Il futuro? Tante cattedrali nel deserto
di Davide Bonesi
Un’altra estate tragica per le società, tra addii inspiegabili e autoretrocessioni: al campo è preferita la sagra
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FERRARA. E dire che c’è pure chi si è arrabbiato perché in questi giorni abbiamo raccontato i problemi societari di tantissime realtà ferraresi, il cui bilancio parla di diversi morti (Reno Centese, Vigarano, Frutteti, Acli, Atletico Jolanda) e altrettanti feriti (il Santa Maria Codifiume ha cambiato denominazione, ma di fatto è una realtà sparita; la Primaro si è fusa con l’Unione Calcio ed è un’altra società in meno; la Bevilacquese dalla Prima categoria è pronta a scendere in Seconda con il presidente Roncarati, ma c’è lo anche lo spettro della Terza, mentre la Nuova Aurora si autoretrocede dalla Seconda categoria), in attesa che sia presa una decisione definitiva in casa Estensi Spina, dove il presidente pare convinto a lasciare la carica senza sostituti disponibili. Si era vociferato di possibili nuove iscrizioni (Bosco, Burana e Volania), ma ancora una volta alle voci non sono seguiti i fatti, se non l’arrivo nel girone ferrarese di Terza del Marmorta (squadra bolognese) e il passaggio dal torneo Juniores a quello “maggiore” dello Sporting Ambrogio. Così il saldo del calcio dilettantistico ferrarese è per l’ennesimo anno in negativo e il quadro della stagione 2017-2018 è a dir poco avvilente.
La fine di un mondo
Chi si è arrabbiato ha accusato i giornali di aver dato troppa enfasi a questo tipo di notizie, eppure la scomparsa di una squadra di paese non può passare in secondo piano. In un mondo che tende sempre più a globalizzare, la difesa del “locale” diventa imprescindibile, specie se si pensa che tra le società che hanno rinunciato all’iscrizione ve ne sono che al contempo non faranno più attività di settore giovanile e questo è ancora più grave.
Di ritorno dalla spedizione con esito negativo a Reno Centese, il presidente del Crer, il ferrarese Paolo Braiati, ha detto che in tutto le società sparite in regione sono una ventina, ma il dato più negativo è quello della nostra provincia, dove ai nastri di partenza del prossimo campionato avremo due sole iscritte in Eccellenza e tre in Promozione, il peggior dato di sempre. E se allo stesso presidente è scappato detto che si sta valutando di chiudere il Comitato provinciale estense significa che la situazione è più nera di quanto già si vede.
Le cose non vanno meglio scendendo di livello, se si pensa che in Seconda categoria per arrivare a completare due gironi servono formazioni di altre province, mentre in Terza i calendari sono sempre più ristretti e per fortuna che c’è il memorial “Tavolini” a ravvivare un po’ la stagione.
La stranezza
Questa è stata un’estate anomala, perché le rinunce sono arrivate in piazze che non avevano evidenti problemi, se non stanchezza abbinata a situazioni poco chiare concluse nel peggiore dei modi, ossia rinunciando all’attività. Il caso del Reno Centese è emblematico, se perfino il famigerato comunicato stampa inviato ai giornali recita «situazione finanziaria assolutamente positiva» non si riesce a capire il perché di questo addio. Soprattutto perché un dirigente, Andrea Filippini, tuttora nel consiglio e che ha fatto la storia del club bluazzurro, aveva già allestito la squadra ed era pronto ad assumersi le responsabilità iscrivendola al campionato di Prima categoria. Ma neppure l’intervento di Braiati ha fatto cambiare idea al consiglio direttivo guidato dal presidente Orlando Simonati: «La società continuerà a svolgere normalmente le altre attività programmate come il campionato in serie D1 e D3 di tennis tavolo, nonché le due edizioni della Sagra del tortellino», recita sempre tale comunicato. Ancora non riusciamo a spiegarci come la sagra sia considerata un’attività sportiva (e d’ora in poi a cosa serviranno i proventi?), bene farà il Comune di Cento a togliere la gestione dell’impianto sportivo alla scadenza del contratto (novembre 2017), ma si rischia di avere un’altra bellissima struttura sportiva abbandonata, perché al giorno d’oggi chi è disposto a prendersi un impegno di questo tipo?
