intervista
Spal al massimo: "Che effetto la A"
di Paolo Negri
Ferrara, il telecronisca di Mediaset, Massimo Callegari: la storia di Mattioli è la mia
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FERRARA. Massimo Callegari è reduce dall’aver commentato per Mediaset Premium la finale di Champions tra Real Madrid e Juventus, ma soprattutto dall’aver portato a casa il secondogenito Nicolò. Trionfale conclusione di... stagione per il telecronista ferrarese, che ha abbinato le gioie della professione a quelle (ancor più importanti) della famiglia. Aggiungiamoci pure la storica promozione in serie A della Spal, in cui Callegari ha militato, promettente centrocampista del settore giovanile biancazzurro.
Callegari, dov’era la sera della festa in Trento e Trieste per celebrare la serie A?
«Commentavo Boca-River... So che è stata una serata grandiosa, un momento molto emozionante. Mi sarebbe piaciuto esserci».
Da ferrarese e da spallino come ha accolto il ritorno in A dopo 49 anni di assenza?
«A inizio stagione il primo pensiero era la salvezza. La mia generazione ha sentito parlare della serie A dai nonni, dai genitori, ma aveva visto solo un anno di B, nel 92/93. A inizio anni ’80, quando la Spal scese dalla cadetteria, avevo 5 anni, non posso rammentare quella B, e come me tanti altri. Inoltre, la piazza si è sempre sentita almeno da B ma non è che avesse dimostrato realmente - in passato - di valere il palcoscenico. Quanto alla squadra, vista la gara d’andata col Verona la differenza era abissale. Poi... Gli snodi cruciali? Pisa, Cesena, l’acquisto di Floccari a gennaio che è stato un segnale forte per tutti, il pareggio a Vicenza, la vittoria a Carpi. Ho capito che l’obiettivo serie A era reale quando ho sentito tanti amici lamentarsi dell’eventualità di fare i play off...».
A Mediaset la promozione della Spal come è stata accolta?
«Mi ha colpito il fatto che nel mio ambiente professionale tanti colleghi, anche ex calciatori, abbiano sempre apprezzato ed accompagnato con simpatia la Spal. Sassuolo, Carpi e Crotone negli anni scorsi hanno ottenuto promozioni fantastiche, ma sono realtà percepite in maniera diversa, non hanno la stessa tradizione della Spal. E poi quel muro biancazzurro della Curva fa impressione... ».
Come si sentirà se dovrà commentare una partita della Spal?
«La Spal non sarà una delle nostre squadre, quindi avremo le telecronache integrali delle partite della Spal contro le nostre otto formazioni: Juventus, Napoli, Roma, Lazio, Inter, Milan, Fiorentina e Genoa. Dunque, 16 gare in tutto, con interviste privilegiate, in esclusiva, ai dirigenti prima delle partite. Le altre gare saranno coperte in Diretta Premium. Come mi sentirò io? Bel tema... Sono tranquillo e sereno, la mia professionalità non può essere intaccata. Non ho mai nascosto che sono cresciuto con la Spal, che ci ho giocato, che mio padre mi portava allo stadio, ma ci vedo nulla di male. Sono rigoroso e autocritico, ho onestà intellettuale, non mi troverò in difficoltà. Semmai, la prima volta sarò emozionato, in quanto testimone di un momento importante per la storia del club e della mia città. E commentare la Spal in serie A dopo aver iniziato il mio percorso quando la squadra era in C2 è anche un orgoglio a livello professionale».
La Spal come dovrà attrezzarsi per restare in A?
«Dovrà intervenire parecchio. Tra C e B c’è un gradino, tra B e A quattro o cinque... La conferma dell’allenatore può aiutare alcuni giocatori ad avere un rendimento superiore alle proprie qualità, ma serviranno un buon portiere, due difensori di cui uno veloce, un centrocampista di qualità e due attaccanti tra cui un bomber da doppia cifra. Lazzari deve restare e confermarsi, migliorando nella qualità. Servirà un mix tra giovani, gente esperta e conferme».
