La vendetta si è consumata dopo nemmeno 24 ore. Dalla frana calcistica che dalla Spagna è piombata sulla Juventus alla slavina italiana che ha annichilito gli spagnoli nel motociclismo. L’Inno di Mameli diventa un refrain quasi monotono per i 98mila (164mila nei tre giorni) dell’autodromo del Mugello, che ha ospitato la sesta tappa del Motomondiale 2017, contrassegnata dal toccante ricordo di Nicky Hayden da parte di tutti i piloti fermi in piedi sulla linea di partenza.
La Ducati torna finalmente ai fasti che le competono e lo fa con Andrea Dovizioso. Insieme con lui la specialissima giornata tricolore viene incorniciata da Mattia Pasini e Andrea Migno, vincitori rispettivamente in Moto2 e Moto3, e da Danine Petrucci, splendido terzo in MotoGp con un’altra Ducati, quella del team Octo Pramac.
Valentino Rossi (Yamaha) termina al quarto posto. Dopo l’ottimo bilancio delle prove, in cui era “fresco” reduce dalla botta rimediata nell’incidente con il cross, ha dimostrato di saper resistere a fitte e doloretti vari anche nel passo gara.
È partito come un razzo sorprendendo il compagno di squadra Maverick Viñales al semaforo verde e per qualche curva ha battagliato in modo spettacolare con Dovizioso. Nel finale ha poi dovuto accontentarsi, soprattutto per la grande fatica accusata nelle gambe, utilizzate molto di più rispetto al solito per compensare il minor uso di braccia e pettorali.
La svolta della gara è al quattordicesimo giro. Dopo aver tallonato per un po’ Viñales, il forlivese targato Borgo Panigale ha sfruttato appieno il “motorone” della casa italiana e le sue proverbiali doti di “staccatore” e ha infilato lo spagnolo in fondo al rettilineo, all’inchiodata della San Donato, dove, secondo i dati forniti dai tecnici Brembo, nella fase di frenata si passa da una velocità massima di oltre 350 chilometri orari a una di 90. Una manovra che i piloti effettuano in 5,2 secondi, per uno spazio percorso pari a 288 metri.
Alle spalle di Viñales, che con la seconda posizione rafforza la leadership provvisoria del campionato, c’è stata un’altra Ducati-missile. Ma è quella di Petrucci appunto (oltre alla DesmoGp versione 2016 di Bautista, quinto), e non quella di Jorge Lorenzo, soprannominato “mister 12 milioni”, che sta sempre più deludendo per il mancato feeling instaurato con la rossa. Delusione per delusione, la Honda esce con le ossa abbastanza rotte dal Gran premio d’Italia: Marc Marquez non va oltre la sesta posizione e Dani Pedrosa non taglia nemmeno il traguardo a causa di un contatto con Cal Cruthlow nel corso dell’ultimo giro.
Autentica poesia italiana in Moto3. La gara ha fatto divertire non poco. I furbi occhietti di Andrea Migno (del team di Rossi, il Vr46) si sono illuminati di trionfo a metà della Bucine, l’ultima curva del tracciato prima del traguardo. È qui che il ventunenne di Cattolica ha trovato la ciliegina sulla torta con una traiettoria e un’uscita esemplari che gli hanno permesso di raggranellare i 37 millesimi utili a precedere Di Giannantonio e Guevara.
Ancora uno show tricolore in Moto2. Stavolta con Mattia Pasini, trionfatore in volata al termine di una gara avvincente e spettacolare, che per il riminese sembrava addirittura persa nell’ultimo giro, quando alla prima curva, alla San Donato, è stato passato prima da Thomas Luthi e poi da Alex Marquez. A quel punto, poteva risultare impossibile recuperare e battere due piloti in un solo giro, e invece Pasini ci è riuscito in due curve: nel cambio della direzione della Casanova-Savelli ha infilato Marquez e all’ingresso della difficile Arrabbiata 1 si è sbarazzato di Luthi.
La Ducati torna finalmente ai fasti che le competono e lo fa con Andrea Dovizioso. Insieme con lui la specialissima giornata tricolore viene incorniciata da Mattia Pasini e Andrea Migno, vincitori rispettivamente in Moto2 e Moto3, e da Danine Petrucci, splendido terzo in MotoGp con un’altra Ducati, quella del team Octo Pramac.
Valentino Rossi (Yamaha) termina al quarto posto. Dopo l’ottimo bilancio delle prove, in cui era “fresco” reduce dalla botta rimediata nell’incidente con il cross, ha dimostrato di saper resistere a fitte e doloretti vari anche nel passo gara.
È partito come un razzo sorprendendo il compagno di squadra Maverick Viñales al semaforo verde e per qualche curva ha battagliato in modo spettacolare con Dovizioso. Nel finale ha poi dovuto accontentarsi, soprattutto per la grande fatica accusata nelle gambe, utilizzate molto di più rispetto al solito per compensare il minor uso di braccia e pettorali.
La svolta della gara è al quattordicesimo giro. Dopo aver tallonato per un po’ Viñales, il forlivese targato Borgo Panigale ha sfruttato appieno il “motorone” della casa italiana e le sue proverbiali doti di “staccatore” e ha infilato lo spagnolo in fondo al rettilineo, all’inchiodata della San Donato, dove, secondo i dati forniti dai tecnici Brembo, nella fase di frenata si passa da una velocità massima di oltre 350 chilometri orari a una di 90. Una manovra che i piloti effettuano in 5,2 secondi, per uno spazio percorso pari a 288 metri.
Alle spalle di Viñales, che con la seconda posizione rafforza la leadership provvisoria del campionato, c’è stata un’altra Ducati-missile. Ma è quella di Petrucci appunto (oltre alla DesmoGp versione 2016 di Bautista, quinto), e non quella di Jorge Lorenzo, soprannominato “mister 12 milioni”, che sta sempre più deludendo per il mancato feeling instaurato con la rossa. Delusione per delusione, la Honda esce con le ossa abbastanza rotte dal Gran premio d’Italia: Marc Marquez non va oltre la sesta posizione e Dani Pedrosa non taglia nemmeno il traguardo a causa di un contatto con Cal Cruthlow nel corso dell’ultimo giro.
Autentica poesia italiana in Moto3. La gara ha fatto divertire non poco. I furbi occhietti di Andrea Migno (del team di Rossi, il Vr46) si sono illuminati di trionfo a metà della Bucine, l’ultima curva del tracciato prima del traguardo. È qui che il ventunenne di Cattolica ha trovato la ciliegina sulla torta con una traiettoria e un’uscita esemplari che gli hanno permesso di raggranellare i 37 millesimi utili a precedere Di Giannantonio e Guevara.
Ancora uno show tricolore in Moto2. Stavolta con Mattia Pasini, trionfatore in volata al termine di una gara avvincente e spettacolare, che per il riminese sembrava addirittura persa nell’ultimo giro, quando alla prima curva, alla San Donato, è stato passato prima da Thomas Luthi e poi da Alex Marquez. A quel punto, poteva risultare impossibile recuperare e battere due piloti in un solo giro, e invece Pasini ci è riuscito in due curve: nel cambio della direzione della Casanova-Savelli ha infilato Marquez e all’ingresso della difficile Arrabbiata 1 si è sbarazzato di Luthi.
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