L’arte di Marco Jannotta celebra il trionfo spallino
di Sergio Armanino
La passione biancazzurra fra quadri, poster e decorazioni nei covi dei tifosi «Ho visto la squadra in serie A da bambino, ma questa mi ha coinvolto di più»
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FERRARA. Un’annata strepitosa, inattesa, storica, culminata con il ritorno in serie A dopo 49 anni, non poteva essere priva di un suo narratore. Per immagini, non con le parole: quelle sono scorse a fiumi in ogni dove. Non fotografie né filmati, però, anche quelli avevano già riempito giornali e social network. No, qui si parla di altre raffigurazioni. E l’artista, poliedrico, a tutto tondo, che ha raccontato la Spal con il suo inconfondibile stile, è Marco Jannotta. Il suo estro ha portato a raffigurare le imprese biancazzurre e i protagonisti dell’annata 2016-17, quella che entra nella storia di Ferrara e della sua squadra, su supporti impensati, semplici, caratteristici dei ritrovi di chi - mai come in passato, anche, se non soprattutto, per la carenza di posti allo stadio - ha affollato i locali del centro storico per assistere alle partite sì in televisione, ma in compagnia, condividendo da vero tifoso le emozioni, le tante gioie che mister Semplici e i suoi ragazzi hanno saputo regalare e portando fuori dal “Mazza” il clima che una volta si poteva respirare soltanto in Curva Ovest. Jannotta non lo scopriamo certo oggi, semmai lo riscopriamo in questa sua particolare veste.
Jannotta, cerchiamo di capire: chi è Marco Jannotta oggi?
«Il mio lavoro, adesso, è fare quadri. Nel 2000 un amico che ha la Cambusa (noto locale cittadino, ndr) ne ha presi due: così hanno iniziato a chiamarmi maestro, ma il vero maestro è Franco Farina, non certo io. Ho dei nomignoli: ho insegnato per 15 anni alla scuola alberghiera, allora gli ex alunni mi chiamano ancora profe. Diversi di quei ragazzi sono riusciti ad arrivare in posti importanti, qualcuno anche stellato: hanno fatto strada. Poi qualcuno mi chiama ancora chef: nel 1986 ho aperto “Quel fantastico giovedì” (il celeberrimo ristorantino in via Castelnuovo, sempre in pieno centro a Ferrara) e l’ho lasciato nel 2000; la passione era rimasta, ma è un lavoro che ti toglie spazio per qualsiasi altra attività e a me piaceva dipingere. Ora espongo qui a Ferrara, ma l’ho fatto anche a Parigi, Londra...».
Arriviamo all’oggi e alla Spal: qual è il suo rapporto con i biancazzurri?
«Quest’anno ho iniziato a seguirla e riappassionarmi: sono del ’54 e da bambino andavo alla Spal con papà. Ho visto l’Inter con il Mago (Helenio Herrera, ndr), il Napoli (mio papà è napoletano), erano i primi Anni Sessanta. Nel Napoli c’era l’ala destra Canè, bestia nera della Spal, c’erano Altafini, Sivori. Allora non c’erano cori razzisti, ma contro di lui, con la pelle nera, sentii il primo insulto di quel genere, ma ci stava per fare un altro gol...».
Veniamo all’attualità...
«Quest’anno ho visto le partite con Vicenza, Brescia e Pisa, rigorosamente in Curva. Poi ho iniziato a decorare la Spal: prima, in birreria, i sottobicchieri con i giocatori in azione. Poi ho iniziato a fare i quadri: la Ovest, i giocatori. Poi un poster della curva: Mora e Schiavon l’hanno appeso nello spogliatoio. E poi, soprattutto nella fase finale, ho continuato a produrre e dalle immagini dei sottobicchieri, è stato tratto un libricino. Al presidente Mattioli ho regalato un suo ritratto».
Tutti pezzi andati a ruba e che nei locali i tifosi si contendevano. Ma desso che la stagione trionfale è terminata, dipinge ancora la Spal?
«Ora sto facendo questo libro su Ferrara, naturalmente c’è anche la Spal, ma pure il rugby, il Buskers Festival, il Palio e tanto altro: le tavole sono pronte, adesso bisogna stamparlo: sarà pronto fra una ventina di giorni. Per ora si chiama “Questa è Ferrara” (luoghi, persone, eventi)».
Cosa l’ha impressionata della Spal di quest’anno?
