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Barbirati, un ferrarese tra i campioni

di Davide Bonesi
Barbirati, un ferrarese tra i campioni

L’assistente arbitrale lascia l’attività dopo dieci anni in A: «Peccato dover smettere proprio quando vi gioca la mia Spal»

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FERRARA. Venticinque anni da direttore di gara, per la precisione i primi quindici da arbitro e gli ultimi dieci da assistente e quarto uomo nella massima serie. Il ferrarese Marco Barbirati nel giorno della festa scudetto della Juventus ha chiuso la carriera arbitrale in campo ed ora anche per lui - come per i calciatori - si apre una nuova vita, da vedere se con ancora una parentesi nel calcio.

Triste per questo addio?

«No, sereno, ho finito un percorso - risponde Barbirati -, il periodo massimo era dieci anni e li ho fatti tutti, ci sono colleghi bravissimi che hanno finito prima, quindi sono fortunato ed era tutto previsto».

Allora è inevitabile chiederle se ha dei rimpianti...

«Nessuno, è stata un’avventura fantastica, un’emozione lunga 25 anni, con tantissimi sacrifici, in particolare a livello famigliare. Il principale ringraziamento va a loro, perché io ero quello che non era a casa nei fine settimana, che saltavo i compleanni ed a causa dei raduni non facevo né le vacanze al mare né quelle di Natale».

Con Barbirati è stata proseguita la carriera dei grandi guardalinee ferraresi.

«Io devo tutto a Luciano (Manzoli, ex presidente dell’Aia di Ferrara, ndr), poi anche a Malavasi, dedico a loro due questa carriera se posso definirla così. Ma è un bravo assistente anche il nuovo presidente Droghetti, perché la sezione Aia di Ferrara ha sempre formato ottimi arbitri. In fondo il percorso di un assistente è lo stesso di un arbitro, quando lo fai a quei livelli per dieci anni provi le stesse sensazioni, anche se chiaramente essere al centro del campo a fischiare dà un altro piacere. Ma la terna arbitrale è una squadra a tutti gli effetti».

Chissà quanti ricordi nel dirigere le stelle della serie A.

«In effetti, ho diretto l’Inter del “triplete”, il Milan dei vari Kakà, Ronaldinho e Inzaghi, i vari scudetti della Juventus. Con Inzaghi, ad esempio, era una sfida continua perché giocava sempre al limite del fuorigioco, a volte bastava un episodio per caratterizzare l’intera direzione. Ricordo l’ultima Roma-Sampdoria in cui, avendo le divise con il nome sopra, mister Spalletti mi chiamava “Barbi” e chiuse dicendo “Barbi, oggi non hai sbagliato nulla”. Un’altra volta in Roma-Napoli vidi la palla uscita di poco da cui nacque il possibile gol del vantaggio giallorosso, poi annullato, e De Rossi negli spogliatoi disse “oggi c’era l’assistente bionico”. Anche Allegri mi ha fatto i complimenti in diverse situazioni. Insomma, conservo tanti bei ricordi».

Certo che smettere proprio nell’anno della Spal in A...

«Adesso posso finalmente dirlo: sono un tifoso spallino. Me lo chiedevano sempre ma io non volevo dirlo, era fuori dai radar... Dispiace tanto non esserci con la mia Spal in serie A, anche se ovviamente non avrei potuto essere in campo come assistente. Adesso me la godrò in televisione o allo stadio».

Ha lavorato al fianco di tanti ottimi arbitri, il migliore?

«Ognuno ha le proprie qualità, quando una persona arriva ad arbitrare gare di serie A significa che è preparato e siamo davvero i migliori d’Europa. Come categoria siamo i primi per attenzione, dedizione e preparazione, visioniamo tantissimi video, facciamo continui aggiornamenti, lavoriamo sulle situazioni tattiche di ogni partita. E con Rizzoli designatore credo che avremo un altro valore aggiunto per la categoria».

Che consigli dare a un giovane che si avvicina all’Aia?

«Fare l’arbitro è una scuola di vita, mi ha formato tanto anche come persona e mi ha giovato nel mondo del lavoro, perché si ha maggior decisionalità ed è un vantaggio importante saper fare una scelta in breve tempo. La vita arbitrale ti forma già dalle giovanili, essere da solo in mezzo al campo a prendere decisioni non è semplice. Siamo persone normalissime, sbagliamo ma lavoriamo per migliorare, sempre».

E Barbirati ora che farà?

«Intanto mi occuperò della mia famiglia e del lavoro - conclude -, ma ho ricevuto alcune proposte e in fondo un sogno ce l’ho (la Spal? ndr). Metto a disposizione il mio tempo e la mia esperienza, ho buoni rapporti con Rizzoli così come con l’Aia di Ferrara, credo che si saprà qualcosa molto presto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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