Le altre rinunce
Ma su quest’ultimo argomento torneremo a breve, prima parliamo del Codifiume, che, dopo alcune stagioni alla grandissima (promozioni in serie e perfino l’organizzazione di un bel torneo estivo), nel silenzio generale ha lasciato tutto, con alcuni dirigenti e giocatori approdati alla neopromossa Molinella Reno (che di fatto ha ormai rilevato l’ex Us Reno di settore giovanile) e la matricola presa un’altra società che di ferrarese ha nulla. Caso strano anche quello del Frutteti, che rinuncia all’improvviso a prima squadra e Juniores, dopo essere stata per tantissime stagioni la realtà cittadina più numerosa (e importante) dopo la Spal, così come è sorprendente l’addio dell’Acli alla prima squadra. E che dire della Nuova Aurora? Prima ha rinunciato al torneo estivo a favore delle sagre, poi, dopo essere retrocessa in Seconda categoria, ecco la decisione di autoretrocedersi alla Terza, dopo aver anche pensato all’addio. Ma anche in questo caso è intervenuto il rischio di perdere la gestione dell’impianto sportivo e così la società gialloblù ha ben pensato di proseguire.
Impegno congiunto
È proprio su questo tema che dovrebbero lavorare di comune accordo le Municipalità e la Federazione. Risulta infatti che il Crer abbia chiesto - tramite la Regione – di far intervenire immediatamente i Comuni per togliere la gestione degli impianti alle società che rinunciano all’attività sportiva. Certamente giusto e legittimo, ma al contempo le amministrazioni rischiano poi di ritrovarsi dei centri sportivi inutilizzati e nessuno in grado di gestirli, tantomeno gli stessi Comuni, le cui forze e risorse sono sempre più depauperate. E serve a poco la scelta di non far pagare l’iscrizione al campionato alle neo affiliate, perché il problema non è trovare nuove squadre, bensì tenersi strette quelle esistenti. Per questo motivo la Federazione (che sta perdendo sempre più iscritte in tutta Italia) e gli enti locali (che hanno investito risorse in centri sportivi che rischiano di restare fermi a vita) devono agire di comune accordo, per dare un aiuto a quei pochi appassionati (e coinvolgere quelli ormai stanchi) che ancora hanno voglia di fare calcio. Il problema c’è, forse è arrivato il momento di affrontarlo di petto per arginare questa emorragia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La fine di un mondo
Chi si è arrabbiato ha accusato i giornali di aver dato troppa enfasi a questo tipo di notizie, eppure la scomparsa di una squadra di paese non può passare in secondo piano. In un mondo che tende sempre più a globalizzare, la difesa del “locale” diventa imprescindibile, specie se si pensa che tra le società che hanno rinunciato all’iscrizione ve ne sono che al contempo non faranno più attività di settore giovanile e questo è ancora più grave.
Di ritorno dalla spedizione con esito negativo a Reno Centese, il presidente del Crer, il ferrarese Paolo Braiati, ha detto che in tutto le società sparite in regione sono una ventina, ma il dato più negativo è quello della nostra provincia, dove ai nastri di partenza del prossimo campionato avremo due sole iscritte in Eccellenza e tre in Promozione, il peggior dato di sempre. E se allo stesso presidente è scappato detto che si sta valutando di chiudere il Comitato provinciale estense significa che la situazione è più nera di quanto già si vede.
Le cose non vanno meglio scendendo di livello, se si pensa che in Seconda categoria per arrivare a completare due gironi servono formazioni di altre province, mentre in Terza i calendari sono sempre più ristretti e per fortuna che c’è il memorial “Tavolini” a ravvivare un po’ la stagione.
