il lutto
Tutto il suo basket per l’addio a Perini
Colleghi, dirigenti, ex giocatrici al funerale del coach
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FERRARA. “Ciao Pero, arrivederci!”. Chiesa dell’Immacolata bollente e gremita, ieri pomeriggio, per l’estremo saluto a Rodolfo Perini, “il Prof” o più semplicemente “Pero”, scomparso a 75 anni lunedì scorso. C’era tutto il mondo del basket, ferrarese e non, ieri pomeriggio, per dargli l’estremo saluto: dirigenti, allenatori, ex giocatrici di Perini come Simona Sarni, Simona Vedovati e Lorenza Baraldi. C’era il mondo della scuola, ex colleghi dell’allora Itip e non solo, per lui che era insegnante Isef all’università. All’interno della chiesa, in prima fila, la moglie Franca e i figli Paola e Luca. È stata una cerimonia molto partecipata, quella in ricordo di Perini, cantata e non solo.
«Quando uno fa del bene, beh, questo viene raccolto», le prime parole di don Luigi Spada, fino all’ultimo molto vicino a Perini e alla sua famiglia.
Dopo una prima fase della cerimonia all’esterno della chiesa, ci si è spostati all’interno, dove si faceva fatica a trovare posto.
«Quando ti comunicano la morte, tutto si ferma - ha ripreso don Gigi -: si è fermata la speranza di Rodolfo, lui che aveva grande speranza di guarire. Rodolfo credeva in questa vita e non ha avuto vergogna di avvicinarsi all’altare. Perini era un cristiano, aveva bisogno della vicinanza di Dio, aveva carità e fede».
Vicino alla bara un pallone da basket, un libro da lui scritto e una foto della squadra Jolly Colombani Forlì. (l.m.)
«Quando uno fa del bene, beh, questo viene raccolto», le prime parole di don Luigi Spada, fino all’ultimo molto vicino a Perini e alla sua famiglia.
Dopo una prima fase della cerimonia all’esterno della chiesa, ci si è spostati all’interno, dove si faceva fatica a trovare posto.
«Quando ti comunicano la morte, tutto si ferma - ha ripreso don Gigi -: si è fermata la speranza di Rodolfo, lui che aveva grande speranza di guarire. Rodolfo credeva in questa vita e non ha avuto vergogna di avvicinarsi all’altare. Perini era un cristiano, aveva bisogno della vicinanza di Dio, aveva carità e fede».
Vicino alla bara un pallone da basket, un libro da lui scritto e una foto della squadra Jolly Colombani Forlì. (l.m.)
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