«Un po’ tutto. Ultimamente il calcio non lo seguivo tanto, invece le partite della Spal quest’anno le ho viste tutte. I giocatori? Beh, Mora, Schiattarella, anche quello che è andato via... Beghetto. Ha proposto un bel gioco, arioso e divertente. Mi hanno tenuto inchiodato davanti alla tv».
E la Spal è tornata in serie A: che effetto le fa?
«È un po’ strano, sono passati 49 anni, c’è da chiedersi se è vero... Tornerò bambino a vedere le grandi squadre. Ci sono già scommesse sul debutto, c’è chi dice che sarà Napoli-Spal: comunque, quando sarà, andrò a vederla, che sia al “Mazza” o al “San Paolo”, ci andrò».
Jannotta, cerchiamo di capire: chi è Marco Jannotta oggi?
«Il mio lavoro, adesso, è fare quadri. Nel 2000 un amico che ha la Cambusa (noto locale cittadino, ndr) ne ha presi due: così hanno iniziato a chiamarmi maestro, ma il vero maestro è Franco Farina, non certo io. Ho dei nomignoli: ho insegnato per 15 anni alla scuola alberghiera, allora gli ex alunni mi chiamano ancora profe. Diversi di quei ragazzi sono riusciti ad arrivare in posti importanti, qualcuno anche stellato: hanno fatto strada. Poi qualcuno mi chiama ancora chef: nel 1986 ho aperto “Quel fantastico giovedì” (il celeberrimo ristorantino in via Castelnuovo, sempre in pieno centro a Ferrara) e l’ho lasciato nel 2000; la passione era rimasta, ma è un lavoro che ti toglie spazio per qualsiasi altra attività e a me piaceva dipingere. Ora espongo qui a Ferrara, ma l’ho fatto anche a Parigi, Londra...».
Arriviamo all’oggi e alla Spal: qual è il suo rapporto con i biancazzurri?
«Quest’anno ho iniziato a seguirla e riappassionarmi: sono del ’54 e da bambino andavo alla Spal con papà. Ho visto l’Inter con il Mago (Helenio Herrera, ndr), il Napoli (mio papà è napoletano), erano i primi Anni Sessanta. Nel Napoli c’era l’ala destra Canè, bestia nera della Spal, c’erano Altafini, Sivori. Allora non c’erano cori razzisti, ma contro di lui, con la pelle nera, sentii il primo insulto di quel genere, ma ci stava per fare un altro gol...».
Veniamo all’attualità...
«Quest’anno ho visto le partite con Vicenza, Brescia e Pisa, rigorosamente in Curva. Poi ho iniziato a decorare la Spal: prima, in birreria, i sottobicchieri con i giocatori in azione. Poi ho iniziato a fare i quadri: la Ovest, i giocatori. Poi un poster della curva: Mora e Schiavon l’hanno appeso nello spogliatoio. E poi, soprattutto nella fase finale, ho continuato a produrre e dalle immagini dei sottobicchieri, è stato tratto un libricino. Al presidente Mattioli ho regalato un suo ritratto».
Tutti pezzi andati a ruba e che nei locali i tifosi si contendevano. Ma desso che la stagione trionfale è terminata, dipinge ancora la Spal?
«Ora sto facendo questo libro su Ferrara, naturalmente c’è anche la Spal, ma pure il rugby, il Buskers Festival, il Palio e tanto altro: le tavole sono pronte, adesso bisogna stamparlo: sarà pronto fra una ventina di giorni. Per ora si chiama “Questa è Ferrara” (luoghi, persone, eventi)».
Cosa l’ha impressionata della Spal di quest’anno?
«Un po’ tutto. Ultimamente il calcio non lo seguivo tanto, invece le partite della Spal quest’anno le ho viste tutte. I giocatori? Beh, Mora, Schiattarella, anche quello che è andato via... Beghetto. Ha proposto un bel gioco, arioso e divertente. Mi hanno tenuto inchiodato davanti alla tv».
E la Spal è tornata in serie A: che effetto le fa?
«È un po’ strano, sono passati 49 anni, c’è da chiedersi se è vero... Tornerò bambino a vedere le grandi squadre. Ci sono già scommesse sul debutto, c’è chi dice che sarà Napoli-Spal: comunque, quando sarà, andrò a vederla, che sia al “Mazza” o al “San Paolo”, ci andrò».
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