La stranezza
Questa è stata un’estate anomala, perché le rinunce sono arrivate in piazze che non avevano evidenti problemi, se non stanchezza abbinata a situazioni poco chiare concluse nel peggiore dei modi, ossia rinunciando all’attività. Il caso del Reno Centese è emblematico, se perfino il famigerato comunicato stampa inviato ai giornali recita «situazione finanziaria assolutamente positiva» non si riesce a capire il perché di questo addio. Soprattutto perché un dirigente, Andrea Filippini, tuttora nel consiglio e che ha fatto la storia del club bluazzurro, aveva già allestito la squadra ed era pronto ad assumersi le responsabilità iscrivendola al campionato di Prima categoria. Ma neppure l’intervento di Braiati ha fatto cambiare idea al consiglio direttivo guidato dal presidente Orlando Simonati: «La società continuerà a svolgere normalmente le altre attività programmate come il campionato in serie D1 e D3 di tennis tavolo, nonché le due edizioni della Sagra del tortellino», recita sempre tale comunicato. Ancora non riusciamo a spiegarci come la sagra sia considerata un’attività sportiva (e d’ora in poi a cosa serviranno i proventi?), bene farà il Comune di Cento a togliere la gestione dell’impianto sportivo alla scadenza del contratto (novembre 2017), ma si rischia di avere un’altra bellissima struttura sportiva abbandonata, perché al giorno d’oggi chi è disposto a prendersi un impegno di questo tipo?
Le altre rinunce
Ma su quest’ultimo argomento torneremo a breve, prima parliamo del Codifiume, che, dopo alcune stagioni alla grandissima (promozioni in serie e perfino l’organizzazione di un bel torneo estivo), nel silenzio generale ha lasciato tutto, con alcuni dirigenti e giocatori approdati alla neopromossa Molinella Reno (che di fatto ha ormai rilevato l’ex Us Reno di settore giovanile) e la matricola presa un’altra società che di ferrarese ha nulla. Caso strano anche quello del Frutteti, che rinuncia all’improvviso a prima squadra e Juniores, dopo essere stata per tantissime stagioni la realtà cittadina più numerosa (e importante) dopo la Spal, così come è sorprendente l’addio dell’Acli alla prima squadra. E che dire della Nuova Aurora? Prima ha rinunciato al torneo estivo a favore delle sagre, poi, dopo essere retrocessa in Seconda categoria, ecco la decisione di autoretrocedersi alla Terza, dopo aver anche pensato all’addio. Ma anche in questo caso è intervenuto il rischio di perdere la gestione dell’impianto sportivo e così la società gialloblù ha ben pensato di proseguire.
Impegno congiunto
È proprio su questo tema che dovrebbero lavorare di comune accordo le Municipalità e la Federazione. Risulta infatti che il Crer abbia chiesto - tramite la Regione – di far intervenire immediatamente i Comuni per togliere la gestione degli impianti alle società che rinunciano all’attività sportiva. Certamente giusto e legittimo, ma al contempo le amministrazioni rischiano poi di ritrovarsi dei centri sportivi inutilizzati e nessuno in grado di gestirli, tantomeno gli stessi Comuni, le cui forze e risorse sono sempre più depauperate. E serve a poco la scelta di non far pagare l’iscrizione al campionato alle neo affiliate, perché il problema non è trovare nuove squadre, bensì tenersi strette quelle esistenti. Per questo motivo la Federazione (che sta perdendo sempre più iscritte in tutta Italia) e gli enti locali (che hanno investito risorse in centri sportivi che rischiano di restare fermi a vita) devono agire di comune accordo, per dare un aiuto a quei pochi appassionati (e coinvolgere quelli ormai stanchi) che ancora hanno voglia di fare calcio. Il problema c’è, forse è arrivato il momento di affrontarlo di petto per arginare questa emorragia.
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