Concludendo?
«Penso alla storia di Mattioli, ed alla mia. Nel 94/95 avevo 17 anni e lo intervistavo in piazza Municipale, lui al comando della Giacomense in Seconda Categoria. Se guardo dove siamo adesso, lui ed io, quel ricordo mi fa effetto».
Callegari, dov’era la sera della festa in Trento e Trieste per celebrare la serie A?
«Commentavo Boca-River... So che è stata una serata grandiosa, un momento molto emozionante. Mi sarebbe piaciuto esserci».
Da ferrarese e da spallino come ha accolto il ritorno in A dopo 49 anni di assenza?
«A inizio stagione il primo pensiero era la salvezza. La mia generazione ha sentito parlare della serie A dai nonni, dai genitori, ma aveva visto solo un anno di B, nel 92/93. A inizio anni ’80, quando la Spal scese dalla cadetteria, avevo 5 anni, non posso rammentare quella B, e come me tanti altri. Inoltre, la piazza si è sempre sentita almeno da B ma non è che avesse dimostrato realmente - in passato - di valere il palcoscenico. Quanto alla squadra, vista la gara d’andata col Verona la differenza era abissale. Poi... Gli snodi cruciali? Pisa, Cesena, l’acquisto di Floccari a gennaio che è stato un segnale forte per tutti, il pareggio a Vicenza, la vittoria a Carpi. Ho capito che l’obiettivo serie A era reale quando ho sentito tanti amici lamentarsi dell’eventualità di fare i play off...».
A Mediaset la promozione della Spal come è stata accolta?
«Mi ha colpito il fatto che nel mio ambiente professionale tanti colleghi, anche ex calciatori, abbiano sempre apprezzato ed accompagnato con simpatia la Spal. Sassuolo, Carpi e Crotone negli anni scorsi hanno ottenuto promozioni fantastiche, ma sono realtà percepite in maniera diversa, non hanno la stessa tradizione della Spal. E poi quel muro biancazzurro della Curva fa impressione... ».
Come si sentirà se dovrà commentare una partita della Spal?
«La Spal non sarà una delle nostre squadre, quindi avremo le telecronache integrali delle partite della Spal contro le nostre otto formazioni: Juventus, Napoli, Roma, Lazio, Inter, Milan, Fiorentina e Genoa. Dunque, 16 gare in tutto, con interviste privilegiate, in esclusiva, ai dirigenti prima delle partite. Le altre gare saranno coperte in Diretta Premium. Come mi sentirò io? Bel tema... Sono tranquillo e sereno, la mia professionalità non può essere intaccata. Non ho mai nascosto che sono cresciuto con la Spal, che ci ho giocato, che mio padre mi portava allo stadio, ma ci vedo nulla di male. Sono rigoroso e autocritico, ho onestà intellettuale, non mi troverò in difficoltà. Semmai, la prima volta sarò emozionato, in quanto testimone di un momento importante per la storia del club e della mia città. E commentare la Spal in serie A dopo aver iniziato il mio percorso quando la squadra era in C2 è anche un orgoglio a livello professionale».
La Spal come dovrà attrezzarsi per restare in A?
«Dovrà intervenire parecchio. Tra C e B c’è un gradino, tra B e A quattro o cinque... La conferma dell’allenatore può aiutare alcuni giocatori ad avere un rendimento superiore alle proprie qualità, ma serviranno un buon portiere, due difensori di cui uno veloce, un centrocampista di qualità e due attaccanti tra cui un bomber da doppia cifra. Lazzari deve restare e confermarsi, migliorando nella qualità. Servirà un mix tra giovani, gente esperta e conferme».
Concludendo?
«Penso alla storia di Mattioli, ed alla mia. Nel 94/95 avevo 17 anni e lo intervistavo in piazza Municipale, lui al comando della Giacomense in Seconda Categoria. Se guardo dove siamo adesso, lui ed io, quel ricordo mi fa effetto».
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